Rego-lamenti: corse su strada, partecipazione e premi in denaro…

gen 12, 2012   //   by admin   //   Blog  //  2 Comments

Un Paese aspira legittimamente a salvaguardare il proprio patrimonio di talenti, in ogni campo della vita associata: in particolare sono i talenti nel novero dei lavoratori della conoscenza e degli atleti a dover essere salvaguardati. Si cresce in un sistema educativo e sportivo, portando una bandiera e una croce, e da “adulti” si dovrebbe poter restituire al sistema l’investimento che lo stesso ha fatto sui propri “cervelli” e “muscoli”.

Nei diversi ambiti molte sono le strategie adottabili, tuttavia spesso si fraintende la protezione del patrimonio con forme di protezionismo miopi se non dannose e controproducenti.

Leggevo i nuovi regolamenti per l’attività 2012 emanati dalla FIDAL, Federazione Italiana di Atletica Leggera.

E inorridivo.

La volontà – presumo – di tutelare gli atleti italiani ha travalicato i limiti del buonsenso e si è tradotta in norme mostruosamente restrittive per lo svolgimento dell’attività agonistica da parte degli atleti stranieri. Certo, nell’Italia della “Bossi-Fini” non c’è nulla di cui stupirsi, ma negli articoli attuativi FIDAL non è difficile equivocare e ravvisare ombre di “razzismo sportivo”.

Sintetizzo i comma 3 e 6 dell’articolo 7 delle Norme per l’Organizzazione delle Manifestazioni (clicca qui per scaricarle) relativi alle sole “corse su strada”:

  • Gare di livello regionale: partecipazione consentita a tutti gli italiani tesserati FIDAL e agli stranieri (comunitari ed extracomunitari) tesserati FIDAL per una società regionale. Eventuale montepremi in denaro ai soli atleti italiani tesserati FIDAL.
  • Gare di livello nazionale: partecipazione consentita a tutti gli italiani e stranieri tesserati FIDAL. Eventuale montepremi in denaro conferibile a italiani e comunitari e ad un massimo di tre (3) extracomunitari.
  • Gare di livello internazionale: partecipazione consentita a tutti gli atleti tesserati per una Federazione di Atletica affiliata alla IAAF. Eventuale montepremi in denaro erogabile a tutti i tesserati partecipanti.

Premesso che il 99% delle competizioni internazionali organizzate in Italia non sono conformi al criterio qualitativo previsto dall’art. 7.4 e che il Gruppo di Lavoro “Monitoraggio delle Manifestazioni” di fatto non esiste (o se esiste non opera, che forse è persino peggio!), le tre fattispecie sopra descritte configurano scenari di assoluta confusione e conflittualità (mentre per esempio Corsa in montagna e Cross sono regolati per l’erogazione di premi in denaro da un incomprensibile genericissimo rimando alle regole della IAAF e della Stato Italiano ex art. 8.3).

 

Punto primo: CONFUSIONE

  1. trovo ingiusto e deviante rispetto allo spirito di confronto agonistico ammettere un atleta in gara e privarlo degli stimoli della competizione, escludendolo dall’accesso al montepremi.
  2. L’atleta escluso dal montepremi, occupa comunque una posizione in classifica. Il montepremi per quella posizione si azzera (con risparmio dell’organizzatore) o scala al successivo classificato avente diritto ex lege FIDALis (genitivo maccaronico…)?
  3. È serio distinguere tra stranieri di serie A (comunitari) e di serie B (extracomunitari)? E – ironicamente – nei corsi di aggiornamento per il Gruppo Giudici Gara è previsto un modulo di geografia politica per far loro ripassare la lista degli stati aderenti all’UE?

 

