Quattro anni senza…

lug 12, 2013   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Parole, tante parole: fissano le idee e costruiscono un dialogo. Mettono paletti. Definiscono sentimenti. Aiutano a capire e capirsi, mai a dimenticare. A volte mistificano, ma è il pensiero ad essere fallace, non il verbo.

Parlavo con un’amica, dicevamo di questo sito, di ricominciare a riempire questo contenitore. Idee e parole, sentimenti…

Riparto dal 12 luglio. Riparto da un ricordo e dalla considerazione che il tempo davvero addolcisce i ricordi e lenisce il dolori, ma non fa dimenticare lezioni apprese e la narrativa personale che ciascuno porta con sé…
4 anni senza. E quell’angoletto di cuore pieno di un sogno e di un’idea. Ciao Max…

12 luglio 2009

Non riesco a togliermi il pensiero dalla testa. Max non c’è più.

Max CorsoE’ martellante. Per tutta la notte mi sono rigirato nel letto: tremavo e piangevo, piangevo e tremavo. E quando la spossatezza ha avuto il sopravvento l’ho sognato ancora: sembrava felice, mi parlava di una sua nuova ragazza, della gioia per aver trovato un amore suo e vero…

Mi vergogno terribilmente, so che le mie parole non saranno mai sufficienti a rendergli onore e giustizia, so che le parole non bastano. Ma il dolore intimo è così forte che non posso non provare a ricordarlo e farlo ricordare. E non mi capacito del fatto che non c’è più. E’ ancora lì, che coccola il mio gatto sul divanetto a casa, quando veniva da me per fare le gare con il Gavardo (BS), la sua squadra, quella del paese dove abito…

Anche adesso che digito “parole”, il battito del cuore accelera e mi agito. Sono scosso, io a quel ragazzo volevo davvero bene. Il “buon Dio” si è distratto un’altra volta.

Max è caduto in un canalone in montagna mentre correva, forse ingannato dalla nebbia. Se ne è andato facendo quello che amava, ma vi assicuro che non è un pensiero confortante. Troppo giovane, troppo bravo…

Spalle larghe, una forza erculea, una voglia di correre e di far fatica che nessun altro che avessi mai conosciuto poteva vantare. E correva forte, fortissimo: 3’45” nei 1500m, poco più di 14′ nei 5000. Un portento vero.

Ottimo studente, ottimo atleta, ottimo uomo.

Forse Max era un po’ solo, come spesso capita agli uomini giusti. Aveva delle convinzioni, un incredibile senso di giustizia sociale, anche applicata allo sport. Si arrabbiava molto per qualsiasi atto di slealtà, anche minimo. Sembrava un po’ strano proprio perché era difficile spiegarsi da un punto di vista esterno le sue forti prese di posizione, i suoi malumori e la sua animosità atletica. Ce l’aveva coi disonesti: da chi si dopa a chi non aiutava a tirare in gara, da chi tagliava la strada a chi pensava più al denaro che al cronometro.

Ma non era strano, era un giusto. E già mi manca. Era una bella presenza nei miei pensieri e nei miei discorsi, magari non ho fatto abbastanza per farglielo capire…Sapeva sentire nel profondo le ingiustizie.

Max era di Feltre, protagonista del Palio e del Giro delle Mura, come atleta e come appassionato. Spero e credo che gli si renderà omaggio sin dalla prossima edizione.

Max aveva due grandi passioni, originali davvero per un feltrino: il Palio di Siena e la Sampdoria. Mi sembra ieri: discussione amichevole tra lui, Armando (Sanna, doriano) e Giovanni (Mascherpa, milanista) per decidere se fosse meglio Cassano o Kakà… E come si animava, pieno di vita e passione! E io a mediare, inutilmente… in conclusione Cassano risultò un gradino sopra Dio. E’ un aneddoto sciocco lo so, ma era l’ultimo giorno dell’altura a Sestriere, agosto 2008. Mi aveva chiamato l’altroieri, meno di 24 ore prima dell’incidente, per tornare con noi in altura proprio a Sestriere. Già pregustavo discussioni divertenti con lui. E spartirci i compitini in cucina: era anche un ottimo cuoco…

Max continua a correre con me, con noi.

12 gennaio 2010

Avrei tanto voluto scrivere un pezzo sul 2009, una specie di riassunto di quanto di bello e di meno bello la stagione trascorsa ci ha regalato.

Avrei voluto scrivere di come regolamenti pessimi hanno rovinato la godibilità del nostro amato sport e di come regolamenti ancora peggiori rovineranno il 2010 delle nostre corse.

