Browsing articles tagged with " doping"

Libri volanti

dic 9, 2014   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Pantani è tornato - bookL’ho rifatto, mi ero ripromesso di non farlo più. Ho oltraggiato un libro, scagliandolo (stavolta contro un muro) per rabbia. Non per rabbia nei confronti di qualcosa di astratto, ma per la disperata incapacità di comprendere perché gli eventi narrati nel testo siano realmente accaduti… Una sorta di indignazione cieca (e postuma).
Però stavolta ho raccolto il libro, l’ho accarezzato, ripulito e ripreso. Ammaccato lui, ammaccato io… Truth and Reconciliation, anche se è durissima riconciliare: allora con la storia del nazismo (il libro che gettai e che rimase in un cespuglio, ma che finii dopo averlo ricomprato, era “il bambino con il pigiama a righe” di Boyne…), oggi con l’omicidio di Marco Pantani (eroe sportivo della mia gioventù, al di là di tutte le possibili considerazioni sul doping nello sport).

Come sosteneva l’illuminato e partigiano Stéphane Hessel: “indignatevi!”

 

Già scrissi di Pantani… www.titotiberti.it/pirati-colori-e-giallo.html 

Pirati, Colori e GIALLO…

feb 14, 2012   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment

Febbraio 2004, sono all’esordio con la maglia del CUS Pavia, sarà cross lungo. La nostra formazione è Cugusi – Tiberti – Vaccina (ordine alfabetico). Stefano è al top, viene dal 30’16” nei 10000m da junior e da una recente maglia azzurra agli europei di cross.

Siamo in casa, al Parco della Vernavola e c’è il sole. Io e Tommaso non siamo gli atleti di oggi, nessuno dei due ha ancora corso una mezza maratona nemmeno sotto l’ora e dieci minuti… il lavoro collegiale e la capacità di sacrificio, di “stringere i denti” ci porterà ad esiti agonistici allora impensabili (oggi siamo entrambi a 1h06′ e nulla vieta che si migliori ancora, nonostante l’anagrafe…).

Ciascuno di noi è a modo suo carico di aspettative, emozioni e piccoli sogni.

Tommy è l’ultimo ad unirsi al gruppo nella mattinata di gare e mi porta la notizia della morte di Marco Pantani.

Visualizzo tre immagini nella mia testa… Sono confuse perchè non mi capacito della tragedia, sono sfumate, come i sogni nelle romanze televisive, sono interrotte continuamente da “puntini puntini” concettuali.

Pantani - Les deux Alpes 27 luglio 1998

La prima immagine è autobiografica e dinamica… la vittoria di Pantani al Tour de France 1998: ero un ragazzo con una bici sgangherata, al mare a Torre Borraco… tirai fuori dal cassetto un pantaloncino tipo ciclista di orrido spandex… ma era GIALLO! Poi presi una maglia da ciclista, vera di una squadra bresciana per cui corse papà… di lana… era fine luglio, in Puglia, erano le 4 del torrido pomeriggio… ma la maglia era GIALLA… inforcai la bicicletta, andai a Campomarino e mi misi a sfrecciare come un ossesso sulla litoranea… il mio percorso da cronometro… dal gelataio “Panna e Cioccolato” nella Campomarino semideserta causa pennichella pomeridiana fino allo spigolo sud-ovest della Torre Borraco… erano poco più di 6 km, ma tanto feci e tanto pedalai che cronometrai il mio record sul percorso… avevo una mountain bike Girardengo rossa, con le “corna” ma per il resto molto spartana… pedalai in posizione “a uovo”, come un pazzo… Ero pazzo. Pazzo di gioia e di ammirazione per il MIO campione GIALLO… Sfinito, con l’acido lattico che mi usciva dalle orecchie, ma eccitato e felice… 38km/h di media, calcolai… e fantasticai di fare il ciclista… lasciare la corsa e mettermi in sella… oppure fare il triatleta! Lascia la bici sulla spiaggia e mi misi a nuotare, a caso nel mio Ionio, proprio di fronte alla Torre…

Capite quale potere possa avere l’esempio di un campione nella crescita di un giovane sportivo? Basta un momento, basta un trionfo, basta uno scatto, basta… un colore!

