Oltre il limite punto org

nov 23, 2016   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Oltreillimite.org – progetto ideato e creato da Paolo Pegoraro che si occupa di sport e disabilità – ci ricorda continuamente che “i limiti, come le paure, molto spesso non sono altro che illusioni” (cit. Michael Jordan).

Il manifesto di Oltre Il Limite già di per sé merita una lettura approfondita

Qualche giorno fa si poteva leggere il pezzo che riporto di seguito e che racconta una storia di cui mi onoro di essere coprotagonista, ma ogni giorno per 5 uscite settimanali il Blog Oltreillimite  letteralmente ci regala un racconto di straordinaria normalità.

Federico Sicura e Tito Tiberti: quando la simbiosi fa la forza

(leggi sul blog di Oltre il limite)

“Simbiosi”. Non esiste vocabolo più indicato per descrivere il rapporto  tra atleta ipovedente a la sua guida. Ben lontano dall’esaurirsi in una dinamica atleta-allenatore, questo rapporto presuppone che  amicizia e complicità siano condizioni sine qua non. Sì, perché la guida deve giocoforza farsi interprete delle percezioni e delle necessità dell’atleta e avere una chiara cognizione degli sforzi da lui sostenuti in ogni momento. È un rapporto da cementare con il tempo, allenamento dopo allenamento, dopo aver condiviso la quotidianità. Un rapporto – ancora – dove un’estrema fiducia va di pari passo con una capacità comunicata pressoché totale. Quando nemmeno la comunicazione basta più o – addirittura – non può sussistere, ecco che subentrano delle doti simil-telepatiche, possibili solo in casi di profonda conoscenza reciproca.

È un rapporto da cementare con il tempo, allenamento dopo allenamento, dopo aver condiviso la quotidianità

Come la mettiamo, ad esempio, nelle fasi più concitate di una prova di nuoto di paratriathlon, quando non esiste la possibilità di parlare? Ecco che la guida analizza in una frazione di secondo la meccanica della bracciata, il modo in cui il suo atleta affronta le onde, oppure prende atto del grado di tensione della cordina che li lega per agire di conseguenza. Questa è la storia del proficuo sodalizio tra l’unico rappresentante dell’Italia agli ultimi Europei di Triathlon nella categoria degli atleti ipovedenti Federico Sicura e la sua guida Tito Tiberti, la voce narrante della nostra storia. E se è vero, come diceva il protagonista del film Into The Wild Christopher McCandless, che la felicità è reale solo quando è condivisa, questi due ragazzi incarnano la quintessenza di quel nobile concetto: Federico e Tito del resto sono ormai abituati a condividere l’intero spettro di emozioni (oltre a un numero crescente di successi).

“Federico è un ragazzo che proviene dal mondo della corsa e con incrollabile passione si divide tra lavoro e pratica sportiva. Il nostro sodalizio sportivo è cominciato nel 2009, quando sono diventato il suo allenatore. Nel 2015, quasi per gioco, abbiamo preso parte alle Italian Paratriathlon series, con una prima prova impegnativa sulla  distanze del Triathlon sprint (750 metri a nuoto, 20 km in bici e 5 di corsa). Il test è stato dei più probanti visto che Federico era abituato al massimo a nuotare entro in confini della piscina: il mare aperto è tutto un altro affare. L’avvicinamento al paratriathlon è stato progressivo: la molla è scattata dopo la prima esperienza al campionato italiano di Rimini nel 2015; Federico corse molto forte e si difese nelle altre due discipline. Intuimmo che avesse una spiccata predisposizione per questo sport. Il 2015 si chiuse con qualche altra “garetta”  e la consapevolezza che il meglio dovesse ancora venire. Grazie a continui progressi, a una sempre maggior consapevolezza nei suoi mezzi e al supporto della Squadra e della Federazione eravamo pronti per il salto di qualità. Siamo al 2016: quello verso gli Europei è un percorso netto, contraddistinto dall’esaltante vittoria del Duathlon Sprint; nel finale di stagione arriveranno anche il trionfo nell’Italian Paratriathlon Series e il secondo posto ai Campionati Italiani dietro al bravissimo Manuel Marson. Il culmine di questo cammino è stata indubbiamente la convocazione ai Campionati Europei  di Lisbona: per quanto un’esperienza di così alto livello non possa che essere stata gratificante, quel quinto posto a soli 22’’ dal podio grida ancora vendetta.

lo vedo un po’ come l’esempio vivente della vittoria della mente sul corpo

Dopo due discrete frazioni nel nuoto e nella bici, Federico – probabilmente il più forte corridore al mondo tra i paratriatleti non vedenti o ipovedenti – non è riuscito a capitalizzare la sua superiorità correndo la “sua” frazione della corsa almeno un minuto più lento rispetto ai suoi standard. All’indomani della nostra esperienza in terra lusitana è scattato un esame di coscienza: all’analisi delle cause dell’insuccesso è seguita una disamina sui correttivi da apportare. Tutto ciò potrebbe stupire un osservatore esterno, ma Federico è estremamente professionale. È un atleta con la A maiuscola che mi stupisce ogni giorno di più: mi sorprende in particolare la leggerezza nel gestire le difficoltà del suo fisico: lo vedo un po’ come l’esempio vivente della vittoria della mente sul corpo. Considerando le immani difficoltà che questi super atleti devono affrontare nel loro vissuto, la loro componente motivazionale è molto più elevata rispetto a quella dei cosiddetti “normodotati”.  E poi c’è il grande sogno da coltivare: quello di Tokyo 2020. La categoria PT5 (maschile) destinata agli atleti non vedenti e ipovedenti non figurava nel programma paralimpico di Rio 2016, ma alla luce del successo del triathlon (pur a ranghi ridotti) ai Giochi brasiliani le cose potrebbero cambiare e ci sono ottime probabilità che il Comitato Paralimpico Internazionale possa includere altre categorie. Di certo noi non ci faremo cogliere impreparati!”

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)