Visto su Podisti.Net!

nov 20, 2010   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment
Nonostante New York non sia andata come volevo (o volevamo, visti gli apprezzamenti ricevuti in pubblico e privato di cui sono infinitamente grato ai mittenti, “più infinitamente” a Rocco – mio fratello – che  mi ha aperto il cuore…), Podisti.Net tramite la penna del “baffo” Lorenz (Maurizio Lorenzini) mi ha onorato di un’intervista molto gradevole, che riporto sotto con tanto di foto di Roberto Mandelli:
Tito a NY in un collage di Roberto Mandelli
Da dove si può cominciare parlando e scrivendo di questo uomo? Ci ho pensato un po’ poi ho deciso che era più facile intervistarlo.
Francamente avevo anche pensato di lasciar fare tutto a lui, è bravissimo a scrivere… Il mio intendimento iniziale era di intervistarlo dopo Venezia, magari anche per raccontare la sua miglior prestazione in maratona, non è andata così, ci ha riprovato a New York e anche qui…
Eppure sarebbe così semplice cavarsela in breve: basta raccontarlo come atleta (il suo palmares è invidiabile), chiedergli come ha vinto una gara e magari perso un’altra, ma sarebbe banale scrivere solo di questo, non piace a me, piacerebbe ancor meno a lui.
Ma dopo poco che lo conosci, ma basta veramente poco, scopri la persona che c’è dentro il runner ed ecco che tutto diventa assolutamente facile e immediato…
Ma questo è un sito di podismo, a beneficio di chi ci legge non si può prescindere dalle prestazioni e allora eccole qua:
5000m – 14.37 (2008)
10000m – 30.21 (2008)
Mezza maratona – 1.06.32 (2008)
Maratona – 2h23.09 (2007)
Le sue vittorie sono tante e tali che occuperebbero troppo spazio, mi limito ad osservare che si tratta di un atleta veramente completo, capace di spaziare con successo dalle maratone ai giri a tappe, dalle mezze al cross, dalla pista alla strada.
Esaurite le formalità, segue la chiacchierata (in effetti non riesco a chiamarla intervista)
Ciao Tito,
  • tanto scontata quanto inevitabile la prima domanda: New York, ancora prima Venezia…
Ciao Maurizio. Stiamo parlando di maratona. La maratona sfugge un po’ alla logica atletica: puoi anche essere in grande spolvero e raccogliere poco. Io stavo bene, ero molto tranquillo sulla tenuta, magari un po’ meno sui ritmi ma comunque fiducioso di fare bene. Invece sia a Venezia che a New York le cose non sono andate come avrei voluto e mi tengo il personale datato 2008 a Carpi. Col passare degli anni la schiena e i finali sempre più “in salita” mi hanno fatto pensare di non essere più un maratoneta, sebbene possa dire di aver esordito senza preparazione in 2h28′ (Roma 2005) e che lo stesso anno a Ostia avrei corso vicinissimo se non sotto le 2h20′; invece corsi 2h23’38” ma con due errori di percorso (avevano segnato le frecce sull’asfalto col gesso e la notte precedente aveva piovuto…) valutabili in 600-700m complessivi e – cosa incredibile nell’ambito di una carriera, ancora di più se succede due volte nella stessa gara – due stop imposti dai vigili per far passare le automobili (ai km 9 e 38)… Vi lascio immaginare la mia incazzatura!
Per ora credo che il connubio Tito-Maratona sia un capitolo chiuso.