Sapete cosa accadde quel giorno? Che faticai così tanto da capire fino a che punto sarei stato capace di stringere i denti, nello sport e nella vita. Solo che a volte poi nella vita ti dimentichi di essere capace di stringere i denti. Ma questo è un altro discorso…

Quella mattina mi folgorarono altre due immagini, statiche: Tommy aveva in camera almeno un poster di Pantani, all’Alpe d’Huez mi pare. Io avevo in camera almeno un poster di Pantani: Marco in maglia Mercatone Uno che scattava “in faccia” a Hullrich a Les Deux Alpes e andava a conquistare quel Tour de France, il più eroico del ciclismo moderno. A denti strettissimi, con una smorfia di fatica…

Gli uomini sbagliano. Marco, il Pirata, forse sbagliò, ma non smise mai di faticare. Superò ostacoli e drammi che sportivamente avrebbero “ucciso” chiunque. Anche il più farabutto dei dopati (sì, perchè la frase vi sembrerà semplicistica, ma la diatriba su Pantani di questo trattava: punirne uno per educarne cento).

il pirata in rosa...

Marco fu immolato sulla croce della battaglia persa dell’antidoping. Magari era uno che sbagliava…

Non cerco alibi per lui ma…

…ALMENO LUI ERA UNO CHE SAPEVA STRINGERE I DENTI.

Marco ciclisticamente è stato ucciso a Madonna di Campiglio nel ’99, in ROSA e non in GIALLO. Marco umanamente è stato ucciso molte volte, finché quel 14 febbraio 2004 non fu lui a decidere di consegnarsi all’eternità.

Sfinito… senza aver scalato nessun colle mitico, quel dì.

Da quel giorno non mi piace più il GIALLO.

Da quel giorno però, ho ricominciato davvero a stringere i denti.

Posseggo ancora quella bicicletta, ormai quasi inutilizzabile, è là a Torre Borraco e ogni tanto, in un pomeriggio assolato mi porta in spiaggia a Campomarino… ogni tanto le faccio fare uno scatto. Lei cigola ma mi regala assaggi lattacidi. E mi regala due lacrime: la gioia di aver gambe per riassaporare quell’emozione indelebile e il dolore di constatare che gli uomini buoni sanno sempre distruggere i sogni dei bambini.

No, il GIALLO non mi piace più.

E – purtroppo – diffido ogn’istante degli uomini “buoni”, dei salvatori della patria e dei custodi della moralità collettiva. Della purezza.

Sapete cosa? Quegli uomini sono sempre GIALLI, mentre i sogni, la purezza e la felicità hanno il colore che noi scegliamo di dar loro…

Rego-lamenti: corse su strada, partecipazione e premi in denaro…

gen 12, 2012   //   by admin   //   Blog  //  2 Comments

Un Paese aspira legittimamente a salvaguardare il proprio patrimonio di talenti, in ogni campo della vita associata: in particolare sono i talenti nel novero dei lavoratori della conoscenza e degli atleti a dover essere salvaguardati. Si cresce in un sistema educativo e sportivo, portando una bandiera e una croce, e da “adulti” si dovrebbe poter restituire al sistema l’investimento che lo stesso ha fatto sui propri “cervelli” e “muscoli”.

Nei diversi ambiti molte sono le strategie adottabili, tuttavia spesso si fraintende la protezione del patrimonio con forme di protezionismo miopi se non dannose e controproducenti.

Leggevo i nuovi regolamenti per l’attività 2012 emanati dalla FIDAL, Federazione Italiana di Atletica Leggera.

E inorridivo.

La volontà – presumo – di tutelare gli atleti italiani ha travalicato i limiti del buonsenso e si è tradotta in norme mostruosamente restrittive per lo svolgimento dell’attività agonistica da parte degli atleti stranieri. Certo, nell’Italia della “Bossi-Fini” non c’è nulla di cui stupirsi, ma negli articoli attuativi FIDAL non è difficile equivocare e ravvisare ombre di “razzismo sportivo”.

