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Io e Grifonissima ci siamo detti…

mag 18, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Facciamola breve, io amo questa gara e questa gara – piuttosto dura – ama me.

Mi ha esaltato e mi ha detto “ragazzo, corri veloce!” quando vinsi all’esordio nel 2006 facendo secchi atleti più blasonati.

Mi fece dire “però, corro veloce!” quando vinsi con record nel 2008 mettendo in riga anche forti stranieri.

Mi fece desiderare un ritorno vittorioso con gli argenti del 2007 e del 2009.

Non mi tolse la voglia di tornare nel 2010 quando finii gambe all’aria in una caduta e nel 2011 quando ero lontanissimo anche dalla semplice idea di “atleta in forma”…

Vittoria per distacco!Tris, vittoria numero tre. Non vado velocissimo, ma è bastato per il gradino più alto del podio. Stavolta nessuna esaltazione o delusione. Ma io e la Grifonissima ci siamo scambiati due parole anche quest’anno, per dirci e dire a tutti quanto è bello ritrovarsi in Corso Vannucci la seconda domenica di maggio di ogni anno. Dove risiede il fascino di questa gara?

È una competizione prestigiosa con un albo d’oro di tutto rispetto nella quale il podista si può confrontare con Atleti con la “A” maiuscola.

È un percorso impegnativo che richiede capacità d’interpretare il tracciato e di gestire le proprie forze. Per chi non è bravissimo nel dosare lo sforzo, è una scuola di corsa!

È una passeggiata colorata per migliaia di persone, migliaia di ragazzini delle scuole e tanti simpatici animali domestici a quattro zampe e scodinzolanti.

È una festa musicale nello stadio Santa Giuliana gremito, dove si balla e si applaudono gli atleti competitivi all’arrivo.

È una mattinata sul prato, una specie di “Urban Picnic” da guinness dei primati!

Sono alcune ore trascorse in un’atmosfera serena: dal più veloce dei competitivi al campione dei CUS fino al lumacone che percorre il tracciato della non competitiva con tanto di soste caffé… tutti nella stessa barca, tutti nell’arena del Santa Giuliana!

Domenica scorsa Grifonissima mi ha detto “bentornato sulle mie strade, mi aspetto il meglio da te” e io ho replicato ricordandole che “non potevo non tornare, è qui che raccolgo il meglio di me e lo metto a disposizione delle mie gambe”.

Il podio!

Una nota speciale per i ragazzi del podio maschile: con me sono saliti al secondo posto Salvatore Calderone, campione europeo master di mezza maratona e per la prima volta a medaglia nella Grifonissima dopo tante partecipazioni con la maglia del CUS Torino. Bravo Salvatore, forte corridore, avversario sempre leale e amico sempre capace di consigli sensati! Terzo e miglior umbro il tifernate Andrea Lucchetti, a dispetto dei 36 anni nome nuovo del nostro mezzofondo: bravo perchè coraggioso. Non ha vinto ma ha provato a mettere il naso davanti e a portare a casa il risultato pieno: è l’atteggiamento giusto, quello del mettersi in discussione!

Podio femminile molto qualificato con la forestale Silvia La Barbera a vincere e convincere con un notevole crono di 42’07”. Silvia batte sul campo forti avversarie come l’etiope Abera Fisseha e la plurimedagliata triatleta Elena Maria Petrini (giovanissima ma già un oro mondiale junior e un bronzo continentale all’attivo), in una gara qualificatissima con campionesse del calibro di Simona Viola (maratoneta da 2h33′ e molte maglie azzurre sulle spalle) e Francesca Dottori (vincitrice nel 2011) fuori dalle medaglie.

Chissà quanti chilometri, a occhio e croce dovrei aver passato quota 80.000! Sono ormai nel 20° anno di attività, due terzi della mia vita passati in corsa. Io e la corsa non ci siamo mai traditi. Io e la Grifonissima nemmeno.Ho portato con me Amani for Africa (www.amaniforafrica.org) sul podio. E anche questa è una piccola soddisfazione in attesa di Grifonissima numero 33!

Baraccopoli e lezioni di umanita’

dic 25, 2010   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Sulla mia scrivania c’è il calandarietto di Amani for Africa, illustrato da immaginifiche tavole di Fabio Sironi.

