Girotondo nella Grande Mela

ago 8, 2011   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Tutti conosciamo New York per un flash, un ricordo improvviso legato a una scena filmica o una foto patinata… Una delle prime cose che vidi – in una passeggiata pre-maratona nel 2009 – fu “The Pond”, la pozza. Un laghetto con tanto di ponticello ligneo nell’angolo sudest di Central Park, visto così tante volte in scene da commediola romantica tra Hugh Grant e Julia Roberts da farmi pensare di averlo avuto dietro casa.

New York è poliedrica: richiede diverse visuali per essere apprezzata; richiede diverse stagioni, climatiche e della vita di una persona. La mia stagione newyorkese è sempre stata quella novembrina: i giorni della maratona e i preparativi per il periodo natalizio, da Halloween in poi passando per i saldi…

A New York mi sono districato con gioia e dolore tra le vie della città e quelle dei miei intelletto e cuore. Non sono mai stato a NYC in un periodo davvero spensierato della mia esistenza, ma sono sempre stato contento di esserci transitato. Contento che certe preoccupazioni dovessero attraversare il mio animo mentre ero lontano da casa, ma in un luogo in cui mi orientavo agevolmente.

Mi permetto cinque suggerimenti per un turista della Grande Mela. Non voglio sostituirmi a una guida per mania classificatoria, semplicemente rispondo alla richiesta di consigli di un’amica che in vacanza a NY e facendolo ripercorro strade, colori e profumi della città sull’acqua. Per quanto il paragone possa sembrare azzardato, Nuova York è una Venezia moderna.

Una visuale del corpo, dal cielo. Scoprire la Downtown circondata dalle acque è particolarmente agevole scegliendo un punto sopraelevato. Considerati i dislivelli “artificiali” si potrebbe parlare di una città di montagna ;) Dalla cima dell’Empire State Building la visuale è straordinaria, soprattutto l’arco meridionale: quello descritto dal sole. Si possono riconoscere gran parte delle strade e dei punti caratterizzanti della città: dalla Statua della Libertà con il Verrazzano Bridge sullo sfondo, al profilo tagliente del Flatiron Building fino agli edifici “bassi” della città di là dal Manhattan Bridge (parlo di Brooklyn)… Dalla terrazza del “Top of the Rock” (il Rockfeller Center) la visuale è sempre incredibile, migliore per l’arco settentrionale: tutto il Central Park si distende sotto i nostri piedi e si può gettare un occhio su fino al Bronx e ad Harlem. Volgendo a Sud lo stesso Empire State Building rientra nel panorama, rievocando scene da “King Kong”, insieme al Crysler Building, spesso inquadrato nella Gotham City di Batman… Il Top of the Rock offre il piccolo bonus di una salita in ascensore in un’unica velocissima tappa (più o meno 75 piani in 27”) con tetto della cabina trasparente e curiosi giochi di laser…

Una visuale del corpo, dall’acqua. New York è bella anche vista dall’acqua. Allontanarsi dagli ormeggi del porto sulla crocierina che da Fort Clinton porta alla Statua della Libertà, permette di apprezzare la verticalità del profilo di Manhattan, sebbene orfano delle Twin Towers. E poi ai piedi della Liberty Statue si percepisce la propria piccolezza, ed è un modo “soft” per riassaporare la propria ominità. Non è una cattiva idea proseguire la crociera facendo tappa ad Ellis Island, isola-museo dove è perfettamente conservato ed attrezzato il “fu” centro di controllo dell’immigrazione e che – specialmente per noi italiani – offre una chiara lezione sull’importanza dell’accoglienza e sulla barbarie – anche solo concettuale – dei cosiddetti CPT (Centri di Permanenza Temporanea).