Punto secondo: CONFLITTUALITA

  1. una differenziazione così netta fa bene alla vita associata degli atleti? Come reagirà “umoralmente” uno straniero che si sentisse bistrattato da norme così penalizzanti? C’è un alone di razzismo? Io mi auguro che non ci sia, credo profondamente nell’integrazione attraverso i canali dell’istruzione e dello sport, ma… non mi stupirei di dover sedare risse e litigi sui campi di gara.
  2. l’organizzatore che legga in chiave razzista le nuove norme, si sentirà mica implicitamente autorizzato a violarle? Ad aggirarle? A pensare a giri di “compensi e premi” sottobanco? Cosicché alla fine saranno magari gli atleti italiani a sentirsi maltrattati… e la conflittualità sarà ulteriormente accentuata.
  3. Ho vissuto da atleta – spesso con disappunto – l’ “invasione” di stranieri forti e incontrollati (anche dal punto di vista “DOPING”) nelle gare italiane di ogni livello. Spesso mi sono sentito derubato di montepremi o semplicemente di vittorie per via di regole strapazzate a piacimento degli organizzatori e con la connivenza di alcuni giudici. Ma siamo sicuri che sia questa la strada per rimediare? Io non credo. Preferirei tornare ad essere derubato della vittoria di Alessandria del 2010, piuttosto che dovermi vergognare della mia italianità di fronte a ragazzi stranieri più forti di me cui viene negata una giusta remunerazione dello sforzo fatto… E’ pur vero che il regolamento è noto prima della gara e che un atleta può accettare il rischio di tornare a casa con le pive nelle sacche, ma… si possono senz’altro trovare soluzioni migliori e soprattutto più EQUE.

Cara FIDAL, continuo a credere nelle possibilità dell’atletica italiana di risollevarsi, di cogliere nuovi successi, di crescere anche con italiani di pelle scura o olivastra o rossastra o gialla o…

Cara FIDAL, continuo a sperare che la maglia azzurra sia vestita con onore a prescindere che ci si chiami Carlo, Salvatore, Jorge o Muhammad…

Cara FIDAL, sventolerò la bandiera per una medaglia della nostra bella quattrocentista cubana, già lo feci per Fiona May…

Cara FIDAL, porterò la croce di regole sbagliate e correrò con le mie gambe ispirandomi alle imprese di Stefano Baldini, ma…

 

…bisogna voltare pagina.

…bisogna ricordarsi che le regole non sono meri tratti di penna su un foglio e che hanno esiti dannatamente pratici.

…bisogna sapere che un burocrate d’ufficio non deve decidere per l’uomo che la vita la vive sulla strada.

Strada e uffici, vita vera e virtuale, sono due mondi che di fatto non si toccano. Si cerchi la cooperazione dell’uomo della strada, si ragioni sulle sue esigenze, sui fatti concreti, sui problemi che ogni domenica di gare ci racconta…

E soprattutto, la si faccia finita con la ricerca spasmodica di alibi per il fallimento della nostra atletica. Per ripartire ci vogliono scelte coraggiose, uomini nuovi e scarpe consumate dall’attività sperimentata con “la forza dei propri piedi e il coraggio dei propri polmoni”.

2 Comments

  • Mi vergogno di essere cittadino di un paese in cui una federazione sportiva emana un regolamento del genere e chiedo scusa a tutti gli atleti degli altri paesi per la nostra inciviltà

  • Riporto la prima parte del thread di commenti al pezzo, tratto dal mio profilo su Facebook (lascio solo le iniziali dei nomi degli intervenuti. Io – ovviamente – rispondo come TITO):

    GF / L’altra faccia della medaglia è quella che leggevo poco tempo fà proprio quì su FB dove un famoso maratoneta marocchino di stanza in Lombardia diceva, sintetizzando: “Italiani m***e, tra poco dovrete tutti inginocchiarvi davanti ai marocchini”. Devo dire che sono molto contento che non sia così e che gente come questo famoso maratoneta ora faticherà a pescare i soldini che rubava continuamente (doppie gare in un giorno, gare fuori regione quando non era concesso etc etc)

    GF / E poi mi sembra molto un passo avanti verso quello che dai piani alti vogliono fare: naturalizzare tutti i più forti e creare una nazionale italiana stile Francia, dove di nativi francesi ce ne sono ben pochi!

    Tito / sì però c’è modo e modo di mirare a un obiettivo. Puntare e sparare non mi sembra il migliore…

    AS / Odio Fidal, punto e basta. Just let me run. Le scarpe sono uguali, la pista é uguale. Se non avete fatto l’allenamento, perdete.

    GR / Giusto penalizzare gli extra stile il marocchino che hai citato, e anche giusta l’idea di farlo per avere naturalizzati forti.
    Però è anche un modo giustificare il continuo calo del livello che abbiamo fra gli italiani.
    In Emilia-Romagna, per esempio, ci sono molti marocchini che vincono gare con tempi che faceva mio babbo negli anni 70/80.

