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Pillole di GRW #5: L’onore delle armi

ott 13, 2014   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Sono di nuovo le 8.30 del mattino, ma è il giorno dopo. Qualche crampo, un po’ di mal di testa e una nausea persistente mi hanno impedito di dormire decentemente. Il recupero dopo la fatica di ieri non è sufficiente, i sintomi m’inducono a pensare a una via di mezzo tra un abbozzo di disidratazione e un abbozzo di colpo di calore… magari sbaglio, ma nella mia testa in questo momento è così. Non voglio lasciare il Gargano senza “combattere” e ho bisogno di correre ancora una prova. Tendo sempre a relativizzare: ci sono questioni importanti “hic et nunc” (in questo momento e in questo luogo: “combattere”) e questioni sempre prioritarie (esempio banale: la pace). A volte “importante” e “prioritario” s’incontrano simbolicamente e servono a costruire il carattere. Per me rendere l’onore delle armi ai pettorali gialli dei partecipanti al Challenge (le 4 prove: 10km, Gargano Raid 77km, maratonina e Trail del Saraceno 14km) era un fatto di stima, una specie di inchino a chi ce l’ha fatta, e una prova d’appello per me stesso. Mi presento sulla linea di partenza, fa ancora molto caldo, mi getto nella mischia ma nella mia testa gira tutto. Dopo poco più di un chilometro stacco il pettorale e procedo a piedi verso il mio Bed&Breakfast. Sento l’esigenza di una doccia fredda, di recuperare altre 5 ore e rimettermi in gioco nel Trail finale.
Sotto il B&B Coppa di Cuoco c’è il decimo chilometro della mezza e il corrispondente rifornimento d’acqua per gli atleti. Mi fermo e bevo una bottiglietta fresca, rinuncio alla doccia e rimango a dare una mano a sistemare i tavoli e predisporre le bottigliette per i concorrenti, coinvolgiamo i ragazzi della banda del paese nel rifornimento dei concorrenti. Tifiamo e passiamo bottiglie, in mezz’ora passano tutti. I ragazzi, dopo averci allietato in mattinata con un tributo a Lucio Dalla, sembrano divertirsi a passare le bottigliette ai podisti accaldati. Continuo a bere, ne ho bisogno vitale. Dopo l’ottava bottiglietta il mal di testa se n’è andato e la nausea quasi, mi rimangono solo violenti dolori ai quadricipiti e alla cosiddetta fascia lata.
Una piadina – salata! – precede un’oretta di riposo; chiudo la valigia e vado in partenza per il Trail. Siamo tantissimi! Il fascino della novità di un trail in Gargano e su distanza abbordabile attira moltissimi. Voglio provare a vincere, non perché io abbia il desiderio unico di essere primo sul traguardo ma perché ho bisogno di combattere, di dimostrare a me stesso che “non fa male!” e che ho energie da spremere sia nel fisico sia nella testa. Alcuni sono troppo freschi per me oggi e se ne vanno subito, ma le mie gambe spingono bene, persino sulla spiaggia di ciottoli che già conoscevo da ieri. Ho una parentesi critica tra il km 8 e il km 10,5, devo camminare sulle pendenze più toste, ma nel finale mi riprendo bene e rimonto su chi mi precede. Ne supererò solo uno ma recupero moltissimo negli ultimi 2km, do quello che mi è rimasto e dimostro a me stesso che so ancora (sempre) stringere i denti. È un sesto posto che non significa nulla per la statistica, ma che mi dice tanto per il futuro di medio e lungo periodo.
Filippo Canetta oggi pomeriggio corre con la moglie. Ha un margine amplissimo nel challenge e se la prende comoda: fa passerella e fa bene. Mi sono permesso di corrergli accanto nei suoi ultimi 100 metri, il ragazzone si è fatto 10+77+21+14=122 km in meno di 48 ore!!!
Sorrido anche oggi, sconfitto ma non domo, pronto a una nuova piccola personale sfida. Una nuova piccola lezione di vita.

Diceva tal Bob Clarke: “I like running because it’s a challenge. If you run hard, there’s the pain -and you’ve got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is ‘Don’t overdo it’ and ‘Don’t push yourself.’ Well, I think that’s a lot of bull. If you push the human body, it will respond“.

