Pirati, Colori e GIALLO…

feb 14, 2012   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment

Febbraio 2004, sono all’esordio con la maglia del CUS Pavia, sarà cross lungo. La nostra formazione è Cugusi – Tiberti – Vaccina (ordine alfabetico). Stefano è al top, viene dal 30’16” nei 10000m da junior e da una recente maglia azzurra agli europei di cross.

Siamo in casa, al Parco della Vernavola e c’è il sole. Io e Tommaso non siamo gli atleti di oggi, nessuno dei due ha ancora corso una mezza maratona nemmeno sotto l’ora e dieci minuti… il lavoro collegiale e la capacità di sacrificio, di “stringere i denti” ci porterà ad esiti agonistici allora impensabili (oggi siamo entrambi a 1h06′ e nulla vieta che si migliori ancora, nonostante l’anagrafe…).

Ciascuno di noi è a modo suo carico di aspettative, emozioni e piccoli sogni.

Tommy è l’ultimo ad unirsi al gruppo nella mattinata di gare e mi porta la notizia della morte di Marco Pantani.

Visualizzo tre immagini nella mia testa… Sono confuse perchè non mi capacito della tragedia, sono sfumate, come i sogni nelle romanze televisive, sono interrotte continuamente da “puntini puntini” concettuali.

Pantani - Les deux Alpes 27 luglio 1998

La prima immagine è autobiografica e dinamica… la vittoria di Pantani al Tour de France 1998: ero un ragazzo con una bici sgangherata, al mare a Torre Borraco… tirai fuori dal cassetto un pantaloncino tipo ciclista di orrido spandex… ma era GIALLO! Poi presi una maglia da ciclista, vera di una squadra bresciana per cui corse papà… di lana… era fine luglio, in Puglia, erano le 4 del torrido pomeriggio… ma la maglia era GIALLA… inforcai la bicicletta, andai a Campomarino e mi misi a sfrecciare come un ossesso sulla litoranea… il mio percorso da cronometro… dal gelataio “Panna e Cioccolato” nella Campomarino semideserta causa pennichella pomeridiana fino allo spigolo sud-ovest della Torre Borraco… erano poco più di 6 km, ma tanto feci e tanto pedalai che cronometrai il mio record sul percorso… avevo una mountain bike Girardengo rossa, con le “corna” ma per il resto molto spartana… pedalai in posizione “a uovo”, come un pazzo… Ero pazzo. Pazzo di gioia e di ammirazione per il MIO campione GIALLO… Sfinito, con l’acido lattico che mi usciva dalle orecchie, ma eccitato e felice… 38km/h di media, calcolai… e fantasticai di fare il ciclista… lasciare la corsa e mettermi in sella… oppure fare il triatleta! Lascia la bici sulla spiaggia e mi misi a nuotare, a caso nel mio Ionio, proprio di fronte alla Torre…

Capite quale potere possa avere l’esempio di un campione nella crescita di un giovane sportivo? Basta un momento, basta un trionfo, basta uno scatto, basta… un colore!

Sapete cosa accadde quel giorno? Che faticai così tanto da capire fino a che punto sarei stato capace di stringere i denti, nello sport e nella vita. Solo che a volte poi nella vita ti dimentichi di essere capace di stringere i denti. Ma questo è un altro discorso…

Quella mattina mi folgorarono altre due immagini, statiche: Tommy aveva in camera almeno un poster di Pantani, all’Alpe d’Huez mi pare. Io avevo in camera almeno un poster di Pantani: Marco in maglia Mercatone Uno che scattava “in faccia” a Hullrich a Les Deux Alpes e andava a conquistare quel Tour de France, il più eroico del ciclismo moderno. A denti strettissimi, con una smorfia di fatica…

Gli uomini sbagliano. Marco, il Pirata, forse sbagliò, ma non smise mai di faticare. Superò ostacoli e drammi che sportivamente avrebbero “ucciso” chiunque. Anche il più farabutto dei dopati (sì, perchè la frase vi sembrerà semplicistica, ma la diatriba su Pantani di questo trattava: punirne uno per educarne cento).

il pirata in rosa...

Marco fu immolato sulla croce della battaglia persa dell’antidoping. Magari era uno che sbagliava…

Non cerco alibi per lui ma…

…ALMENO LUI ERA UNO CHE SAPEVA STRINGERE I DENTI.

Marco ciclisticamente è stato ucciso a Madonna di Campiglio nel ’99, in ROSA e non in GIALLO. Marco umanamente è stato ucciso molte volte, finché quel 14 febbraio 2004 non fu lui a decidere di consegnarsi all’eternità.

Sfinito… senza aver scalato nessun colle mitico, quel dì.

Da quel giorno non mi piace più il GIALLO.

Da quel giorno però, ho ricominciato davvero a stringere i denti.

Posseggo ancora quella bicicletta, ormai quasi inutilizzabile, è là a Torre Borraco e ogni tanto, in un pomeriggio assolato mi porta in spiaggia a Campomarino… ogni tanto le faccio fare uno scatto. Lei cigola ma mi regala assaggi lattacidi. E mi regala due lacrime: la gioia di aver gambe per riassaporare quell’emozione indelebile e il dolore di constatare che gli uomini buoni sanno sempre distruggere i sogni dei bambini.

No, il GIALLO non mi piace più.

E – purtroppo – diffido ogn’istante degli uomini “buoni”, dei salvatori della patria e dei custodi della moralità collettiva. Della purezza.

Sapete cosa? Quegli uomini sono sempre GIALLI, mentre i sogni, la purezza e la felicità hanno il colore che noi scegliamo di dar loro…

1 Comment

  • Un botta e risposta dal mio profilo facebook, ideale complemento al pezzo, mi pare…

    Giovanni Mascherpa: Credo che la vicenda di Pantani abbia costretto molti della nostra generazione a guardare allo sport con occhio più scettico, diffidente, e negli anni il senso di disillusione e di sfiducia per tanti atleti di alto livello è aumentato. Dalla morte di Pantani fatico ad affezionarmi ai grandi personaggi sportivi, per il timore che la morte nera del doping ne deturpi le imprese. Quello che Tito giustamente sottolinea è che Marco ha pagato, più pesantemente di tutti e per tutti, perchè la sua vicenda ha nascosto le colpe di tanti altri. E poi, rispetto alle facce da schiaffi di gente come Contador e Basso, lui era molto più vero.

    Tito Tiberti: Esatto, dopo Pantani non ci si innamora più del ciclismo. Lui è stato il nostro ultimo, grande, vero amore a due ruote… umano anche nell’errore, sovrumano nella combattività, inimitabile nell’entusiasmo dello scatto e dell’impresa epica… Cosa sono quelle mummie senza espressione di fatica che non si alzano sui pedali per salire sul Gavia a 25km/h??? Cosa sono??? Tacchini ripieni… Marco era lì e stringeva i denti, e spaccava le pedivelle e scagliava gli occhiali… Era uno spettacolo. L’ultimo spettacolo prima del “calate il sipario”…

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)