    Tito / Certo, parliamo di atletica al ribasso… @AS, hai ragione. A un certo punto infatti focalizzo l’attenzione (seppure in breve) sulla necessità di controllare la regolarità dei risultati con controlli di tipo sostanziale e non amministrativo. Intendo: sei più forte con mezzi onesti? Hai vinto! Sei sporco? Fuori dal giro. Conta chi va più forte con le gambe e non con le provette o il passaporto…

    Tito / @AS, as I wrote before. Obviously you’re right. I focalized on administrative issues as an “alibi” to justify italian athletics bad results… above you’re right when you say: “lack of training? you loose”. BUT… you (generical athlete) MUST be honest and clean (no doping!). Then, JUST DO IT, as we mainly do…

    EO (EO è un medagliato olimpico del passato, ndr) / la seconda

    VD / ‎”Mi piace” davvero per niente

    Tito / spett… mi sono perso. La “seconda” qual è?

    MB / ‎”La norma creerà una sorta di riserva indiana per mediocri, dove i livello degli italiani cadrà ancora più in basso” (cit. Giorgio Rondelli.).
    Mi sembra il classico tentativo di nascondere la spazzatura sotto il tappeto, dando la colpa del livello mediocre su cui versiamo agli stranieri o agli stranieri naturalizzati che rubano i posti in nazionali.
    La verità, è che i grandi atleti che avevamo negli anni ’80-’90 e inizi 2000 avrebbero preso a calci in culo gli stranieri che oggi fanno i fenomeni nelle varie garette regionali.
    Poi è vero, c’è gente che ci sguazza giocando sporco, ma quest’ultimi andrebbero combattuti con ben altri mezzi. A fronte di loro, ci sono molti atleti che fanno le cose nel pieno rispetto nelle norme. Mettendomi nei loro panni, mi girerebbero parecchio le palle con questa nuova norma.

    FD / Mi vergogno di essere cittadino di un paese in cui una federazione sportiva emana un regolamento del genere e vorrei trovare un modo per chiedere scusa a tutti gli atleti degli altri paesi per la nostra inciviltà

    DA / Pensa che potrebbe essere anche Ratzista…
    Per quanto mi riguarda rispondo sempre con la solita cosa, finiamola di chiamarla “Italia”. Se l’Italia è quella creata dai Cavour, Crispi e via dicendo, questa non è Italia, quindi sarebbe il caso di cambiarle il nome.

    LS / forse adesso con la nuova norma riesco a vincere pure io 10€ in qualche gara!!

    Tito / @LS, poi te li bevi in birra alla salute di Alì Babà? Scherzo… Io resto dell’idea che l’integrazione e la mescolanza (meticciaggio, multirazzialità, melting pot… chiamiamola come vogliamo) siano strade obbligate e foriere di progresso culturale. A patto che siano legalitarie. A patto che siano improntate al rispetto reciproco, alla fratellanza, all’onestà… perciò nel mondo reale: cooperazione e solidarietà. Nel mondo sportivo lealtà e nessuna scorciatoia…

    DA / Utopia dall’inizio dei secoli conosciuti

    Tito / Lasciami sognare. Non sono ancora decrepito. E non mi voglio vergognare di me stesso oltre che della mia federazione…

    DA / Ma no basta sognare, meglio secondo me confrontarsi quotidianamente con la realtà…i sognatori sono come i superstiziosi e i religiosi, credono in qualcosa che non c’è e che non ci sarà.

    Tito / Si sogna a occhi aperti, per vedere quel che succede e cercare di replicare/realizzare i sogni su piccola scala. La piccola scala non è un’utopia. Magari non cambia gli equilibri globali, ma almeno mette sul piatto “casi di successo”. E l’emulazione potrebbe fare la differenza, in alcune/tante altre piccole scale…

    DA / Sai bene che la complessità del problema è enorme, non basterebbe un giorno per elencare punti e cavilli socio-razziali, politici ed etico/morali.
    Con la gente che gira non basterebbero tutte le scale del mondo Tito.

    Tito / ‎…certo, i problemi complessi vanno semplificati, e il modo più capillare per semplificare è parcellizzare… è molto probabile che si fallisca. Ma vale sempre la pena tentare. Sempre.

    DA / A lungo andare il tentativo è fallimentare. Riporto una frase del senior, sempre esemplificativa e sempre impressa “a no ghe xe mai sta ne rivoeusion sensa a guerra, a storia lo insegna”

    AF / Un articolo molto lucido ed equilibrato, Tito. Credo che l’attuale dirigenza della FIDAL abbia concluso il suo mandato in un modo deludente e mi chiedo se non sia l’ora di coinvolgere Pietro Mennea… se non possiamo averlo in Parlamento, chiamiamolo almeno a governo del suo sport…

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)