  • Gli allenatori che hai avuto, raccontaci
Beh, a parte i “coach” della prima ora (ho cominciato a correre durante le scuole medie a Maruggio, Taranto, vincendo presto il campionato provinciale sui 1000m), sono tre gli allenatori della mia vita. Mio padre Fiorenzo, tecnico federale, mi ha seguito con passione e competenza fino ai 20 anni (sempre a Brescia), poi per infortuni a catena ho praticamente perso gli anni della categoria Promesse. Con il passaggio da Senior e gli studi universitari sono approdato al CUS Pavia, alla corte del Prof. Felice Costante, col cui gruppo e sotto la cui guida, ho fatto il “salto” dal mezzofondo al fondo, fino ad allora ero stato soprattutto buon siepista. Sono arrivati il debutto in maratona e il primo sub 1h10′ in mezza. Poi pian piano e con lo stimolo di allenarmi con atleti forti (eravamo io, Vaccina, Cugusi, Monserrate, Simona Viola e altri…) sono venuti i miei personali. Tornando a Brescia dopo 7 anni a Pavia e dovendo fronteggiare ritmi di vita diversi ho scelto di essere più autonomo e sono diventato allenatore di me stesso, riuscendo a mantenere i miei standard qualitativi pur senza un gruppo di allenamento così competitivo. Tuttavia – soprattutto quando ci sono problemi – si sente il bisogno di un occhio esterno e di qualcuno che metta ordine nella preparazione e nella periodizzazione, perciò ho cercato una persona che avesse le caratteristiche della competenza e dell’onestà intellettuale. Avrei potuto tornare indietro perchè papà e Felice hanno queste caratteristiche, tuttavia ho voluto anche rispondere alla voglia di sperimentare stimoli nuovi e mi sono rivolto a Fabrizio Anselmo (SG Comense). Sono tre mesi che ci rapportiamo e – sebbene la maratona non ci abbia riservato soddisfazioni – sono sicuro che il connubio porterà risultati.
  • A proposito, ma sbaglio o anche tu svolgi attività di coaching? Manager?
Non sbagli, la passione per la corsa è la costante dei miei giorni. Non è una malattia, ma un genuino amore per l’attività: mi vedo corridore anche al di là delle competizioni. Come mi scrisse una mia adorabile amica (tutt’altro che sportiva) qualche anno fa: “Forza Tito, continua a correre la tua vita”. Interpreto la corsa anche professionalmente: metto la mia esperienza a disposizione di alcuni amici amatori che alleno, seguo come manager alcuni giovani italiani di buone prospettive e intreccio ai temi della corsa l’altra mia grande passione, che è la scrittura. Il mio desiderio profondo futuro sarebbe il giornalismo sportivo e d’inchiesta (oltre all’insegnamento elementare…). Sono però due mondi che non riesco a penetrare, per ora…
  • L’atletica oggi…
L’atletica è un Giano Bifronte, richiede un occhio sul passato e uno sguardo al futuro. Da dove veniamo e dove andiamo noi podisti. Il passato glorioso della “stirpe italica” è un lontano ricordo nonostante i recenti successi di un grandissimo come Baldini; l’evoluzione del mezzofondo e del fondo taglia fuori quasi definitivamente ciò che non è Africa dal panorama internazionale e per il futuro le prospettive di successo non sono rosee. Talenti se ne vedono ancora, sebbene i numeri dei partecipanti alle gare giovanili siano piuttosto risicati. “Bianchi” che corrono forte ce ne sono ma sono pochi e – ahinoi – non durano a lungo. Bisogna prendere atto che si possa fare atletica di qualità anche senza conquistare allori olimpici e valorizzare il lavoro dei nostri ragazzi portandoli a fare del proprio meglio. L’atletica è comunque una scuola di vita importante dove non c’è solo il podismo e dove c’è spazio per una costruttiva integrazione tra vecchi e nuovi italiani, tra i figli di italiani e i figli degli immigrati (o gli immigrati stessi). L’atletica ci regala una possibilità importante per essere genuinamente fratelli, non la dobbiamo perdere! Altrimenti facciamo la fine della Scuola di Adro, che mi duole dire stia proprio nella mia provincia…
  • Leggo da qualche parte di un tuo possibile ritiro dalla maratona, onestamente, è vero oppure è solo un effetto onda lunga delle recenti delusioni?