Sintetizzo i comma 3 e 6 dell’articolo 7 delle Norme per l’Organizzazione delle Manifestazioni (clicca qui per scaricarle) relativi alle sole “corse su strada”:

  • Gare di livello regionale: partecipazione consentita a tutti gli italiani tesserati FIDAL e agli stranieri (comunitari ed extracomunitari) tesserati FIDAL per una società regionale. Eventuale montepremi in denaro ai soli atleti italiani tesserati FIDAL.
  • Gare di livello nazionale: partecipazione consentita a tutti gli italiani e stranieri tesserati FIDAL. Eventuale montepremi in denaro conferibile a italiani e comunitari e ad un massimo di tre (3) extracomunitari.
  • Gare di livello internazionale: partecipazione consentita a tutti gli atleti tesserati per una Federazione di Atletica affiliata alla IAAF. Eventuale montepremi in denaro erogabile a tutti i tesserati partecipanti.

Premesso che il 99% delle competizioni internazionali organizzate in Italia non sono conformi al criterio qualitativo previsto dall’art. 7.4 e che il Gruppo di Lavoro “Monitoraggio delle Manifestazioni” di fatto non esiste (o se esiste non opera, che forse è persino peggio!), le tre fattispecie sopra descritte configurano scenari di assoluta confusione e conflittualità (mentre per esempio Corsa in montagna e Cross sono regolati per l’erogazione di premi in denaro da un incomprensibile genericissimo rimando alle regole della IAAF e della Stato Italiano ex art. 8.3).

 

Punto primo: CONFUSIONE

  1. trovo ingiusto e deviante rispetto allo spirito di confronto agonistico ammettere un atleta in gara e privarlo degli stimoli della competizione, escludendolo dall’accesso al montepremi.
  2. L’atleta escluso dal montepremi, occupa comunque una posizione in classifica. Il montepremi per quella posizione si azzera (con risparmio dell’organizzatore) o scala al successivo classificato avente diritto ex lege FIDALis (genitivo maccaronico…)?
  3. È serio distinguere tra stranieri di serie A (comunitari) e di serie B (extracomunitari)? E – ironicamente – nei corsi di aggiornamento per il Gruppo Giudici Gara è previsto un modulo di geografia politica per far loro ripassare la lista degli stati aderenti all’UE?

 

Punto secondo: CONFLITTUALITA

  1. una differenziazione così netta fa bene alla vita associata degli atleti? Come reagirà “umoralmente” uno straniero che si sentisse bistrattato da norme così penalizzanti? C’è un alone di razzismo? Io mi auguro che non ci sia, credo profondamente nell’integrazione attraverso i canali dell’istruzione e dello sport, ma… non mi stupirei di dover sedare risse e litigi sui campi di gara.
  2. l’organizzatore che legga in chiave razzista le nuove norme, si sentirà mica implicitamente autorizzato a violarle? Ad aggirarle? A pensare a giri di “compensi e premi” sottobanco? Cosicché alla fine saranno magari gli atleti italiani a sentirsi maltrattati… e la conflittualità sarà ulteriormente accentuata.
  3. Ho vissuto da atleta – spesso con disappunto – l’ “invasione” di stranieri forti e incontrollati (anche dal punto di vista “DOPING”) nelle gare italiane di ogni livello. Spesso mi sono sentito derubato di montepremi o semplicemente di vittorie per via di regole strapazzate a piacimento degli organizzatori e con la connivenza di alcuni giudici. Ma siamo sicuri che sia questa la strada per rimediare? Io non credo. Preferirei tornare ad essere derubato della vittoria di Alessandria del 2010, piuttosto che dovermi vergognare della mia italianità di fronte a ragazzi stranieri più forti di me cui viene negata una giusta remunerazione dello sforzo fatto… E’ pur vero che il regolamento è noto prima della gara e che un atleta può accettare il rischio di tornare a casa con le pive nelle sacche, ma… si possono senz’altro trovare soluzioni migliori e soprattutto più EQUE.

Cara FIDAL, continuo a credere nelle possibilità dell’atletica italiana di risollevarsi, di cogliere nuovi successi, di crescere anche con italiani di pelle scura o olivastra o rossastra o gialla o…

Cara FIDAL, continuo a sperare che la maglia azzurra sia vestita con onore a prescindere che ci si chiami Carlo, Salvatore, Jorge o Muhammad…

Cara FIDAL, sventolerò la bandiera per una medaglia della nostra bella quattrocentista cubana, già lo feci per Fiona May…

Cara FIDAL, porterò la croce di regole sbagliate e correrò con le mie gambe ispirandomi alle imprese di Stefano Baldini, ma…

 

…bisogna voltare pagina.