Avrei voluto essere attento osservatore e introdurre piccoli spunti autobiografici per chiudere un anno e cominciarne un altro….

Ma è il 12 gennaio, e come ogni 12 del mese mi resta un solo pensiero in testa… Un altro mese senza Max.

Il mio 2009 atletico alla fine è stato questo: Massimiliano Corso non c’è più. Era un amico, un signor atleta, un ragazzo colto, un personaggio che faceva bene al nostro ambiente con le sue lealtà e incorruttibilità.

Era il 12 luglio. Sono passati sei mesi.
Da “grande”, quando racconterò ai miei figli del mio 2009 atletico, non ricorderò di aver corso la maratona di Berlino; non accennerò all’avventura di correre a New York; non vorrò ricordare nessuna delle piccole vittorie… Ricorderò che un giorno Max se n’è andato e che da allora qualcosa è cambiato, nel modo di interpretare la corsa, nel modo di affrontare le sventure di ogni giorno.

Sono un po’ più fragile di allora, ho meno illusioni sulla vita, forse cedo centimetri alla tentazione del fatalismo. Ma  mi si sono impressi nella mente più che mai i valori in cui credo e per cui voglio lottare. Senza compromessi con la coscienza, proprio come faceva Max.

Sapete una cosa? Ho passato ore sulle gambe in solitaria preparando la maratona, ma non mi sono mai sentito solo. Max era lì con me: un pensiero che mi teneva compagnia, uno sprone a stringere i denti, una vocina che mi diceva che quel lungo in altura bisognava portarlo a casa, non un metro meno di quanto programmato…

Ora come allora mi manca, e mi fa rabbia sapere che ora sono un suo compagno di squadra e lui non c’è.

Quando si scioglierà la neve tornerò a Fonzaso a trovarti. Ciao Grande!

22 giugno 2010

Il pettorale 90 autografato da BungeiEra il 22 maggio, è il 22 giugno. E’ già passato un mese dal “IV meeting Città di Gavardo – 1° Memorial Max Corso”. Incredibile: il tempo vola, le giornate passano mentre ci arrabattiamo tra risolvere un problema e crearne un altro, tra programmare il futuro prossimo e far fatica a capire cosa succederà l’anno prossimo nell’Italia “terra dei cachi”. Il campionato di calcio è finito e la Sampdoria di Max Corso è andata benissimo, da lassù Massimiliano starà sbandierando le imprese di Cassano e Pazzini; probabilmente se ne sta infischiando del mondiale sudafricano: si avvicina il Palio di Siena e per il calcio non c’è più spazio. Palio di Siena e Italiani assoluti, nei suoi pensieri, insieme agli ultimi esami univesitari a Bologna. Non è così, tra venti giorni – che passeranno in un batter di ciglia “cosmico” – sarà un anno che la montagna si è presa Max. Andando in mountain bike per le dolomiti trentine ho spesso sconfinato nel bellunese: ho respirato l’aria delle montagne di Max e ne sono stato felice. Ne ho percepito la possanza di monumento al selvaggio, ho intuito il matrimonio che Max celebrava con la natura ogni volta che s’inerpicava su quei sentieri.

Le emozioni che si sono affastellate nella mia testa sono state contrastanti. Max non c’è più ed è un pensiero triste, non c’è consolazione per una vita spezzata così giovane, ma aiuta sapere che se n’è andato facendo qualcosa che gli giovava nel profondo. Salire sui suoi sentieri non era un fatto di allenamento o un semplice passatempo. Era il desiderio di sentirsi parte dell’universo e di ascoltare “sovrumani silenzi”, di guardare il cielo e sentirsi così vicino da poterlo toccare, di riflettere in solitudine e capire se stesso…e’ qualcosa che non puoi fare giù in città, mentre corri su una strada trafficata e rischi la pelle a causa di automobilisti imprudenti, mentre lavori in cantiere e l’incidente sul lavoro è una possibilità concreta, mentre raggiungi l’università in bicicletta respirando smog tra i suoni striduli dell’urbe antropizzata… La vita ci chiede di essere animali sociali e di tollerare le brutture della civilizzazione facendo il possibile per migliorare il nostro mondo; ma la vita pretende che ogni tanto si sappia afferrare il proprio tempo e lo si addomestichi ritornando alla natura. Bastano dei momenti, intensi, che ci facciano ricordare che siamo pelle ossa tendini e muscoli, non un scarpe pantaloni camicia e cravatta.