Calendario Amani 2010 - Dicembre

La pagina di dicembre ritrae una baraccopoli a valle della linea ferroviaria. Una realtà al limite del vivibile, come tante – purtroppo – in Africa e nel mondo, anche nel “nostro” mondo. Dico “nostro” perché tutto l’orbe terraqueo è civilizzato da noi uomini: tutti gli esseri umani sono nati uguali e dovrebbero sentire il disagio di sapere e permettere che i propri fratelli vivano nella miseria e nell’impossibilità di condurre una vita dignitosa e sicura. Dico “nostro” perché il disagio è prossimo a noi, nelle strade delle nostre città e negli appartamenti dei nostri vicini di casa, se non tra le mura di casa nostra.

Le difficoltà si moltiplicano nel “primo mondo” occidentale, anche sotto l’aspetto di nuove fattispecie di povertà:

  • la svalutazione del valore intrinseco del lavoro;
  • il precariato e la disoccupazione giovanile;
  • l’insicurezza sul posto di impiego;
  • il lavoro nero;
  • modelli di stato sociale (scuola/università, sanità, politiche per la casa…) che non supportano i bisognosi, anzi spesso consolidano i privilegi;
  • la demonizzazione del diverso da parte di un sistema culturale incapace di pensarsi egualitario e di trasmettere il messaggio che la solidarietà tra tutti gli uomini è il collante per renderci reciprocamente responsabili e per apprezzare il valore permanente della legalità.

L’elenco non finisce qui. E’ lontano dai miei intenti il desiderio di fare una lezioncina accademica, vorrei solo stimolare alla riflessione, al di là dell’allegria del periodo festivo.

Ho cominciato con l’immagine della baraccopoli… E’ un’immagine disperante di umanità svilita, ma è anche un grande esempio di comunità solidale, di famiglia allargata, di voglia di vivere nonostante tutto…

