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Io e Grifonissima ci siamo detti…

mag 18, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Facciamola breve, io amo questa gara e questa gara – piuttosto dura – ama me.

Mi ha esaltato e mi ha detto “ragazzo, corri veloce!” quando vinsi all’esordio nel 2006 facendo secchi atleti più blasonati.

Mi fece dire “però, corro veloce!” quando vinsi con record nel 2008 mettendo in riga anche forti stranieri.

Mi fece desiderare un ritorno vittorioso con gli argenti del 2007 e del 2009.

Non mi tolse la voglia di tornare nel 2010 quando finii gambe all’aria in una caduta e nel 2011 quando ero lontanissimo anche dalla semplice idea di “atleta in forma”…

Vittoria per distacco!Tris, vittoria numero tre. Non vado velocissimo, ma è bastato per il gradino più alto del podio. Stavolta nessuna esaltazione o delusione. Ma io e la Grifonissima ci siamo scambiati due parole anche quest’anno, per dirci e dire a tutti quanto è bello ritrovarsi in Corso Vannucci la seconda domenica di maggio di ogni anno. Dove risiede il fascino di questa gara?

È una competizione prestigiosa con un albo d’oro di tutto rispetto nella quale il podista si può confrontare con Atleti con la “A” maiuscola.

È un percorso impegnativo che richiede capacità d’interpretare il tracciato e di gestire le proprie forze. Per chi non è bravissimo nel dosare lo sforzo, è una scuola di corsa!

È una passeggiata colorata per migliaia di persone, migliaia di ragazzini delle scuole e tanti simpatici animali domestici a quattro zampe e scodinzolanti.

È una festa musicale nello stadio Santa Giuliana gremito, dove si balla e si applaudono gli atleti competitivi all’arrivo.

È una mattinata sul prato, una specie di “Urban Picnic” da guinness dei primati!

Sono alcune ore trascorse in un’atmosfera serena: dal più veloce dei competitivi al campione dei CUS fino al lumacone che percorre il tracciato della non competitiva con tanto di soste caffé… tutti nella stessa barca, tutti nell’arena del Santa Giuliana!

Domenica scorsa Grifonissima mi ha detto “bentornato sulle mie strade, mi aspetto il meglio da te” e io ho replicato ricordandole che “non potevo non tornare, è qui che raccolgo il meglio di me e lo metto a disposizione delle mie gambe”.

Il podio!

Una nota speciale per i ragazzi del podio maschile: con me sono saliti al secondo posto Salvatore Calderone, campione europeo master di mezza maratona e per la prima volta a medaglia nella Grifonissima dopo tante partecipazioni con la maglia del CUS Torino. Bravo Salvatore, forte corridore, avversario sempre leale e amico sempre capace di consigli sensati! Terzo e miglior umbro il tifernate Andrea Lucchetti, a dispetto dei 36 anni nome nuovo del nostro mezzofondo: bravo perchè coraggioso. Non ha vinto ma ha provato a mettere il naso davanti e a portare a casa il risultato pieno: è l’atteggiamento giusto, quello del mettersi in discussione!

Podio femminile molto qualificato con la forestale Silvia La Barbera a vincere e convincere con un notevole crono di 42’07”. Silvia batte sul campo forti avversarie come l’etiope Abera Fisseha e la plurimedagliata triatleta Elena Maria Petrini (giovanissima ma già un oro mondiale junior e un bronzo continentale all’attivo), in una gara qualificatissima con campionesse del calibro di Simona Viola (maratoneta da 2h33′ e molte maglie azzurre sulle spalle) e Francesca Dottori (vincitrice nel 2011) fuori dalle medaglie.

Chissà quanti chilometri, a occhio e croce dovrei aver passato quota 80.000! Sono ormai nel 20° anno di attività, due terzi della mia vita passati in corsa. Io e la corsa non ci siamo mai traditi. Io e la Grifonissima nemmeno.Ho portato con me Amani for Africa (www.amaniforafrica.org) sul podio. E anche questa è una piccola soddisfazione in attesa di Grifonissima numero 33!