Pillole di GRW #4: l’ultra e le (mie due) incognite

ott 13, 2014   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Apro copiando l’ultimo pensiero che prima del via ho condiviso su Facebook. Perchè ovviamente stiamo giocando, ma le cose serie sono “fuori”.
“Ok. Si spegne tutto, il pensiero unico, vero e serio di stamattina – al di là degli scherzi similpodistici – va agli amici genovesi, a tutti i genovesi. Non lasciate che l’acqua beva l’uomo. Coraggio!”

Sono le 8.30 del mattino, Davide (Orlandi) spiega i dettagli del percorso nel briefing tecnico. Mentre parla (ma non perché parla, solo perché i miei pensieri vanno per fatti loro, guidati dalla lucida follia propria del mio 11 ottobre 2014) realizzo due problemi: 1) il mio zainetto è assolutamente inadeguato al trail; 2) fa caldo, ma proprio dannatamente caldo!

Km 59 - Gargano RaidDa totale inesperto e in uno sprazzo di coscienziosità, seguo alla lettera le prescrizioni e metto nello zaino: 1 litro d’acqua (2 borracce da 500ml), coperta di emergenza, fischietto, gel e barrette, giacchina antivento, benda elastica, telefonino carico e con numeri di emergenza memorizzati… Aggiungo cappellino, occhiali da sole e una maglia di ricambio. Non sento minimamente i 10km di ieri nelle gambe, ma so benissimo che vado incontro a due incognite: a) non ho mai corso per più di 3h35’; b) non ho mai percorso più di 42,195km. Il menu di oggi prevede 77,5km, terreno trail, quasi 3000m di dislivello positivo… Strada facendo scoprirò che i 3000D+ non sono un problema, mentre i corrispondenti 3000D- (dislivello in discesa) lo sono, eccome! Avevo in mente una corsa di 6h30’, invece capisco presto che saranno complessivamente 8 le ore di impegno… Un temerario va subito in fuga, io sento la voce dell’amico Luca Podetti che mi raccomanda di andare piano, di seguire l’esperto (e fortissimo) Filippo Canetta… però sono un po’ asino e capisco presto che sul tecnico Filippo ha due marce più di me, mentre io ho maggiore facilità di corsa. Ci assestiamo su una specie di equilibrato tira-e-molla in cui io prendo un leggero margine nel corribile e in salita, lui mi raggiunge in discesa e tra i sassi affioranti dal carsico promontorio del Gargano.

Non facciamo grandi chiacchierate, semplicemente condividiamo la strada. Per me è tutto nuovo e mi sembrerebbe di dire grandi ovvietà osservando quel che vedo, però adesso lo posso dire: c’erano dei sassi bellissimi, spaccati erano lucidi e a cerchi concentrici di un colore bruno-rossastro! Condividiamo anche la sgradevole sensazione che la temperatura sia un elemento di grande disagio/fatica organico/a. Col sole a picco si passano comodamente i 30°. Alla fine della mia avventura (che non saranno tutti e 77,5 i km, ahimé) conteggio di aver bevuto 17 borracce, liquidi per un 13% abbondante del mio peso corporeo!