Una visuale del corpo, dalla terra. Al centro del Great Lawn, il prato circolare in Central Park teatro di mitici concerti, ci si gira a 360° senza percepire di essere nel cuore di una megalopoli. Central Park è il polmone della città, che – a dispetto delle sue dimensioni e dell’intensità dei transiti umani – è molto vivibile. Intendo letteralmente vivibile, dal punto di vista dei rischi per la salute: è una città di mare molto ventilata e raramente vi stagna l’aria pesante di smog e polveri sottili che attanaglia i bronchi padani. Suggerisco un possibile itinerario per una giornata in piedi. Si approfitta dell’energia del mattino per una visita al Guggenheim Museum (angolo 5th Ave & East 89th Street), poi si passa in Central Park costeggiando per un pezzo il laghetto dedicato a Jackie Kennedy, il cui periplo è popolato di podisti colorati a tutte le ore. Si tiene la barra a Sud, basta seguire il sole, dovremmo essere nei dintorni del mezzogiorno… Se viene fame un baracchino ambulante ci potrà presentare la scelta tra un Pretzel e un Hot Dog rigorosamente con coca cola al limone: sono una fetta di odori e sapori american style, sebbene non siano un vero “pasto” e probabilmente non siano la scelta più sana possibile (New York non è piena di “ciccioni” come si potrebbe pensare e per di più è costellata di locali dove mangiare cibi sani e freschi ad un prezzo più che ragionevole, io adoro specialmente i grill mongoliani!). Si prosegue attraversando il Great Lawn e rincorrendo scoiattoli vicino al Belvedere Lake, poi ci si “perde” nel groviglio di sentierini del “Ramble”, ma seguendo il sud si approda inevitabilmente al fiorito Bow Bridge. Una foto di rito e poi via verso la spettacolare Bethesda Terrace, sul cui spiazzo è sempre possibile assistere a spettacoli di strada eccezionali. La passeggiata verso sud prosegue lungo il viale alberato “The Mall”, percorso da visitatori in cerca di ombra o distrazione, ed approda ai confini meridionali del Central Park, lambendo lo zoo cittadino, la pista da pattinaggio su ghiaccio gelata quattro stagioni su quattro e percorrendo il ponticello ligneo sul “Pond”, delle cui rievocazioni melliflue ho già scritto…

Una visuale dello spirito, fuoco. E’ il fuoco della società, il cuore pulsante della vitalità h24 della Grande Mela, l’incrocio più eterogeneo e disordinato di lingue e culture: è Times Square. D’obbligo dedicare una serata ad un musical nel Theater District (Broadway!), io ho amato il classicissimo The Phantom of the Opera (Majestic Theatre), peraltro comprensibile anche per un orecchio non allenato all’anglofonìa, ma a occhio e croce sono tutti ottimi spettacoli. Dopo il teatro è abbastanza presto per godersi la serata. Basta stare in strada e qualcosa da fare si trova, si saziano gli occhi e si iperstimolano i sensi! Se poi viene fame o sete, una visitina all’Hard Rock Cafè o al Planet Holliwood è esperienza meno “convenzionale” che in un’altra città nel mondo… Se avete anche due spicci in più nel portafoglio, vi consiglio per deformazione professionale di entrare da Bubba Gump Shrimps & Co. (vi ricordate la pesca di gamberi di Forrest Gump e del tenente Bubba?) per qualche stuzzichino di mare.
L’alternativa a Times Square è una partita di NBA al Madison Square Garden: ci passerete ore deliziose anche se non capite una proverbiale “acca” di basket.

Una visuale dell’anima: 4 fermate di metro e 1 ora di cammino urbano, 1 ora per vedere tutta l’umanità davanti a propri occhi. Metropolitana: uscite dalla stazione 86st, sulla blu A-C o sulla gialla B-D, percorrete verso sud la Central Park West fino alla stazione 72st: alla vs sinistra il verde del parco, alla destra case normali, poca gente che passeggia, un po’ di affollamento davanti al monumentale Museo di Storia Naturale, poi il Dakota Building (dimora e luogo dell’assassinio di John Lennon, a pochi metri dagli Strawberry Fields) e giù in “tube” ancora gialla B-D fino alla 34st. Qui salite in superficie su Herald Square e prendete la Broadway verso Downtown (ancora sud), in diagonale, e camminate fino al Bowling Green. Sono alcuni chilometri ma non c’è bisogno di fermarsi. Basta tenere gli occhi aperti e vedere come cambiano il “mondo” e le persone passando per Little Korea, Flatiron District, Union Square, la NYC University e Noho, lambendo Little Italy e ChinaTown e approdando al Financial District, dove sapete che alla vostra destra c’è Ground Zero e alla vostra sinistra Wall Street: gloria e “de profundis” dell’America anni 2000.
Dove andare lo posso suggerire io, cosa pensare e come leggere volti e colori della gente lo scoprirete voi…

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)