Terzo tempo similpodistico…

mag 11, 2012   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment

Ci metto poche righe, le ragiono poco ma le scrivo col cuore. Ho raccontato la Strongman Run per come ha lasciato segni sulle mie membra e nel mio animo, ma ho parlato di un’esperienza limitata a qualche ora, alla gara in sé e per sé…
Una Strongman Run è qualcosa che va al di là. È tempo prima del cronometro. È tempo più che cronometro. Intendo dire che inizia molto prima e termina molto dopo.
Inizia con mesi di attesa e “preparativi”, finisce (o forse non finisce) con racconti, ricordi e aneddoti riportati a distanza di mesi. Inizia in senso più stretto con il trasferimento verso il luogo della competizione (per noi Gazzetta Runners un lunghissimo viaggio in pulmann) nel quale si comincia a “fare gruppo” e durante il quale comincia a salire la tensione. Sono i prodromi dell’esperienza adrenalinica al sapore di menta, quella delle Fisherman’s Friend, che – per inciso – son le mie caramelle preferite da sempre. In senso più stretto finisce con il viaggio a ritroso verso casa, più ricchi e cementati nello spirito di gruppo.
Tra un viaggio e l’altro, ci sono il villaggio di gara, la preparazione delle maglie, chiacchiere infinite, cibo e partite a calcio balilla (a proposito, mi s’incrociavano gli occhi sul quel calcio balilla… cos’era? Strabismo di Venere??? I più informati mi dicono “birra”…), una lauta colazione, una camminata fino alla zona di partenza tra i box di Formula 1, l’attesa un po’ nervosetta, qualche sorriso per stemperare…
Colpo di cannone: gioie e dolori, soprattutto dolori.
Corsa a perdifiato.
Striscione del traguardo: gioie e dolori, soprattutto gioie!
Siamo già nel post-gara con i compagni che arrivano, quelli che sono già arrivati, lo spettacolo d’arte varia ed eventuale di tizi e tizie vestiti in modo stravagante ed essi pure cementati da spirito goliardico e solidale, ma anche da discrete incrostazioni di fango e sabbia! Un freddo cane, le mani che tremano incontrollate, i piedi gelati e – nel mio caso – il vento che soffia tra crapa pelata e orecchie a sventola! Poi un box caldo o una stanza d’albergo, una doccia infinita e bollente…
Manca giusto una specialità di altri sport, di quegli altri sport intelligenti: quelli che finito il momento agonistico ti ricordano che in fondo è solo un gioco e che si gioca tutti insieme nella stessa arena. Un bel “terzo tempo”, come son soliti chiamarlo gli energumeni della palla ovale. E il nostro terzo tempo è una serata di musica a palla, con un mixaggio sincopato e con i bassi un po’ troppo pompati… proprio quello che ti aspetti da una discoteca tedesca, così come ti aspetti gran boccali di birra e biondine/one… Brindisi e balli per ore, ancora insieme, ancora pieni di energia, la forza del collettivo.
Per ematomi, tagli, graffi, giunture scricchiolanti e muscoli dolenti c’è tempo domani… (anche se – per dirla tutta – domani è già oggi… ahia!).

Non suonano le primule

mag 11, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

É un flashback infantile. “Flash-back”, una delle primissime contaminazioni linguistiche inglese-italiano entrate nell’uso scolastico, quando la maestra Edda a lezione introduceva neologismi sebbene le direttive ministeriali invitassero ancora ad un purismo letterario oramai scappato dal tempo. Quando si (ci) faceva “religione” parlando di religioni e ricchezza nella diversità di credo, colori e opinioni…

Non suonano le primule. Passeggio in media montagna, nella natìa Valtrompia: Polaveno, Zoadello, Santa Maria del Giogo, Domaro. Sono i luoghi di tante domeniche da ragazzo, intorno alla casupola di uno zio. Scorazzando per mulattiere e sentieri raccoglievo primule gialle, stringevo delicatamente tra le labbra la corolla del fiore, inspiravo dolce polline ed espiravo impercettibilmente. Soffiavo quanto bastava perché la corolla diventasse trombetta e generasse uno stridulo squillo. Pepperepé.

Rana o rospo, pozza in loc. Domaro

Niente carica ieri, non c’erano primule da suonare nella mia passeggiata da uomo… però c’era almeno una rana. Cantava lei e bastava per tutto!

Ich bin kein Mensch, ich bin Dynamit!

mag 7, 2012   //   by admin   //   Blog  //  5 Comments

Da Nietzsche del titolo passo a certe variopinte espressioni metaforiche che ci ricordano alcuni principi esperienziali sul come stare al mondo ed affrontare le nostre giornate, come fossero moniti: “stai coi piedi per terra”, “per capire devi prima sbatterci la testa”, “non fare come il bue che dà del cornuto all’asino”, “quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini”, etc…

 

Beh, c’è una gara che ti spiega in concreto cosa intendesse il filosofo quando esclamava “io non sono un uomo, io sono dinamite!” e cosa significhino le sopraccitate frasette d’uso comune. Però devi avere delle doti: coraggio, incoscienza, capacità di soffrire sempre e comunque (fondo e testa), capacità di gioire sempre e comunque (un sorriso e un guizzo di follia nello sguardo).

StrongmanRun 2012 - tuffo!Ci vogliono attitudine tragica e spirito comico.

 

La Fisherman’s Friend Strongman Run è un po’ tutto questo, condito con un potere di socializzazione straordinario, per via della solidarietà che i partecipanti dimostrano aiutandosi l’un l’altro nel superamento degli ostacoli e per l’irrefrenabile desiderio di condividere esperienze e ricordi nel post-gara.

 

Diamo i numeri: oltre 12000 partenti, 22 km su 2 giri con 15 ostacoli artificiali per ciascun giro. Siamo al Nürburgring, mitico circuito motoristico nella Renania-Palatinato, in Germania. Il castello di Nürburg (ben 165 abitanti!!!) non si intravede nemmeno, tra nebbia fitta, pioggia battente e colline verdi di conifere e latifoglie. S’intuiscono inverni rigidi ed estati ventilate. Si respirano odori di resina e nell’aria non fluttuano i pollini di pioppo che ricoprono la pianura padana…

Il clima è da impresa eroica. Sabato 5 maggio, mattina, per un interista come me è una data che sul calendario non dovrebbe più esistere… ma bando alle ciance! Non è giornata da sfottò calcistici. Oggi si corre. Oggi si danza sotto la pioggia. Oggi è il giorno in cui si prova a spiccare il volo nonostante il piumaggio fradicio.