…bisogna ricordarsi che le regole non sono meri tratti di penna su un foglio e che hanno esiti dannatamente pratici.

…bisogna sapere che un burocrate d’ufficio non deve decidere per l’uomo che la vita la vive sulla strada.

Strada e uffici, vita vera e virtuale, sono due mondi che di fatto non si toccano. Si cerchi la cooperazione dell’uomo della strada, si ragioni sulle sue esigenze, sui fatti concreti, sui problemi che ogni domenica di gare ci racconta…

E soprattutto, la si faccia finita con la ricerca spasmodica di alibi per il fallimento della nostra atletica. Per ripartire ci vogliono scelte coraggiose, uomini nuovi e scarpe consumate dall’attività sperimentata con “la forza dei propri piedi e il coraggio dei propri polmoni”.

Buoni o cattivi…

dic 13, 2010   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment
“Buoni o cattivi / non è la fine / prima c’è il giusto o sbagliato / da sopportare…” (Vasco Rossi).
Dott. Aldo Sassi - courtesy of CorVos/PezCyclingNewsA me Vasco non fa impazzire, ma visto che sto per parlare di doping (e lui qualche sostanza l’ha provata ;-), di medicina applicata allo sport e di personaggi “buoni o cattivi”, mi sembra che la citazione sia d’obbligo.
Stamattina l’amico Mauro (Bernardini, ossolano e talentuosissimo mezzofondista) mi ha inviato un sms comunicandomi la scomparsa prematura del Dott. Aldo Sassi. E’ stato anche il mio medico quando correvo con Co-Ver Mapei, l’ho conosciuto poco ma quel poco mi è bastato per intuire una fiammella di autentico amore per lo sport. L’ho visto seguire con dedizione alcuni compagni di squadra e l’ho visto insegnare ai suoi giovani collaboratori del Centro Mapei Sport di Castellanza con pazienza e fare paterno. Ho sempre visto in lui – sebbene il ciclismo e i suoi campioni che seguiva da vicinissimo non rappresentino lo specchio della pulizia nello sport – un luminare della preparazione sportiva, della fisiologia applicata alle prestazioni. E ho avuto il piacere di conoscerlo di persona in un bel pranzo a “sei occhi” con il presidente di Co-Ver Mapei Paolo Pizzi.
Difficile dire che a me personalmente mancherà, non mi posso inventare affetti che non ho, ma sono sicuro che mancherà al nostro sport. Sono certo che la sua memoria e il suo lavoro saranno portati avanti egregiamente dai suoi discepoli a Castellanza. Aldo Sassi era uno dei buoni, a mio modo di vedere: uno che perseguiva il giusto e all’occorrenza sopportava lo sbagliato…
Dott. Eufemiano Fuentes (source: gazzetta.it)Ma nelle cronache di questi giorni ci sono anche i cattivi: il convenzionalmente machiavellico Eufemiano Fuentes, dottore spagnolo che conseguiva performance al top senza preoccuparsi troppo di quale fosse la strada per arrivare. Con lo “sbagliato” ci conviveva (ci convive ancora…) con una certa disinvoltura e il terremoto per lo sport spagnolo passa per le sue storie incrociate di record, vittorie in diversi sport, traffici vari e intrallazzi con manager, allenatori ed ex-atleti.
Oggi è terremoto nell’atletica leggera, ieri era nel ciclismo, domani magari saranno calcio e tennis a finire nella bufera. La speranza è che le bufere portino via – magari definitivamente – foglie secche e marciume vario dagli sport che amiamo, nella cui pulizia confidiamo sempre e che sempre consideriamo scuole di vita e d’integrazione. Unione tra esseri nati uguali, come già cantava Vasco…
Ci sono pezzi di ottimo giornalismo che, già tempo fa aprivano gli occhi: dal capolavoro di Paolo Donati “Campioni Senza Valore” alle inchieste di Emanuela Audisio ai reportage odierni di Filippo Maria Ricci  (passando per i pezzi d’autore di Pier Bergonzi).

“(sbagliato da sopportare…) / …che di per sè è maledetto / perchè divide / mentre qui tutto /dovrebbe solo unire”.

Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)