E’ vero, è una decisione che mi costa fatica ma che ritengo necessaria per lo svolgimento di una vita “normale”. Dalle delusioni si può trarre una lezione costruttiva e costruire qualcosa di migliore, dal mal di schiena invece vi assicuro che non si cava nulla di buono e confortante. Io desidero fortemente correre a fianco dei miei figli (quando ne avrò) e per questo ritengo di dovermi risparmiare i carichi di lavoro da maratona (ho due protrusioni a livello di dischi intervertebrali). Certo, non è necessariamente una decisione definitiva, nel momento in cui la mia struttura muscolo-tendinea e osteo-articolare me lo permettesse sarei felice di correre ancora la distanza regina! Da poco un sito dove tengo anche un blog e dove ho raccontato la mia New York e il perchè sia stata l’ultima maratona: www.titotiberti.it
  • E poi, che fai nella vita, a parte correre (forte)?
Nel lavoro, nonostante due lauree e un master, mi arrabatto per mettere insieme uno stipendio: corro, faccio il piccolo manager, faccio l’addetto stampa, scrivo free-lance… Ogni tanto rimedio un contratto semestrale. Diciamo che la prospettiva della pensione non c’è nel mio panorama a lungo termine. E’ un periodo difficile per tutti, lavoro ce n’è poco e io ho la fortuna di avere il “paracadute” della corsa che ogni tanto mi permette di arrotondare. Poi la vita non è solo lavoro: amo viaggiare, scoprire luoghi e abitudini culturali, assaggiare cucina diversa dalla nostra, leggere, incazzarmi perchè la politica e l’establishment imprenditoriale non comprendono i problemi delle persone normali costringendo dei poveri cristi a rifugiarsi in cima a una gru o a ipotecare casa…
  • sei molto bravo a scrivere, a te la tastiera, pardon, la penna… un pensiero a ruota libera, aneddoti, curiosità…
Grazie per il complimento. Più passa il tempo più mi rendo conto che sia l’entusiamo il vero motore del successo. Uno deve avere polmoni buoni, un cuore potente, gambe forti e ottima elasticità, ma se non ha le motivazioni giuste non va lontano… T.W. Burgess disse “Who runs in circles never gets far”, chi corre in circolo non va mai lontano. Per questo preferisco la strada e i sentieri, per questo corro lontano, per questo spesso lascio il cronometro a casa. Anche se in pista andrei più forte, anche se è in pista che si costruisce un campione… Io le motivazioni le trovo nella scoperta del mondo che mi sta intorno, nel leggere i volti delle persone che incontro: alcuni mi dicono “ma che diavolo ti affanni a correre?”, altri con un sorriso fanno trasaparire ammirazione, altri portano i segni del fardello che gli uomini portano. Ultimamente incontro sempre più volti che non dicono nulla, che trasmettono disinteresse. Conoscere persone senza preferenze e interessi mi disgusta e mi toglie entusiasmo; a me piace parteggiare, essere “partigiano”. Anche sui campi di atletica…
Grazie Tito.
Si conclude un’intervista che in realtà in qualche modo non finisce, perché la conversazione è veramente gradevole e continuerà in tutte le occasioni che capiteranno, forse non è mai nemmeno iniziata, in senso stretto.
A dispetto dei suoi “soli” 29 anni Tito è persona di grande maturità ed elevata cultura, determinata tanto dagli studi quanto dalla voglia di conoscere e confrontarsi, di crescere umanamente e professionalmente. A tutto ciò si aggiunga un notevole spessore morale e impegno verso il prossimo, mi riferisco all’adozione a distanza, alla collaborazione per l’integrazione degli immigrati……mi fermo qui, so che non vorrebbe che io ne scrivessi, ma…..i microfoni sono spenti e io sono da solo col mio registratore sulla via di casa.

1 Comment

  • Veramente molto bella e interessante questa intervista.
    Complimenti,Tito,per quanto fatto finora e quanto farai in futuro nell’atletica.

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)