 

Tra un ostacolo e l’altro non si corre come spero io che vorrei far valere le mie “doti” da mezzofondista stradale. È una specie di cross senza fine, con saliscendi continui e insidiosi per fango e scivolosità, con prati e vie di fuga in ghiaia, con un asfalto così perfetto da essere viscido sotto i tacchetti da trail… La scelta delle scarpe è sbagliata, capisco subito che oggi correre forte non è importante: ci vogliono lucidità ed equilibrio, polmoni prima che muscoli elastici! Partenza “a manetta”, il quad/regia è inseguito da un intrepido cavernicolo che brandisce tanto di tibia di brontosauro e ascia di pietra! Urla “no pain, no glory!” e poi scoppia. Discesa-salita-discesa, ancora su asfalto e il primo mille è sotto i 3′, ma siamo sull’asfalto e scivolo e le gambe non rispondono come vorrei (anche se le chiamo forte!). Non fa nulla, sarà una pugna durevole!

 

FFSR 2012 craniata Niagara FallsNon posso raccontare tutto, ci vorrebbero ore e forse anche parole che non ho, che nemmeno esistono! Versi animaleschi… Affido la cronaca a quanto scrissi nell’immediato dopogara in linguaggio da messaggino cellulare: “Nurburgring.Partenza a razzo con uno vestito da cavernicolo,poi ho perso i primi 3 su un percorso fangoso e durissimo.M sn giocato le posizioni dalla4*alla6*fino al km13 poi sn cominciati i doppiaggi e doppiando 12.000tizi/e snz cedere alla tentazione d tagliare parti d tracciato sn finito “inspiegabilmente”25*(i doppiaggi m sn costati 20′ca considerato il secondo giro in 25′+del primo giro). Top 5? 1.Craniata contro la sbarra e scivolo d’acqua in semi-incoscienza 2.Piscina a7gradi,40m misto stile/rana 3.Muro d legno saltato cn balzo felino! 4.ritrovamento del pneumatico d Alonso 5.arrivo volante e posizione sulla testa sotto lo striscione del traguardo.Tutto ADRENALINA pura!Ora…tutto rotto!”.

 

Dapprincipio andavo per luoghi comuni… Il grillo parlante ogni giorno mi intima di “stare coi piedi per terra”, ma come faccio se finisco spesso gambe all’aria falciato da gente cui passo di fianco e che scivolando nel fango trascina a terra anche me? Come faccio se per sentire i polmoni strizzarsi nel gelo della piscina provo a spiccare il volo lanciandomi in un tuffo “plastico”? Come faccio se taglio il traguardo in “sirsasana”? Come faccio se per camminare su una rete di corda devo fare l’acrobata? È tutto un equilibrio sopra la follia…

 

StrongmanRun 2012 - sirsasanaSe non ho potuto dar retta al grillo, devo dire che invece la testa l’ho sbattuta eccome! Devo essere uno strongman con il cranio robusto, a giudicare dal fatto che non sono morto dopo l’impatto violentissimo con una barra di metallo in cima allo scivolo dell’ostacolo no. 6 denominato “Niagara Falls” (a proposito, tutti gli ostacoli nella descrizione di “Tuq” sul blog corroergosum.it ).

 

E poi l’emozione di essere un duo di “Tito” nel team Gazzetta Runners con quel cornutazzo di Tito Cantarella (naturalmente l’allusione è esclusivamente al costume da diavolo con tanto di mantello svolazzante… anche lui è uno che di tenere i piedi per terra non ne vuol sapere…). Ecco, uno è il bue e l’altro l’asino del detto popolare! Dalle propaggini temporali potete dedurre…

 

FFSR 2012 yogaXrunnersRisale probabilmente a Confucio l’idea del non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Certo, le torture della strongman non sono certo da “lista dei desideri” per la vita quotidiana, ma ciascuno di noi iscrivendosi sapeva suppergiù a cosa andava incontro, sapeva di aver scelto qualcosa che non avrebbe augurato nemmeno al suo peggior nemico… Eppure regalerei a un amico/a runner l’iscrizione a una strongman run. Cosa diceva il troglodita? “No pain, no glory!” (Senza sofferenza non c’è gloria!). Io mi permetto di tirare in ballo Bob Marley e dico anche “let’s get together and feel alright”, perchè strongman lo si diventa insieme. Da soli non c’è gusto…

 

Sono in vena di letteratura e – di fronte agli ignavi o ai fondamentalisti dell’atletica che non considerano l’idea di una strongman run – scomodo Dante i cui versi immortali faccio miei; mi rivolgo ad un ipotetico compagno di avventura e gli dico: “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”…

 

 

Il video ufficiale per chi volesse un’idea complessiva della “competizione”…

 

 

Da Nietzsche del titolo passo a certe variopinte espressioni metaforiche che ci ricordano alcuni principi esperienziali sul come stare al mondo ed affrontare le nostre giornate, come fossero moniti: “stai coi piedi per terra”, “per capire devi prima sbatterci la testa”, “non fare come il bue che dà del cornuto all’asino”, “quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini”, etc…

 

Beh, c’è una gara che ti spiega in concreto cosa intendesse il filosofo quando esclamava “io non sono un uomo, io sono dinamite!” e cosa significhino le sopraccitate frasette d’uso comune. Però devi avere delle doti: coraggio, incoscienza, capacità di soffrire sempre e comunque (fondo e testa), capacità di gioire sempre e comunque (un sorriso e un guizzo di follia nello sguardo).