Auguri

370 giorni…

nov 3, 2010   //   by admin   //   Blog  //  No Comments
Bedizzole e la strada per New York
10 ottobre 2010, Maratonina BedizzoleIl percorso che porta a correre una grande maratona passa spesso per una prova-test sulla mezza distanza. Io adoro muovermi in altre città per gareggiare e unire alla vicenda atletica quella di viaggio: non mi piace la mentalità dell’atletica “provinciale”, preferisco fare esperienze alte anche se diventa più difficile raccogliere successi di fronte ad avversari fortissimi. Bedizzole però, come alcune altre manifestazioni nel Bresciano, offre l’opportunità di gareggiare ad alto livello pur restando vicino casa e una gita al Lago di Garda è sempre gradevole. Ho scelto di mettermi alla prova nella “5 Castelli” di Bedizzole anche perché il percorso molto collinare ricalca il profilo altimetrico degli ultimi chilometri della New York City Marathon, quelli nel famoso Central Park, dove il 7 novembre voglio essere protagonista. Purtroppo a Bedizzole è stata una giornata “no”, ma non mi faccio scoraggiare: so che mi sto preparando con scrupolo e duramente e che la stanchezza ogni tanto gioca brutti scherzi.
Successi dell’anno e infortuni
Tito Tiberti: 26 settembre 2010, StraluganoVenivo da una serie di infortuni traumatici (caviglie) che hanno reso difficoltoso il mio 2009 atletico; nel finale di stagione mi ero risollevato con due maratone a buon livello (26° a Berlino, 40’000 partenti, e 37° a New York, 42’000 partenti). In entrambe i casi però il tempo finale (2h24′ e 2h26′) era stato appesantito dalla mancanza di fondo, di lunghi mesi dedicati espressamente alla maratona. Poi problemi di schiena mi hanno limitato nella preparazione invernale, ma da marzo 2010 gli eventi si sono incanalati nella giusta direzione: ho corso una mezza maratona a Prato in 1h06’55”, che è il miglior tempo lombardo fino ad oggi; mi sono confermato miglior lombardo nei Campionati Italiani di Maratonina sul percorso di casa a Polpenazze, dove sono stato 14° in chiave azzurra; ho vinto tutti i giri a tappe che ho disputato (Tour Laghi e Tovel Running in Trentino a giugno e – recentemente – Le Colline di Napoli); a metà settembre ho disputato un buon test sui 30km nella StraLugano internazionale, dove sono stato il miglior europeo al traguardo (5° classificato).
Viaggio
La corsa per me non è mai stata solo “coprire una data distanza nel minor tempo possibile”. Ho sempre cercato di dare alla mia attività un significato che andasse al di là dell’agonismo tout-court. Scelgo le gare perché si collocano bene nel mio percorso atletico, ma anche in base al luogo di svolgimento; cerco di conciliare la competizione con l’esperienza umana: il viaggio e la visita di luoghi nuovi e spesso ameni lasciano un’impronta nel carattere e la voglia di tornare a muoversi, mettersi in discussione e condividere racconti di vita vissuta. Ci sono poi certi siti di una tale bellezza naturalistica da rendere indimenticabile una competizione, immagini che restano negli occhi e nel cuore e che cancellano la fatica. La fatica stessa porta con sé un’importante lezione di vita.
Maratona di New York
Il 7 novembre prossimo saranno passati 370 giorni dal mio debutto nella maratona della Grande Mela. Lo scorso anno fu un’esperienza irripetibile: andai con grosse ambizioni agonistiche e da solo, poiché il mio compagno di viaggio designato s’infortunò a poche settimane dalla partenza. Poi a New York ebbi modo di conoscere molti uomini (esseri umani) ed atleti, ciascuno con la propria storia e con qualcosa da insegnare. Torno per l’edizione 2010 con le stesse ambizioni agonistiche, ma conoscendo il percorso e avendo assaporato il clima di una delle gare più prestigiose al mondo. Io non rimasi soddisfatto dal mio 37° posto perché so che posso legittimamente ambire ai primi 20 posti, ma scoprire che dietro di me c’erano oltre 40’000 storie è qualcosa di estremamente gratificante. Anche leggere, miglio dopo miglio, i volti delle migliaia di persone assiepate sul percorso a fare il tifo per tutti è qualcosa di unico, che nella vita di una persona non dovrebbe mancare. Fred Lebow, “mitico” allenatore e ideatore della maratona di New York, lo aveva capito e scrisse: “Un qualsiasi corridore non può sognare di diventare campione olimpico, ma può sognare di portare a termine una maratona”.
Sfogliando il mio diario di viaggio, leggo: “New York non è un luogo, è un’aspirazione. E’ la città moderna, è la città senza storia. E’ la maratona. E’ Ground Zero? E’ la capitale “morale” del mondo occidentale? Forse La Mecca dei tecnocrati. Io ci andrò per capire. Intanto continuo a correre la mia vita”.
La fatica
Faticare è un modo per mettersi alla prova, per avvicinarsi ai propri limiti e per conoscere il proprio corpo e la caparbietà della propria mente. Si corre con le gambe, ma anche con la “testa”. La fatica, specie se condivisa con qualcuno, insegna a rispettare il lavoro altrui e a solidarizzare, fa assaggiare un pizzico di sofferenza cui culturalmente non siamo più abituati, dà il tempo per riflettere su noi stessi e sulle nostre azioni per collocarci in maniera appropriata nel mondo. Certo, sono lezioni che non s’imparano finché corriamo solo per battere l’avversario. Quando si è invece sereni con se stessi, si trova lo spazio per trarre soddisfazioni diverse dalla corsa: la sfida è principalmente contro se stessi, la lotta con l’avversario diventa una componente importante ma ludica, dopo il traguardo c’è sempre un sorriso…
C’è il desiderio di dare un senso sociale alla propria attività, sfruttare la propria immagine – per quanto valga poco in un mondo sportivo dominato dal calcio, anche a livelli infimi – per veicolare un messaggio. Per questo motivo, ora che sto cercando supporto per la mia prossima esperienza nella Maratona di New York, comunico a tutti i potenziali sponsor l’intenzione di donare parte dei proventi a favore di iniziative a carattere umanitario. Sulla mia maglia a New York ci sarà: “I run for Amani”: Amani è un’associazione, ma anche la parola “pace” in kiswahili.

Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)