Se scavassi un pozzo…

set 8, 2012   //   by admin   //   Blog  //  2 Comments

L’ho pensato! Ho pensato che dalla piazza del Sestriere per trovare l’acqua al livello del mare avrei dovuto trivellare 2035 metri in verticale, poi avrei dovuto spostarmi in orizzontale un migliaio di chilometri per raggiungere la mia spiaggia a Torre Borraco: 170 volte l’intera percorrenza del Sentiero Bordin!!!

L’ho ben consumato quel tratto di sterrato che taglia il costone della montagna sotto il monte Fraiteve, ho scavato un solco avanti e indietro per la Valle Argentera, ho forzato la mia macchinetta per andare a correre ai 2428m s.l.m. del Col Basset (in ottima compagnia, Opelina 4 posti 7 occupanti!), ho macinato tre cifre di giri in pista (a occhio – solo di ripetute – almeno 250 giri…)!

Col Basset, fondo lento verso l'AssiettaUn’intera estate dedicata alla Maratona, divinità “imprecisata” che popola le preghiere e le fantasie dei corridori… Costa fatica ma ripaga sempre: non è una divinità vendicatrice e crudele, non si fa beffe della piccolezza dell’uomo. Ti prepari e crei le premesse per una prestazione di un certo tipo, ma non c’è aritmetica certezza. Si può pronosticare un certo riscontro cronometrico, ma le variabili sono così tante e così poco governabili… Eppure finire una maratona ha sempre e comunque un elemento di soddisfazione.

E’ una conquista.

E’ un’emozione intima.

E’ uno sforzo liberatorio.

E’ un pianto dirotto.

Una maratona vale comunque la pena. Di essere corsa. Di essere allenata. Di essere sognata. Di essere conquistata. Di essere vinta o persa. Di aver rubato tempo ad occupazioni decisamente più usuali per l’essere umano (famiglia, lavoro, sonno, svaghi…). Il maratoneta non è un essere umano usuale: è uno che non cerca scorciatoie per arrivare dove sa di voler arrivare (e vuole arrivare lontano, 42195 metri reali e metaforici). E’ uno che sa stringere i denti e rilassare la mente quando nelle lunghe ore di corsa approfondisce i propri sentimenti, quando apprezza la percezione del bello e dell’amore che lo circondano…

Il maratoneta può essere un pazzo o un genio, un comico e  un giocoliere, un intellettual(oid)e o un filosofo, un agonista o un pacifista, un dieselone da campi arati o una moto da pista… Può essere tutti questi personaggi e mille altri. Può essere uno di essi o alcuni o molti o addirittura tutti. Un maratoneta tuttavia non può essere un “tipo banale”: una maratona ti dona la coscienza di essere speciale, eccezionale, ANORMALE, onesto e unico nella moltitudine di onesti! Un maratoneta disonesto non è un maratoneta, è un compagno che sbaglia (eufemisticamente)…

Nudo nella mia anormalità, sono uno sciocco maratoneta che immagina di scavare un pozzo e viaggiare fino al luogo di una gioia infantile incontaminata… Viaggio di fantasia e faccio girare le gambe; rinnovo il mio accordo con la vita e corro un’altra maratona; mi guardo in giro, prendo e dono un po’ di amore. “La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”…

2 Comments

  • Raramente mi emoziono nel leggere qualcosa(mi capita più spesso ascoltando musica….o suoni)…ma in tutta sincerità questa volta è accaduto!!Grazie di cuore

  • Grazie a te per aver speso parte del tuo tempo a leggere qualche mia riga con vaghe pretese di condividere un pensiero o un’emozione.

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)