Ci vogliono attitudine tragica e spirito comico.

 

La Fisherman’s Friend Strongman Run è un po’ tutto questo, condito con un potere di socializzazione straordinario, per via della solidarietà che i partecipanti dimostrano aiutandosi l’un l’altro nel superamento degli ostacoli e per l’irrefrenabile desiderio di condividere esperienze e ricordi nel post-gara.

 

Diamo i numeri: oltre 12000 partenti, 22 km su 2 giri con 15 ostacoli artificiali per ciascun giro. Siamo al Nürburgring, mitico circuito motoristico nella Renania-Palatinato, in Germania. Il castello di Nürburg (ben 165 abitanti!!!) non si intravede nemmeno, tra nebbia fitta, pioggia battente e colline verdi di conifere e latifoglie. S’intuiscono inverni rigidi ed estati ventilate. Si respirano odori di resina e nell’aria non fluttuano i pollini di pioppo che ricoprono la pianura padana…

Il clima è da impresa eroica. Sabato 5 maggio, mattina, per un interista come me è una data che sul calendario non dovrebbe più esistere… ma bando alle ciance! Non è giornata da sfottò calcistici. Oggi si corre. Oggi si danza sotto la pioggia. Oggi è il giorno in cui si prova a spiccare il volo nonostante il piumaggio fradicio.

 

Tra un ostacolo e l’altro non si corre come spero io, che vorrei far valere le mie “doti” da mezzofondista stradale. È una specie di cross senza fine, con saliscendi continui e insidiosi per fango e scivolosità, con prati e vie di fughe in ghiaia, con un asfalto così perfetto da essere viscido sotto i tacchetti da trail… Scelta delle scarpe sbagliata, capisco subito che oggi correre forte non è importante, ci vogliono lucidità ed equilibrio, polmoni prima che muscoli elastici! Partenza “a manetta”, il quad/regia è inseguito da un intrepido cavernicolo che brandisce tanto di tibia di brontosauro e ascia di pietra! Urla “no pain, no glory!” e poi scoppia. Discesa-salita-discesa, ancora su asfalto e il primo mille è sotto i 3′, ma siamo sull’asfalto e scivolo e le gambe non rispondono come vorrei (anche se le chiamo forte!). Non fa nulla, sarà una pugna duratura!

 

Non posso raccontare tutto, ci vorrebbero ore e forse anche parole che non ho, che nemmeno esistono! Versi animaleschi… Affido la cronaca a quanto scrissi nell’immediato dopogara in linguaggio da messaggino cellulare: “Nurburgring.Partenza a razzo con uno vestito da cavernicolo,poi ho perso i primi 3 su un percorso fangoso e durissimo.M sn giocato le posizioni dalla4*alla6*fino al km13 poi sn cominciati i doppiaggi e doppiando 12.000tizi/e snz cedere alla tentazione d tagliare parti d tracciato sn finito “inspiegabilmente”25*(i doppiaggi m sn costati 20′ca considerato il secondo giro in 25′+del primo giro). Top 5? 1.Craniata contro la sbarra e scivolo d’acqua in semi-incoscienza 2.Piscina a7gradi,40m misto stile/rana 3.Muro d legno saltato cn balzo felino! 4.ritrovamento del pneumatico d Alonso 5.arrivo volante e posizione sulla testa sotto lo striscione del traguardo.Tutto ADRENALINA pura!Ora…tutto rotto!”.

 

Dapprincipio andavo per luoghi comuni… Il grillo parlante ogni giorno mi intima di “stare coi piedi per terra”, ma come faccio se finisco spesso gambe all’aria falciato da gente cui passo di fianco e che scivolando nel fango trascina a terra anche me? Come faccio se per sentire i polmoni strizzarsi nel gelo della piscina provo a spiccare il volo lanciandomi in un tuffo “plastico”? Come faccio se taglio il traguardo in “sirsasana”? Come faccio se per camminare su una rete di corda devo fare l’acrobata? È tutto un equilibrio sopra la follia…

 

Se non ho potuto dar retta al grillo, devo dire che invece la testa l’ho sbattuta eccome! Devo essere uno strongman con il cranio robusto, a giudicare dal fatto che non sono morto dopo l’impatto violentissimo con una barra di metallo in cima allo scivolo dell’ostacolo no. 6 denominato “Niagara Falls” (a proposito, tutti gli ostacoli nella descrizione di “Tuq” sul blog corroergosum.it ).

http://www.corroergosum.it/index.php?option=com_content&view=article&id=291:strongman-run-gli-ostacoli&catid=2:news&Itemid=182

 

E poi l’emozione di essere un duo di “Tito” nel team Gazzetta Runners con quel cornutazzo di Tito Cantarella (naturalmente l’allusione è esclusivamente al costume da diavolo con tanto di mantello svolazzante… anche lui è uno che di tenere i piedi per terra non ne vuol sapere…). Ecco, uno è il bue e l’altro l’asino del detto popolare! Dalle propaggini temporali potete dedurre…