Il Memorial è stata la mia prima vera esperienza come responsabile degli atleti per un meeting di livello, fino ad allora avevo organizzato dei cross. Entrambe le tipologie di lavoro mi hanno appassionato, anche questo è un modo per fare qualcosa che riporti al rapporto con se stessi: il ragazzo che cerca di dare il massimo di sé lo fa imparando a conoscere il proprio corpo e a controllare le proprie emozioni profonde; recupera la coscienza dei propri pelle ossa tendini e muscoli. Ed è bello, educativo, umano.

E’ stata l’occasione di incontrare un campione olimpico che ha capito l’importanza dello sport come veicolo di educazione sociale, di integrazione, di coscienza della propria individualità in un contesto plurale. C’era Wilfred Bungei come testimonial, io ho corso con il pettorale 90, lo stesso numero di Max nel meeting 2009 e poi ho chiesto a Wilfred di autografarmi una dedica ad un amico, a Max. Lui ha capito e ha scritto qualcosa di bello, di suo: “For Max, we miss you. Though I did not find to know you, you are a friend in absentia” (A Max, ci manchi. Anche se non ho avuto l’occasione di conoscerti, siamo amici con lo spirito). Andrò su a Fonzaso a lasciare il mio piccolo regalo a Max, verso il 12 luglio…

Ringrazio tutti coloro che hanno corso a Gavardo per Max e non per se stessi, ringrazio i ragazzi che stanno organizzando nel Triveneto un circuito del mezzofondo in onore di Max e Podisti.net che ha ospitato la galleria fotografica del meeting e che mi da l’opportunità di esercitare libertà di pensiero e parola.

PS: da “direttore tecnico” i complimenti all’atleta che mi ha impressionato maggiormente nel meeting: Francesco Cappellin, 19 anni, secondo sui 400m in 47”38. Fresco campione italiano promesse pur essendo al primo anno di categoria. E non a caso uno di quelli che l’atletica la fanno alla maniera di Max, con coraggio, dedizione e rispetto dell’avversario. Francesco è uno di quelli che conoscevano Max e che hanno corso per lui.

29 giugno 2010 (Maurizio Ferin – Gazzettino di Belluno)

Questa è una storia di sport, e dei legami che si creano facendo sport. Anche tra persone che non si sono mai incontrate. I legami che possono unire un campione olimpico del Kenya, e un ragazzo di Feltre che campione forse non era, ma la corsa la interpretava proprio come quei fuoriclasse degli altipiani africani. Con purezza e amore per il gesto atletico.

La pagina del Gazzettino di BellunoIl ragazzo è Massimiliano Corso, scomparso poco meno di un anno fa. Il campione è Wilfred Bungei, medaglia d’oro negli 800 metri alle Olimpiadi di Pechino 2008. Li unisce Tito Tiberti, bresciano, amico di Max, che nelle sue peregrinazioni podistiche aveva rappresentato anche l’Atletica Gavardo, club di quella provincia bresciana. Un sodalizio che ha voluto rendere onore alla memoria del mezzofondista feltrino con un meeting, disputato poco più di un mese fa, il 22 maggio, a Brescia.

Ospite d’onore dell’evento era proprio Bungei. «Io ho corso con il pettorale 90, lo stesso numero di Max nel meeting 2009 – racconta Tito – e poi ho chiesto a Wilfred di autografarmi una dedica a un amico». Proprio lui, proprio Max. Dev’essere bastato poco, per fargli capire chi fosse Corso e come vivesse il rapporto con la pista. «È vero, lui ha capito e ha scritto qualcosa di bello, di suo», ricorda Tito.

La dedica è questa: «For Max, we miss you. Though I did not find to know you, you are a friend in absentia». La traduzione è di Tito: «A Max, ci manchi. Anche se non ho avuto l’occasione di conoscerti, siamo amici con lo spirito».

Un po’ di brividi li mette, questa dedica. Parole dirette da un campione olimpico a un ragazzo che non c’è più, purtroppo. «I keniani corrono sicuramente per emanciparsi dalla povertà, ma anche per un’idea di libertà, la stessa che animava Max – spiega l’amico bresciano Tito -. Bungei si allena stabilmente a Verona quindi la sua presenza al Memorial Corso non è stata una cosa eccezionale, ma straordinarie sono state la sua disponibilità e la capacità immediata di capire Max».

Storie di sport, di legami difficili da spiegare. Fortissimi. Furono una decina (due macchine) i bresciani accorsi a Feltre per il funerale di Max. La mamma di Massimiliano era al meeting bresciano, insieme ai ragazzi dell’Atletica Triveneta che hanno organizzato il Circuito del mezzofondo dedicato a Corso.

Altri intrecci, altri legami. Kenya, Brescia, Feltre. Sullo sfondo Max, e il suo amore per l’atletica

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)