Rego-lamenti: corse su strada, partecipazione e premi in denaro…
Un Paese aspira legittimamente a salvaguardare il proprio patrimonio di talenti, in ogni campo della vita associata: in particolare sono i talenti nel novero dei lavoratori della conoscenza e degli atleti a dover essere salvaguardati. Si cresce in un sistema educativo e sportivo, portando una bandiera e una croce, e da “adulti” si dovrebbe poter restituire al sistema l’investimento che lo stesso ha fatto sui propri “cervelli” e “muscoli”.
Nei diversi ambiti molte sono le strategie adottabili, tuttavia spesso si fraintende la protezione del patrimonio con forme di protezionismo miopi se non dannose e controproducenti.
Leggevo i nuovi regolamenti per l’attività 2012 emanati dalla FIDAL, Federazione Italiana di Atletica Leggera.
E inorridivo.
La volontà – presumo – di tutelare gli atleti italiani ha travalicato i limiti del buonsenso e si è tradotta in norme mostruosamente restrittive per lo svolgimento dell’attività agonistica da parte degli atleti stranieri. Certo, nell’Italia della “Bossi-Fini” non c’è nulla di cui stupirsi, ma negli articoli attuativi FIDAL non è difficile equivocare e ravvisare ombre di “razzismo sportivo”.
Sintetizzo i comma 3 e 6 dell’articolo 7 delle Norme per l’Organizzazione delle Manifestazioni (clicca qui per scaricarle) relativi alle sole “corse su strada”:
- Gare di livello regionale: partecipazione consentita a tutti gli italiani tesserati FIDAL e agli stranieri (comunitari ed extracomunitari) tesserati FIDAL per una società regionale. Eventuale montepremi in denaro ai soli atleti italiani tesserati FIDAL.
- Gare di livello nazionale: partecipazione consentita a tutti gli italiani e stranieri tesserati FIDAL. Eventuale montepremi in denaro conferibile a italiani e comunitari e ad un massimo di tre (3) extracomunitari.
- Gare di livello internazionale: partecipazione consentita a tutti gli atleti tesserati per una Federazione di Atletica affiliata alla IAAF. Eventuale montepremi in denaro erogabile a tutti i tesserati partecipanti.
Premesso che il 99% delle competizioni internazionali organizzate in Italia non sono conformi al criterio qualitativo previsto dall’art. 7.4 e che il Gruppo di Lavoro “Monitoraggio delle Manifestazioni” di fatto non esiste (o se esiste non opera, che forse è persino peggio!), le tre fattispecie sopra descritte configurano scenari di assoluta confusione e conflittualità (mentre per esempio Corsa in montagna e Cross sono regolati per l’erogazione di premi in denaro da un incomprensibile genericissimo rimando alle regole della IAAF e della Stato Italiano ex art. 8.3).
Punto primo: CONFUSIONE
- trovo ingiusto e deviante rispetto allo spirito di confronto agonistico ammettere un atleta in gara e privarlo degli stimoli della competizione, escludendolo dall’accesso al montepremi.
- L’atleta escluso dal montepremi, occupa comunque una posizione in classifica. Il montepremi per quella posizione si azzera (con risparmio dell’organizzatore) o scala al successivo classificato avente diritto ex lege FIDALis (genitivo maccaronico…)?
- È serio distinguere tra stranieri di serie A (comunitari) e di serie B (extracomunitari)? E – ironicamente – nei corsi di aggiornamento per il Gruppo Giudici Gara è previsto un modulo di geografia politica per far loro ripassare la lista degli stati aderenti all’UE?
Punto secondo: CONFLITTUALITA‘
- una differenziazione così netta fa bene alla vita associata degli atleti? Come reagirà “umoralmente” uno straniero che si sentisse bistrattato da norme così penalizzanti? C’è un alone di razzismo? Io mi auguro che non ci sia, credo profondamente nell’integrazione attraverso i canali dell’istruzione e dello sport, ma… non mi stupirei di dover sedare risse e litigi sui campi di gara.
- l’organizzatore che legga in chiave razzista le nuove norme, si sentirà mica implicitamente autorizzato a violarle? Ad aggirarle? A pensare a giri di “compensi e premi” sottobanco? Cosicché alla fine saranno magari gli atleti italiani a sentirsi maltrattati… e la conflittualità sarà ulteriormente accentuata.