 

Risale probabilmente a Confucio l’idea del non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Certo, le torture della strongman non sono certo da “lista dei desideri” per la vita quotidiana, ma ciascuno di noi iscrivendosi sapeva suppergiù a cosa andava incontro, sapeva di aver scelto qualcosa che non avrebbe augurato nemmeno al suo peggior nemico… Eppure regalerei a un amico/a runner l’iscrizione a una strongman run. Cosa diceva il troglodita? “No pain, no glory!” (Senza sofferenza non c’è gloria!). Io mi permetto di tirare in ballo Bob Marley e dico anche “let’s get together and feel alright”, perchè strongman lo si diventa insieme. Da soli non c’è gusto…

 

Sono in vena di letteratura e – di fronte agli ignavi o ai fondamentalisti dell’atletica che non considerano l’idea di una strongman run – scomodo Dante i cui versi immortali faccio miei; mi rivolgo ad un ipotetico compagno di avventura e gli dico: “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”…

 

Il Nurburgring che non ti aspetti (a 5 mani)

mag 7, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Arrampicatore...Nel blog di Operazione Gasparotto (Gazzetta dello Sport), con i contributi paragiornalistici mio, di Dario “Tuq”, Andrea e Mirko e con la prestigiosa firma di Manlio “strongman” Gasparotto!

 

Tutto il racconto cliccando qui!

A breve il mio racconto…

BAM – Ippoceronte giallo volante!

mar 15, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Arrivo Brescia Art HM: vittoria (foto S. Beltrami)

“Da quando ho imparato a camminare, mi piace correre” proclamava il superomista Nietzsche; io aggiungerei “e da allora aspiro a spiccare il volo”. Il superomismo non mi piace naturalmente, per questo il mio pezzo non vuole essere l’autocelebrazione di una vittoria, per quanto l’onore di transitare per primo sul traguardo della Brescia Art Half Marathon internazionale mi abbia gratificato moltissimo…

Voglio giocare con la mia esperienza di domenica scorsa per descrivere l’emozione e condividerla… Un’amica mi ha chiesto cosa si prova a tagliare il traguardo per primi. La domanda mi ha costretto a cercare dentro di me una risposta. Non certo la risposta epidermica, quella legata alla soddisfazione agonistica o alle endorfine della cavalcata solitaria o all’adrenalina della volata vincente. Senz’altro la risposta di pancia-cuore-cervello.

Mille volte mi sono interrogato sul significato della competizione in sé: spesso mi sono riscoperto a pensare che l’agonismo sia una forma di prevaricazione sull’avversario, come fosse una battaglia trasferita dal campo alla strada e con le armi del podista in vece di affilate alabarde…Ma una volta realizzato che vincere e perdere sono in fondo due aspetti del nostro essere umani, che da entrambe le possibilità si ricavano lezioni e si conservano stimoli emotivi, ho superato le remore legate all’essere fortemente combattivo in gara! Scelgo di essere combattivo e leale nella sfida con me stesso e con l’avversario.

Agguantare una vittoria dà la possibilità di condensare in pochi istanti molte emozioni e pensieri… perchè la corsa è uno sport crudele, non hai vinto finchè non hai tagliato davvero il traguardo! Basta un acciacchino a vanificare in pochi minuti un vantaggio anche di moltissimi metri costruito in molte miglia…

Brescia Art HM: post-gara (foto S. Beltrami)

Chiudo gli occhi e torno agli ultimi 200 metri di Brescia. Istanti fuggevoli in sequenza frenetica…

Ho dimenticato la maglia sociale nella nuova dimora pavese e sfoggio una maglietta giallo paperella targata “yoga X runners”. Penso alla maestra di yoga Tite che sarà contentissima di vedere la sua filosofia sportiva sbandierata in diretta TV..
Il cartello del km 42, mancano meno di 200 metri! Sto andando a tutta, allo stremo delle forze! Ma – partendo dal presupposto che sono un individuo libero di scegliere e in pieno possesso delle facoltà intellettuali – mi ripeto il mio “mantra privato” delle ultime settimane: “se non avessi voluto faticare, avrei scelto un altro sport…”. E di fatiche ne sto facendo moltissime: tutti i giorni stringo i denti, mancano meno di cinque settimane alla maratona e… stavolta si spara una cartuccia buona!

Sono nell’ombra, lungo i portici di via Dieci Giornate, in salita. Intravedo uno squarcio di sole, è già Piazza della Loggia. Piazza inondata di sole e di atleti che hanno terminato la Brescia Ten (10 km agonistica). Camminare so camminare… correre sto correndo da un pezzo. Proviamo a volare. Sono sfinito ma apro le braccia e sbatto le ali. Per una frazione di secondo chiudo gli occhi. Ciao Max, anche oggi mi hai fatto compagnia. Nelle fatiche solitarie sei sempre qui…

Curva a sinistra, le ali sono ancora aperte, il sole mi bacia e la fatica se n’è già andata… facce amiche, compagni di chilometri, atleti che alleno… Riconosco alcuni: il gruppo del Brescia Marathon con Mauro e Samu “in testa”, vedo papà e mamma, scorgo Barbara che poi mi rivolgerà uno dei complimenti più belli che mi siano mai stati fatti… poi Pino Portone amico e giudice/presidente della FIDAL bresciana…

