Ephrem, la foglia e il mare

ago 12, 2014   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Questa è una favola per bambini cresciuti.

È una favola incoerente: ci sono gli animali,ma sono collocati in maniera arbitraria nello spazio-tempo. Specie australi convivono con specie boreali se non polari. Ci sono sempre (quasi sempre) il sole e una temperatura autunnale. Diciamo un fine ottobre nel Salento, sponda ionica.È una favola scritta da un faticatore: un faticatore dello sport e della vita. Uno che corre, sempre. Con le proprie gambe, con i pensieri, con le emozioni e con le azioni. Uno precipitoso, uno che per paura di far del male agli altri commette molti errori e fa del male a se stesso…Sebbene ricorrano personaggi “animalecci” già presenti nelle mie stanze, non è un racconto autobiografico… non è affatto un racconto. Potrebbe essere un incipit.È una favola asincrona, a capitoli alterni: i capitoli N si alternano ai capitoli F, Narrativa si alterna a Favola. Sono concatenati, ma nei capitoli N non ci sono animali…

Questa è una prefazione sufficiente e necessaria.
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N1

Sono un buon osservatore.

Amo guardarmi intorno.

Ho una spiccata percezione dei movimenti.

 

Sono anche un buon ascoltatore.

Mi garba tendere le orecchie ai suoni del mondo.

Ho una raffinata percezione dei dialoghi sussurrati.

 

Mi piace anche quando le persone dopo tempo constatano: “allora mi stavi ascoltando, sembravi distratto”. Ho terminato gli studi da qualche anno, ma anche i miei insegnanti avevano sempre l’impressione che non fossi presente… eppure sentivo e ricordavo tutto.

 

Osservo e ascolto.

 

Per lo più non mi piace quello che vedo.

Per questo a volte ascolto, seduto con gli occhi chiusi.

A volte non mi piace nemmeno quel che sento. Accade spesso quando quel che sento ha il suono della mia voce.

Quando proferisco sciocchezze.

Quando constato con amarezza.

Quando (mi) racconto bugie…

 

Non rifiuto ciò che vedo, non dimentico ciò che sento.

Memorizzo. E imparo (cerco di imparare, quantomeno).

Memorizzo soprattutto ciò che non mi piace, che abbia attributi sensoriali o emozionali.

 

Ho trascorso momenti difficili in cui non mi piaceva nulla. In cui mi sono rifiutato di memorizzare e ho perseverato nel mentire. Un’unica grossa bugia, un unico ostacolo all’essere felice.

Nonostante ciò sono un privilegiato: la vita mi da delle opportunità, forse anche la possibilità di riscattare la triste menzogna che mi sono trascinato dietro, o che forse mi ha trascinato.

Il mio privilegio è tutto qui: aver conosciuto un amore sincero; poter vedere e ascoltare cose e persone che mi piacciono. Cose e persone che in alcuni casi amo. Profondamente.

 

Per tutte queste ragioni non mi piace quel che vedo, ma sono contento di non essere cieco.

Sono Libero.

Libero di scegliere. Consapevolmente.

Libero di entusiasmarmi. Spontaneamente.

Libero di sognare, di ridere e sorridere.

Libero di piangere e urlare, di soffrire…

 

Libero di buttarmi, a occhi aperti.

Libero di amare, anche a occhi chiusi.

 

Libero di credere e di condividere il mio credo, il mio pensiero, il mio cuore ed il mio intelletto.

Non è una religione, son questioni decisamente terrene, (umanamente) temporali.

Ma voglio leggerle in chiave diversa.

 

Non mi piacciono gli esseri  umani.

Non sono sinceri.

Non sono sincero e per estensione devo pensare che il genere umano sia una grossa balla…

 

Mi piace la narrativa. Ognuno ha la sua narrativa: un misto di vissuto e pensato: percepito concepito elaborato portato in grembo prodotto partorito.

 

Allora narro.

E – perchè no? – narro favole. Una narrativa “animale”.

 

F1

Ephrem è un koala. Un giovane koala “urbano”. Viene concepito in una modelleria tessile, sviluppato in una fabbrichetta asiatica e partorito in un negozio di balocchi della Metropoli.

 

Ephrem si chiama così perché sì. È un animalino bellissimo. Ha occhioni gentili e unghioli affilati… Ephrem è “colui che porta frutti”…

 

Ephrem mi assomiglia un po’, ma non sono io.Abbiamo in comune la posizione del cuore.Letteralmente: entrambe abbiamo un cuore che batte forte, a sinistra.Metaforicamente: adoriamo dormire tenendo la nostra amata rincantucciata con il capo reclinato sul petto, a destra, nel triangolo ideale tra ascella, clavicola e sterno. Un luogo caldo e odoroso, un luogo intimo e quieto. Un luogo sicuro, insomma, come una tana.Non ci sono altre posizioni del cuore.

 

Ephrem ha gli occhi strabici. Non vede molto bene.Ma quel poco che vede gli piace.È goloso il giovanotto! Impazzisce per il marzapane a forma di mela e glassato con un colorante alimentare rosso.

Ephrem è curioso: ascolta le conversazioni altrui, senza malizia o morbosità. Ha appena apprezzato la poesia della chiacchiera tra due scoiattoli: “Beh – fa il primo –, tu sai come sia correre nel bosco quando piove e, all’improvviso, spunta il sole”. “Sì, è una notte stellata alla luce del giorno…”.È la poesia della natura, della caccia alla bellezza che pervade il mondo.

 

Ephrem sorride molto. Si è convinto che il buon umore allunghi la vita. Lo ha sentito via etere; la fonte, Radiogufo, gli pareva attendibile e le ha creduto. E poi ha pensato che – se anche la sua vita non si fosse allungata – sarebbe stata senz’altro più gradevole grazie ad allegria e volti amici.

 

Ephrem dimora in un bosco: il bosco della corsa degli scoiattoli, la passerella delle volpi dalla coda folta e fulva, il nascondiglio dei porcospini timidi e appallottolabili, il reticolo di rami dei cardellini dall’ugola canora, il rema intricato di foglie dei bruchi grassottelli… Ma, siccome è una favola incoerente, è anche il bosco dove vivono un pinguino imperiale permanentemente freddoloso, un koala di origini australiane e una coppia di tucani emigrati dall’Iguaçu argentino.Il koala è il nostro Ephrem; il pinguino altezzoso e alto (115 centimetri di regalità) si fa chiamare “Vostra Maestà” e nessuno del Bosco si è mai recato all’anagrafe antartica per verificarne identità e titoli; i tucani sono Uta e Grete, sono una coppia di fatto, due signorine dal nome e dal carattere teutonico, ben mascherato dalle livree carnevalesche.

 

Il clima è temperato, tutto l’anno, non ci sono mute di piume, pelo o pelli squamose. Non piove quasi mai, se non nelle poesie degli scoiattoli… Invece la rugiada del mattino offre lo stesso effetto del sole dopo la pioggia: una miriade di stelline rilucenti accese dall’incedio rododattilo dell’alba.Ephrem apre i suoi occhietti stralunati ed incrociati e gode dello spettacolo, allarga la bocca in un sorriso dentuto e s’immagina una giornata speciale…Anche perchè di là del bosco, s’annusa aria di mare: un salmastro iodato che pare un toccasana per i polmoncini dei nostri animaletti.

(to be continued)

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Quote #8

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