Buon compleanno, campionessa fragile

gen 10, 2015   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Lettore dagli occhi vispi e avidi, questo pezzo non ha senso. Anzi non è nemmeno un pezzo, è un intero molto piccolo. Se hai intenzione di capirlo, non cominciare a leggerlo. Se hai intenzione di leggerlo, mettiti a piedi nudi su un pavimento crespo: devi sentire un prurito ispido sotto le piante dei piedi.

B

uon compleanno campionessa fragile. Non è facile scegliere di ricordarsi di qualcuno che ti si chiede di dimenticare. Non è per niente facile dire a se stesso che il senso comune ha senso, quando tutto ciò che è struttura socio-familiare della tradizione italica oscilla violentemente e rischia di schiantare a terra schemi consolidatissimi e innocuamente ipocriti. Un grande spargimento di credenze credulone, populismi, strappi di bibbie, corani e “contratti d’amore”, nonché mattoncini di lego e puffi di gomma blu.
Chi sopravvive?

E

roi di ogni giorno, gente che lava i piatti a mano, gente che guarda un porcospino nel prato con la sorpresa del bambino che rincorre bolle di sapone (che peraltro potrebbero uscire dal lavabo della cucina…). Gente che non sa cos’è una “comfort zone” e che vive FELICE senza il libro delle facce, senza il cinguettio telematico. Gente con la testa per aria che ha bandito (anzi non ha nemmeno accolto) tutte quelle amenità che succhiano le ore al giorno, che azzerano l’orientamento spaziale, che rammolliscono la percezione di ciò che è orrore annebbiando l’apocalisse del quotidiano con il velo del virtuale, mentre il video di quel camion che vola nella scarpata è (almeno) un uomo morto e sepolto, spappolato nella pietraia reale e non sulla pellicola fotosensibile della finzione cinematografica.

F

anculo. Io a questa eroina quotidiana gli auguri li faccio e posso persino accettare che debbano passare per lo scritto telematico. Il porcospino passa nel giardino disordinato (disastrato!) dei ricordi e si trascina via tra gli aculei qualche mattoncino e una puffetta bionda con quel buffo cappuccio bianco.

A

llora cosa rimane? Rimangono le impronte di piedini e unghiette del riccio, rimane un afrore forte (il porcospino puzza, anche se in google images non si capisce), rimangono due capelli lunghi e biondi (la puffetta era proprio di gomma?). Rimane la parte autentica del ricordo, quella profonda ed eterna, quella che non si registra su nessun supporto, quella di cui sei grato alla vita che ti permette di essere vivo.

N

Non occorre avere paura, campionessa fragile. In questo mondo vinci tu: tu sei destinata alla felicità, tu sei vera. Tu avrai addosso la puzza del riccio. Tu avrai la pelle del colore dei sogni.

A

ddio, così si è scritto. Addio è una parola stronza. Non voglio usarla più. Con la A ci sono tante alternative: da Arrivederci a Auguri passando per Affetto e Allanimadelimmortaccitua (che è molto più concreta dell’anima del commercio, alla faccia dei perbenisti).

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)