Storia di un istante

feb 17, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

È la storia di un istante. Ma anche un istante può essere raccontato. Ha una sua dignità…
Anche se dura pochi secondi e non ha la dimensione della concretezza del quotidiano. Anche se è racchiuso tra le parentesi graffe del’onirico.
Panchina a Central Park - NYC (foto Tito Tiberti)Stanotte ho sognato un uomo, una specie di bambino cresciuto. Qualche rughetta d’espressione ma lo sguardo acceso del sognatore…
Ho sognato una donna, labbra sottili, pupille guizzanti, un nasino delizioso e il ritmo del respiro che lascia intuire sincronia col flusso dei pensieri… Una donna contagiosa: col sorriso, con lo sguardo che sfugge in basso ma che inebria quando incrocia l’altrui sguardo.
Il bambino stava ad osservare il mondo che camminava rapido e indifferente, forse indaffarato. Se ne stava seduto su una panchetta bassa, di legno, addossata al muro di un lungo edificio grigio, sul marciapiede di un vialone. Dava l’idea della 33st a Manhattan.
Capitò che il mondo brulicante si congelasse in un istante – in quell’Istante – e lo sguardo del bambino incrociasse quello della donna, giratasi di tre quarti come per cercare il contatto mentre il fluire della folla già la trascinava via.
E nell’incrocio, furtivo e complice, sulla bocca del bambino tornato uomo affiorarono poche essenziali parole…
Ti trovo bellissima. Fu tutto quello che pensò di dirle e che di fatto proferì. E bastò per riempire di significato molti istanti.

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)