Brescia Art HM: podio

Per qualche secondo torno al traguardo dello scorso anno, terzo in maratona, sotto la pioggia… Si ripercorre un anno di vita. Ma era già un’altra vita. Ora si guarda avanti, si progetta e si sogna, sempre di corsa… perchè – che ci crediate o no – ciascuno di noi ha il diritto di provare a volare! Occorrono coraggio, fame, un pizzico di follia e una manciata di realismo. Magari anche una bacchetta magica…

Io provo; cado spesso perchè non ho ali abbastanza forti, ma oso. Non è una missione impossibile, né una magnifica perdita di tempo. E’ il piacere di cogliere l’attimo, senza essere anonimi o indifferenti. Celebrare ogni momento importante per quello che è! Importante per noi, gioioso o meno, ma una tappa del nostro cammino. Della nostra corsa. Del nostro volo.

Rego-lamenti, il sequel su “Correre”

mar 2, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Riporto semplicemente la pagina 128 della nota rivista di settore. E’ la rubrica “Diario dal Web” a cura dello scrittore podista Saverio Fattori. Opinioni dell’autore, del guru Giorgio Rondelli e mie…

Clicca sull’immagine per INGRANDIRE!

Correre, marzo 2012, p.128

Epistole e allenamenti segreti (da viaggio)

feb 29, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Libero scambio epistolare tra un allenatore naif (io, Tito) e una sua assistita, nonché cara amica (che per scopi redazionali chiameremo Anna, nome di fantasia).

Ho pensato ad un viaggio che feci con mio fratello, in auto, a tappe fino a Helsingborg (Svezia). Lì mi trattenni qualche giorno (Rocco, mio fratello, invece vi rimase diversi mesi…) e trovai luoghi di allenamento di una spettacolarità unica…Non cambio nulla, il tono da dialogo informale tra “complici” è parte del modo di intendere/leggere le relazioni sociali…

Anna scrive….

Ciao coach!!!

Ho un grande dubbio… ma, secondo te, per il 25 di marzo sarò in grado di fare la Stramilano un po’ più velocemente rispetto alla Roma-Ostia? Mi piacerebbe tanto tanto!!!

[…segue tutta una parte di email con dettagli irrilevanti per il lettore, salvo sapere che Anna si accinge a trascorrere una settimana per lavoro in un luogo d'interesse naturalistico, un'isola…]

Tito scrive:

Allora, possibilità di migliorare ce ne sono sempre, soprattutto se non ci si fa assalire dall’ansia di fare meglio (con ciò non dico che tu ce l’abbia, ma non si sa mai che in futuro ti venga…). Perciò siamo fiduciosi su Stramilano.

E’ fondamentale che troviamo il giusto mix per conciliare i chilometri e la brillantezza. Quello che mi ha detto Roma Ostia è che senz’altro ora hai un motore decisamente più potente di 5-6 mesi fa, ma mi ha anche detto che non sai ben gestire il pedale dell’acceleratore. Perciò per le prossime gare lunghe sarà importante andarci cauti nei primi chilometri, anche se a sensazione ci sembrerà di andare piano.

Quello su cui dovremo lavorare per farti “godere” il bello del correre saranno elasticità e meccanica. C’è qualcosa che non mi quadra nel tuo essere rigidissima di schiena (sei dritta come un palo mentre corri) e di bacino, il che non ti permette di aprire il passo ed essere elastica. Apertura del passo ed elasticità sono delle grandi e soddisfacenti conquiste perchè… senti la velocità! Ma questo è il compitino dell’estate.

Questa settimana parola d’ordine: “chilometri!”. Andiamo piano, ma facciamo parecchio.

  • Quando/se vai in pista fai moooolto riscaldamento (30′ almeno di corsa effettiva) e moooolto defaticamento (15′ almeno).
  • mettiamo un bel progressivo, senza gps! L’orologio a lancette va benissimo… ogni quarto di giro dell’orologio (15′) acceleri un pochinino, fai 5/4 di giro, insomma 1h15′… parti piano!!!- domenica sarai già partita? Sennò 2 ore, anche pianissimo, ma due-ore-due.

Poi, in viaggio!

Ti svelo il mio allenamento segreto da viaggio… L’ho testato molte volte in passato e sebbene sembri una cazzata non posso dire che non sortisca effetti benefici.

Sei “fuori dalle balle” e devi essere libero/a di mente, rilassato/a e l’allenamento dev’essere un momento del viaggio, un’occasione per portare a casa un ricordo positivo al pari degli altri ricordi, quelli culturali e umani…

Devi avere il piacere di dedicare il giusto tempo alla corsa, e il ragionevolmente giusto è… un’oretta! (suona bene quando ci diciamo che abbiamo fatto un’ora ed è abbastanza per avere un effetto allenante decente!).

Devi dare al tuo corpo stimoli allenanti, ma senza stressarlo con l’idea di stare concentrata su ritmo / cronometro / battiti / postura / etc… Perciò devi trovare elementi di distrazione e di costruzione…

Il tuo corpo podistico va preparato allenando cuore/polmoni, muscoli, testa.

