New York City Marathon

Scrivevo sul mio taccuino, dove annoto sensazioni di viaggio:

“New York non è un luogo, è un’aspirazione. E’ la città moderna, è la città senza storia. E’ la maratona. E’ Ground Zero? E’ la capitale “morale” del mondo occidentale? Forse La Mecca dei tecnocrati. Io ci andrò per capire. Intanto continuo a correre la mia vita”.

Taccuino New York, riflessione gennaio 2009

Torno a New York, ci torno per dare il meglio, per provare ad essere il primo italiano e per entrare tra i primi 20 in Central Park.

Torno per leggere il mio oggi e – probabilmente – per chiudere con il pianeta “maratona” in grande stile. Ho avuto la fortuna di raccogliere (e spero di meritare) alcuni sponsor per l’occasione. Sono persone di cuore, che hanno capito quanto sia importante supportare sport tanto nobili quanto bistrattati come l’atletica leggera: grazie a Alba, Ivo e Marzia, Eraldo, Salvatore, nonché Atletica Gavardo. Grazie a chi mi sta vicino e che mi supporta (e sopporta!) moralmente, non occorre fare nomi.

Qui sotto riporto in versione “generalizzata” il testo della lettera che ho indirizzato a coloro che pensavo avrebbero avuto la sensibilità di appoggiarmi.

Prima di scrivere mi sono posto la domanda: “perchè dovrebbero aiutarmi?”. Una risposta chiara non è entrata nella mia testa, ma ragionando è sorta un’altra domanda la cui soluzione strappa un sorriso e spiega tutto…

“Tito, se da grande avrai la possibilità di dare una mano a un atleta a realizzare un sogno, tenderai quella mano?”. La risposta è certamente “sì”. Quello che ricevo oggi, spero di poter essere in grado di dare domani.

New York 2009: 26° miglio per Tito Tiberti e Antonio Santi

Sarezzo, ottobre 2010
Caro amico e collega podista,
sono Tito Tiberti, “corridore” bresciano che andrà a New York per correre “LA” maratona. Da appassionato di corsa sai cosa vuol dire fare sport a un certo livello, per questo mi permetto di scriverti per presentarmi meglio e proporti un piccolo progetto socio-sportivo di sponsorizzazione.
Provo a darti più elementi sulla mia biografia umana e sportiva, giacchè – detto in parole povere – sto cercando qualche supporto economico alla mia avventura. Partecipare a New York ha – ahimé – dei costi rilevanti, tra viaggio, logistica di gara e permanenza in città. La preparazione atletica di lunghi mesi ha dei costi a sua volta (materiale d’allenamento, supporto fisioterapico, supporto di un centro di medicina sportiva, etc etc…). Io ho scelto di correre per un team “civile”, per cui non percepisco uno stipendio da professionista.
Sono un ventinovenne bresciano, natio di Sarezzo, di formazione umanistica con una laurea in scienze sociali per la cooperazione e lo sviluppo, una specializzazione in economia internazionale e un master in “gestione del conflitto”.
Da sempre mi sono dedicato alle tematiche sociali più delicate, ai meno fortunati.
Da sempre ho coltivato una passione genuina per gli sport di lunga lena; col tempo e l’allenamento sono diventato un atleta di caratura nazionale nel mezzofondo prolungato e nella maratona.

NYCM 2009: Tito Tiberti e il plurivincitore Orlando Pizzolato

Nonostante la vita riservi anche momenti di difficoltà, la gioia dell’attività sportiva non mi ha mai abbandonato. La voglia di impegno sociale ha contaminato anche il mio modo di concepire l’agonismo: rifiuto e combatto ogni forma di disonestà nella pratica sportiva: dal doping a stratagemmi vari per alterare i risultati delle competizioni.
Ho scelto la maratona perchè porta un uomo vicino ai propri limiti psicofisici e dà il tempo di imparare a conoscere il proprio corpo. Contestualmente permette di riflettere sulla propria posizione nel mondo. Imparare a conoscere la fatica insegna a rispettare il lavoro altrui e addestra alla lealtà, non solo in ambito sportivo.
Nonostante io consideri ogni manifestazione sportiva degna di attenzione, ho subito il fascino della grande maratona internazionale, per mettermi alla prova in un contesto di eccellenza. Ho corso la maratona di New York nel 2009, collocandomi al 37° posto finale (oltre 40.000 partecipanti). Sono rimasto abbastanza soddisfatto per tale prestazione all’esordio newyorkese, tuttavia so di poter legittimamente aspirare ad entrare nei migliori venti. Riproverò l’avventura della New York City Marathon a novembre 2010, con l’obiettivo di prendermi una piccola rivincita con me stesso e – magari – di essere il miglior italiano al traguardo, come seppi fare nella maratona di Berlino 2009 (anche lì oltre 40.000 partecipanti e fui 26°).
Siccome detesto non dare un significativo extra-sportivo al mio impegno, ho pensato di devolvere il 15% dei proventi delle sponsorizzazioni raccolte ad uno o più progetti di rilevanza sociale (anche su indicazione dello sponsorizzante).
Sicuro di un tuo cenno di riscontro, sia in una direzione positiva sia viceversa, ti ringrazio per l’attenzione e ti mando un saluto sportivo.