- Ho vissuto da atleta – spesso con disappunto – l’ “invasione” di stranieri forti e incontrollati (anche dal punto di vista “DOPING”) nelle gare italiane di ogni livello. Spesso mi sono sentito derubato di montepremi o semplicemente di vittorie per via di regole strapazzate a piacimento degli organizzatori e con la connivenza di alcuni giudici. Ma siamo sicuri che sia questa la strada per rimediare? Io non credo. Preferirei tornare ad essere derubato della vittoria di Alessandria del 2010, piuttosto che dovermi vergognare della mia italianità di fronte a ragazzi stranieri più forti di me cui viene negata una giusta remunerazione dello sforzo fatto… E’ pur vero che il regolamento è noto prima della gara e che un atleta può accettare il rischio di tornare a casa con le pive nelle sacche, ma… si possono senz’altro trovare soluzioni migliori e soprattutto più EQUE.
Cara FIDAL, continuo a credere nelle possibilità dell’atletica italiana di risollevarsi, di cogliere nuovi successi, di crescere anche con italiani di pelle scura o olivastra o rossastra o gialla o…
Cara FIDAL, continuo a sperare che la maglia azzurra sia vestita con onore a prescindere che ci si chiami Carlo, Salvatore, Jorge o Muhammad…
Cara FIDAL, sventolerò la bandiera per una medaglia della nostra bella quattrocentista cubana, già lo feci per Fiona May…
Cara FIDAL, porterò la croce di regole sbagliate e correrò con le mie gambe ispirandomi alle imprese di Stefano Baldini, ma…
…bisogna voltare pagina.
…bisogna ricordarsi che le regole non sono meri tratti di penna su un foglio e che hanno esiti dannatamente pratici.
…bisogna sapere che un burocrate d’ufficio non deve decidere per l’uomo che la vita la vive sulla strada.
Strada e uffici, vita vera e virtuale, sono due mondi che di fatto non si toccano. Si cerchi la cooperazione dell’uomo della strada, si ragioni sulle sue esigenze, sui fatti concreti, sui problemi che ogni domenica di gare ci racconta…
E soprattutto, la si faccia finita con la ricerca spasmodica di alibi per il fallimento della nostra atletica. Per ripartire ci vogliono scelte coraggiose, uomini nuovi e scarpe consumate dall’attività sperimentata con “la forza dei propri piedi e il coraggio dei propri polmoni”.
Ogni maratona, una vita…

370 giorni…
Il percorso che porta a correre una grande maratona passa spesso per una prova-test sulla mezza distanza. Io adoro muovermi in altre città per gareggiare e unire alla vicenda atletica quella di viaggio: non mi piace la mentalità dell’atletica “provinciale”, preferisco fare esperienze alte anche se diventa più difficile raccogliere successi di fronte ad avversari fortissimi. Bedizzole però, come alcune altre manifestazioni nel Bresciano, offre l’opportunità di gareggiare ad alto livello pur restando vicino casa e una gita al Lago di Garda è sempre gradevole. Ho scelto di mettermi alla prova nella “5 Castelli” di Bedizzole anche perché il percorso molto collinare ricalca il profilo altimetrico degli ultimi chilometri della New York City Marathon, quelli nel famoso Central Park, dove il 7 novembre voglio essere protagonista. Purtroppo a Bedizzole è stata una giornata “no”, ma non mi faccio scoraggiare: so che mi sto preparando con scrupolo e duramente e che la stanchezza ogni tanto gioca brutti scherzi.
Venivo da una serie di infortuni traumatici (caviglie) che hanno reso difficoltoso il mio 2009 atletico; nel finale di stagione mi ero risollevato con due maratone a buon livello (26° a Berlino, 40’000 partenti, e 37° a New York, 42’000 partenti). In entrambe i casi però il tempo finale (2h24′ e 2h26′) era stato appesantito dalla mancanza di fondo, di lunghi mesi dedicati espressamente alla maratona. Poi problemi di schiena mi hanno limitato nella preparazione invernale, ma da marzo 2010 gli eventi si sono incanalati nella giusta direzione: ho corso una mezza maratona a Prato in 1h06’55″, che è il miglior tempo lombardo fino ad oggi; mi sono confermato miglior lombardo nei Campionati Italiani di Maratonina sul percorso di casa a Polpenazze, dove sono stato 14° in chiave azzurra; ho vinto tutti i giri a tappe che ho disputato (Tour Laghi e Tovel Running in Trentino a giugno e – recentemente – Le Colline di Napoli); a metà settembre ho disputato un buon test sui 30km nella StraLugano internazionale, dove sono stato il miglior europeo al traguardo (5° classificato).