Alleniamo la testa: siamo in “vacanza”, per la testa è periodo di scarico. E anche il recupero è allenante, avrai più energie mentali al rientro in città.

Alleniamo cuore/polmoni: dobbiamo trovare il sistema per sbuffare un po’ e per giocare con l’elasticità cardiaca, facendo salire e scendere i battiti. Ma senza monitorarli, a sensazione…

Alleniamo i muscoli: dobbiamo offrir loro varietà di stimoli “affaticanti”.

Quindi: Testa: scegli un luogo “bello” o interessante. Natura o ambiente urbano fanno poca differenza a patto che… lo sguardo si perda curiosando panorami e dettagli in movimento! Cuore: mentre corri lasciati guidare dalla voglia di accelerare e di tirare il fiato, lasciati portare dalle sensazioni! C’è una salitella? tira!!! Una discesa? Recupera… Un vialone alberato che chiama un allungo? Vai! Un punto panoramico? Rallenta e goditi tutto lo splendore possibile… Respira tutta l’aria di cui hai desiderio, mangiala avidamente! E’ l’ossigeno il carburante dei nostri muscoli… Muscoli: sei endorfinica, devi sentire sensazioni positive, vuoi sentire le tue membra guizzanti… Cerca di divagare su terreni vari: un sentiero collinare che va a zig-zag tra gli alberi, una stradina tortuosa, il bagnasciuga del mare, qualche duna sabbiosa, un bell’acciottolato nel centro di una cittadina, una strada polverosa che si perde nel nulla… Insomma, non cercare la strada meglio asfaltata e più dritta, vai dove la tue gambe devono variare molto il movimento e il ritmo, dove anche l’equilibrio sia importante, dove la propiocettività sia un valore aggiunto (anche le caviglie hanno dei muscoli che ti servono tanto quanto i quadricipiti!)…

Poi c’è il recupero

Regola aurea per te. Mai meno di 24 ore tra un allenamento e l’altro, mai più di 60 ore. Cioè, non allenarti la sera e la mattina subito successiva. Cioè non lasciar passare più di due giorni interi tra una corsa e l’altra.

NON VA BENE se…

  • doppio giornaliero.
  • sera di un giorno, mattina del giorno dopo.

VA BENE se…

  • mattina di un giorno, mattina del giorno dopo.
  • mattina di un giorno, sera del giorno dopo.
  • (… gamma di soluzioni intermedie possibili …).
  • mattina di un giorno (es. lunedì), sera di due giorni dopo (es. mercoledì) → 60 ore circa.
  • sera di un giorno (es. lunedì), mattina di tre giorni dopo (es. giovedì) → 60 ore circa.

NON VA BENE se:

  • mattina di un giorno (es. lunedì), mattina di tre giorni dopo (es. giovedì) –> 72 ore circa.
  • (… ovviamente non vanno bene tutte le soluzioni di più lungo corso).

Il NUOTO è sempre un complemento benvenuto!

Spero di essere stato utile e che lo schema – per quanto libero – sia chiaro! Se vuoi che calendarizziamo in modo preciso possiamo farlo, ma credo ti divertirai di più così. Gioca a correre ed esplorare!

Anna risponde:

Sei splendido, coach!Sono d’accordo con te: non calendarizziamo …. ma diamo libero sfogo al gioco!!!Ieri sera ho fatto (piano!) un oretta. Questa settimana non farò pista, ma seguirò il tuo consiglio di tanti chilometri! Ho bisogno di riprendere l’aspetto meditativo della corsa, di stare sulle gambe per un tempo abbastanza lungo da dimenticare i pensieri e cadere in quella strana dimensione dove c’è solo il respiro a scandire il tempo che passa.Grazie infinite!!!

21.02.2012 – Marte e tram

feb 21, 2012   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment

Musica Maestro - Milano 18 feb 2012Marte e tram: a questa semplice palindromia verbale avevo già pensato sabato scorso, ma il giorno palindromo è oggi: 21.02.2012. E’ un giorno che si specchia in se stesso e che c’invita a metterci davanti al una superficie vitrea/plumbea riflettente, a guadarci con attenzione e scoprire (o riscoprire) la nostra umanità. Scriveva Alda Merini: “Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri”. Non è necessariamente una constatazione gravida di negatività: la deformazione può essere anche in positivo, in gioia, in apprendimento, in crescita…

Torniamo a sabato 18 febbraio, al pianeta rosso e ai tram… La città dei tram è Milano e sabato scorso i marziani sono approdati in centro camuffati da orchestrali. Sono arrivati in Largo Cairoli davvero in tram, ma anche in metropolitana, autobus, bicicletta e – inevitabilmente – a piedi! Mi sono scoperto “marziano” anch’io nel mio personalissimo esordio nel novero degli alieni. Mi sono scoperto orchestrale in un frac improvvisato e con un inusuale strumento ad ancia tra le labbra (un ligneo richiamo per anatre!). Mi sono scoperto uno nessuno e centomila nel fatto che correvo con le mie gambe (uno) ma il ritmo a cui procedevo non faceva alcuna differenza tra me e un altro/a podista (nessuno) e m’includeva in un gruppo coeso e allegro (centomila).

