Sogno tremulo

lug 5, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Un cielo serale velato dall’umidità, poco filtrato dai raggi del sole, quasi grigio. Ma di un grigio luminoso.

Una strada lastricata di grossi ciottoli rettangolari spianati, in discesa, guardandola dal basso traccia una sorta di lungo curvone verso sinistra*, in salita. Punti di vista…
Sulla curva un portone massiccio di legno scuro, del tipo che s’incontra nella semiperiferia milanese, palazzi antichi e moderni allo stesso tempo: quelli che hanno già l’ascensore ma che non hanno ancora le scale di marmo levigato.
Gargolla (o doccione o gargoyle) - Duomo di MilanoDentro il portone esattamente questo tipo di edificio. Scale e ringhiere.Intorno al portone, dall’esterno un arco di pietra grigia, piuttosto ben sagomato e adornato da greche. Rasserenano due animali accucciati (cani? leoni? asinacci? Non saprei dire…) alla base dei piloni laterali, incuriosiscono (inquietano?) due gargolle mostruose ricavate nella medesima pietra grigia. L’edificio ha un nonsocché di macabro, forse perchè ricorda il Dakota Building su Central Park West, ultima dimora mortale di John Lennon.

Sono in un appartamento, i passaggi di comunicazione tra una stanza e l’altra sono caratterizzati da archi di pietra grezza, sorretti da colonne rastremate e capitelli dorici. Tutto sul grigio chiaro, tipo selce. Non sono solo, c’è lei con me, si parla fitto, si scherza e l’eco delle risate risuona tinnulo.

La terra trema. Trema forte, ondulatoria. Fine delle risate, ma non c’è panico, mi metto sotto uno degli archi e mi tengo alle colonne, che risultano quasi miniature di quello che si poteva immaginare. Non sono ingressi trionfali, ma semplici vani di porticine, se non pertugi più piccoli. Come se avessi mangiato il fungo di Alice…

Il tremore cessa, la prudenza mi porta fuori dal palazzo, il grigiore della cappa umida è filtrato da raggi dorati e rossastri, zona “Cesarini” della giornata, verso il tramonto. Me ne sto in mezzo alla via, deserta. Ora sono solo. Niente risate.

Fisso in posa da esploratore, il piede destro poggiato su un pietrone smosso e striato di rosso dall’ossidazione del ferro o da qualche residuo argilloso: se avessi in mano un cannocchiale potrei benissimo essere un marinaio di Colombo. Invece mi sorreggo il mento e sbuffo, preoccupato più che spaventato.

Trema di nuovo, sento il pietrone oscillare sotto il mio piede. Nudi entrambi: il piede e la roccia. Il tremore li rende entrambi “liquidi”, non si sentono gli spigoli. Mi sento smarrito, sono solo e la presa dei piedi a terra è tutt’altro che salda. Sento che non sono io che fuggo, ma il mondo che mi sfugge. Non si fida di me… E trema. Si scrolla le spalle, ma non mi scaraventa a terra. Mi sta dando un’altra opportunità, e sorrido.

È solo il sogno di stanotte, ma io credo a Faber e alla sua poesia: “Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso / il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso”.

* Nel film alleniano “Midnight in Paris” c’è una strada così, allo specchio giacchè curva a destra, e scura giacchè le scene in cui l’improbabile protagonista sale su un’auto d’epoca e viene risucchiato dal passato si svolgono a notte fonda…

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Quote #8

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