Strisce pedonali e fughe cerebrali

ott 28, 2013   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Da ragazzino tornavo a casa da scuola a piedi, fischiettando. Fischiettavo malissimo, non avevo ancora capito che si può ascoltare il suono che emette la nostra bocca.

E poi – come fanno i bambini, che strascicano un po’ i piedi e immaginano percorsi di fantasia – mi davo una regola e camminavo sguardo rivolto in basso. Non pestavo le strisce di vernice a terra: né strisce pedonali, né rettangoli delimitanti gli spazi delle bancarelle del mercato o dei parcheggi…
Di più, le mie scarpe non dovevano tangere le fughe tra lastroni di porfido o cubetti di pavé che pavimentano tratti di strada o piazzette…

Piazza del Popolo a Roma una notte di giugnoL’attenzione a non invadere gli spazi del lastricato stradale con la proiezione dei miei piedi è qualcosa che è rimasto radicato in me.
Come se le geometrie bizzarre delle fughe tra le mattonelle della strada o le piastrelle di casa abbiano in qualche modo contribuito a disegnare le geometrie della mia mente o la percezione dell’ambiente e dell’ “altro” da me. Fughe e crepe, sì perché a volte qualcosa si sgretola.
La cosa bella è che i vuoti si possono riempire, sempre! Vuoti reali (hai un barattolo di marmellata desolato, non vuoi metterci qualcosa dentro?), vuoti affettivi, vuoti culturali, vuoti motivazionali, e via discorrendo.

Strisce pedonali e fughe cerebrali. Ci sono momenti in cui si ripercorre un momento della propria esistenza e ci si domanda cosa sarebbe successo se…
Momenti in cui ci infuochiamo per un’idea, ci crucciamo per quel che sarebbe stato e non è accaduto, di un amore che sarebbe sbocciato, di un frutto che avremmo raccolto, di un fiore che avremmo odorato, di un cartoccio che avremmo gettato.
Così c’infervoriamo, ci biasimiamo, ci innamoriamo, ci elogiamo, ci demoliamo, facciamo spallucce con noi stessi. A volte tuttavia è piacevole comunicare quello che non è stato e mai sarà, ma che sarebbe stato bello accadesse… Vincoli spazio-temporali e contingenze determinano l’andamento del sentiero che percorriamo, oltre (ovviamente) alle scelte che operiamo.
In altre circostanze sarebbe stato amore.
In un’altra stagione sarebbe stato un incontro foriero di esiti straordinari (un’eccezionale marmellata di fragole, un legame affettivo, una professione, una produzione, un bel libro o solo una passeggiata…).
Sotto un altro sole sarebbe stata una lezione importante.
Con un altro maestro sarebbe stata una sinfonia perfetta. O un motivetto fischiettato a tono…
Con o senza altri sguardi addosso (sguardi severi o d’approvazione o indagatori o speranzosi), l’atmosfera sarebbe stata magica.
Se avessi trovato una ragione forte – per quanto assurda – sarebbe stata una performance memorabile.

Ci sono “cose” per sempre, “cose” che mai, “cose” a periodi.
Il fil rouge che le lega è la felicità di essere vivi, saper essere vivi e cercare di far vivere.

Buona lettura a te che sento troppo poco, che vedo ancora meno e che mi aiuti ad essere felice ogni giorno – anche quando è difficile – e che forse io aiuto a sentirsi felice o almeno viva!

Ieri correvo rifiutandomi di ascoltare il cuore che mi diceva che non era giornata. Sono sceso veloce da un marciapiede e ho accorciato il passo per non pestare una fuga… Forza della mente. Prende e dà. Soprattutto dà e ci permette conquiste incredibili.

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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)