La mia prima missione marziana era addirittura la 34^ per i Podisti da Marte (www.podistidamarte.it) e coincideva con il 3° compleanno del gruppo. Il fatto che ogni missione sia legata ad uno scopo benefico è il valore aggiunto delle iniziative marziane: sabato la missione “prova d’orchestra” era per i ragazzi dell’associazione La Strada (www.lastrada.it) che si occupa quotidianamente e appassionatamente di accoglienza, integrazione e formazione.Sul web si possono trovare foto e cronache della mattinata, del “flash mob” itinerante e allegro, della preparazione davanti alla fontana del castello e del ristoro accaldati dopo la corsa a tappe: mascherati e musicali al Duomo, in Galleria, a Palazzo Reale e davanti alla Scala. Infine, urlando “Forza Mauro” sugli scalini di Piazza Mercanti…

Tito e Marco "lo scatenato" Airaghi

Per foto e cronache basta il web. Per rumori, sguardi, risate, giapponesi in delirio fotografico e per sentirsi parte del gioco… bisogna proprio esserci! La 35^ missione sarà il 24 marzo, ancora sabato mattina. I’m in, again and again…

Sul gruppo facebook dei Podisti da Marte scrissi subito, a caldo, quando le emozioni si traducono in parola con più vitalità: “Stamattina il mio “debutto” in una missione marziana. Mi è piaciuto da impazzire. Era una prova d’orchestra che ha dimostrato che la corsa NON è uno SPORT solo INDIVIDUALE, ma un GIOCO COLLETTIVO. Grazie pianeta rosso con le scarpette di gomma!!!” . E poco più tardi: “Per non parlare di quanto son belle e vivaci le marziane!!! (La bellezza non è solo una qualità prettamente estetica, così come la vivacità non è solo delle movenze. Sono entrambe qualità dell’intelletto che rendono dannatamente affascinante qualsiasi donna che le possegga… )”. Il premio “vivacità” è stato vinto da Nicoletta, a insindacabile giudizio della giuria (io), il premio intraprendenza ex aequo tra i due capitani coraggiosi (Fabrizio e Marco “Scatenato”), l’oscar per la sceneggiatura a Silvia! Ognuno ha il suo alloro in testa :)

E tu che emozioni proveresti? Sapresti sentirti “scemo” abbastanza per divertirti facendo ciò che ami (correre) travestito in maniera improbabile e ad uno scopo solidale? Ci vediamo il 24 marzo per vedere che effetto ti fa!

Slow Pace (via che è lento!)

feb 17, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Primi passi di Tiberti JR supervisionato da Tiberti SRNon posso arrendermi prima di iniziare…sono ancora fermo per l’infiammazione al tendine rotuleo. Ho creduto fosse una sciocchezza invece…comunque sono in lista per delle infiltrazioni: martedì 20 faccio la prima e spero che l’anno nuovo porti bene!Tu come stai? Dopo NY fai altro? Se sei in giro per qualche gara dammi uno squillo che ti vengo a urlare un «VIA CHE E’ LENTOOOOOOOOOOO!!!»

Così mi scriveva verso novembre 2011 C.R., amico vero, talentuoso dal passato atletico (giovanile) importante e dal passo leggero. Ci sono alcune persone che (per delle ragioni che non sempre ci spieghiamo) lasciano un segno nel nostro animo… Sentiamo che – a prescindere dal fatto che ci si senta molto spesso o quasi mai, che ci si ricordi o meno di compleanni od occorrenze varie – potremmo reincontrarle senza imbarazzo o timidezza e ricominciare da dove ci si era interrotti l’ultima volta.Con C.R. è così e la cosa mi rende felice.

“Via che è lento!” era la frasetta che ci accompagnava negli allenamenti quando eravamo a tutta e volevamo dare di più… Era la mia gioventù pugliese, estiva, fatta di ritmi folli (per me) e di star bene comunque andasse. Si spingeva sull’acceleratore e quando si era “a tavoletta” ci si faceva coraggio per spremere ancora qualche stilla di energia.“Via che è lento!”.

Lettere lente, gambe veloci, pensieri velocissimi.Pensieri coraggiosi che anticipavano le gambe e sognavano allori di prestigio, vittorie eclatanti, crono spettacolari…Nel concreto dei nostri giorni e delle competizioni che poi si corsero, di vittorie non se ne conobbero troppe. Ma si lottò sempre. E s’imparò a vivere.S’imparò il coraggio di provare. Anche se poi si cade.Diceva una tale Sue Luke (per me sconosciuta…): “Even if you fall flat on your face at least you are moving forward” (alla buona: “anche se cadi faccia a terra, stai comunque muovendoti in avanti”).Si cade, ma anche una caduta può essere un passo in avanti nella misura in cui si comprende perchè si è inciampati, come non inciampare ancora e quale nuova andatura adottare…Perciò… «VIA CHE E’ LENTOOOOOOOOOOO!!!»

Dai C.R. che è quasi ora di (ri)pensarla questa maratona. È una promessa che hai fatto a te stesso. E le promesse si mantengono, soprattutto quando si potrebbe fingere di non averle mai fatte!

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A complemento della foto: “Da quando ho imparato a camminare, mi piace correre” (F. W. Nietzsche)

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