Dopo 2 ore e passa entriamo in una parte più ombreggiata; al limitare delle tre ore entriamo nella Foresta Umbra (dal latino: ombrosa). È una gioia notevole: fa fresco, il paesaggio della faggeta scura e maestosa è spettacolare, incontriamo bestie “da allevamento” allo stato brado (altro che mucche alla diossina della Terra dei Fuochi!), mi soffermo a fissare negli occhi una vacca podolica con le sue notevoli corna ricurve. Sul morbido letto di foglie della foresta lascio andare le gambe, sempre col freno tirato, ma prendo margine su Filippo. So che sto rischiando un pochino, ma sono veramente in controllo: prudenzialmente ho messo il cardiofrequenzimetro e so che sono intorno al 70% della capacità cardiaca massima (di solito è il regime della corsa di rigenerazione/recupero). Procedo sereno e salvo sul GPS un “POI” (Point Of Interest) nel punto dove sforo il tempo massimo di 3h35’. Curiosità pura e semplice, voglio vederlo sulla mappa! La foresta sta sostanzialmente tra i 600 e gli 800 metri di altitudine, sempre saliscendi ma non particolarmente impegnativo. Su un transito stradale verso il 38° km raggiungo lo stremato fuggitivo (al ristoro del km 30 aveva 9’ di vantaggio!), mi assicuro che stia bene e che abbia rifornimenti con sé e proseguo… Altro POI salvato ai 42,2km. Mi domando: adesso sono un ultramaratoneta? È un fatto puramente definitorio, ma mi fa sorridere. Il fatto è che adesso comincia tutta una parte prevalentemente in discesa, corro fluido sicuramente fino al km 52, da lì comincio ad avvertire in una certa misura che però le cosce dolgono. Salite e tratti in pianura mi sono amici, vado tutto sommato abbastanza spedito; perdo un minutino per una titubanza su una balisa del percorso e allungo scioccamente di 200m, ma niente di tragico. Salgo verso Vernotica, sentiero a picco sul mare. Il mare è verde, uno smeraldo baciato dal sole, gioia catulliana per gli occhi. Già, il sole! Fuori dalla foresta naturalmente son tornato a grondare sudore. Sentivo ad ogni ristoro la voce della maestra Tite: “mangia anche salato!”. E con piacere correndo addentavo banana, biscotto, scamorza, pane e olio… Strana vita quella dei trail runner, mi dico, ma la fame è bisogno primario da soddisfare. Certo che attraversare colline su tratturi spesso occupati da vacchette oziose, maialozzi grufolanti e cavalli un po’ arroganti (più qualche cagnetto spelacchiato) aiuta la mente a spaziare: fatica o no, in quel preciso istante non vorresti essere in nessun altro luogo al mondo.

Arrivo a Vernotica, mare sulla sinistra laggiù in fondo… non vedo più balise, niente nastri o segnali sulla roccia. Mi assale il dubbio di aver spaziato troppo con la mente e aver mancato un bivio… mi fermo, guardo la mappa, non riesco a capire e decido di tornare indietro: o trovo il bivio o trovo Filippo che mi insegue. Corro in discesa per un paio di minuti e fortunatamente trovo Filippo: sono sulla retta via! Riparto con lui, perdo qualche metro per rifornirmi d’acqua(*) e forzo un po’ per ricucire in discesa, a questo punto il fastidio ai quadricipiti aumenta e nel volgere di 3-4’ arrivo al “guasto meccanico”. Improvviso, inatteso e irritante! Non riesco a piegare le ginocchia, in discesa non cammino nemmeno. Ho fatto 60km, ho corso per 6 ore e adesso? Sono passate 6h05’ e la mia corsa finisce qui? MI dico “passerà” e proseguo come posso. Quando realizzo che a 6h25’ ho percorso solo altri 500 metri, sorrido, mi prendo un attimo in giro da solo per aver sognato di vincere un ultratrail con 42km di autonomia in pianura. Apro lo zaino, prendo il cellulare e chiamo il numero di emergenza. Il dopo è la storia di una notte di recupero e di una bottiglia di coca-cola. Il dopo è il pensiero di aver corso 6 ore: roba da matti! La prossima volta il “Point Of Interest” verrà fissato alle 6h05’!

Mancano due cose: la spiaggia di ciottoli tra il settimo e il nono chilometro era bellissima, ma quanto era faticosa? Oh My God! Scarpe nuove (le avevo portate solo per camminare un’oretta e per una corsa di 40’): Saucony Xodus con suola Vibram e Offset (differenziale avampiede/tallone) di soli 4mm, neanche mezzo disagio dalla calzata, zero vesciche, zero rischio di distorsioni (far scendere una caviglia da un gradinetto di 12mm è ben diverso da uno di 4mm).

(*) Il mio zainetto improbabile non ha tasche esterne ed ogni volta per bere dovevo toglierlo, aprirlo, estrarre la borraccia, bere, rimettere la boraccia, chiuderlo, rimetterlo in spalle… sebbene una parte di queste attività riuscissi a compierla corricchiando o camminando non è stato uno scherzo, ripetuto circa 25 volte!

Pillole di GRW #3: premiere etage tra gli ulivi

ott 10, 2014   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Podio prima tappa GRW

Prima tappa andata, obiettivo di stare con una frequenza media inferiore al ritmo maratona centrato, una piccola volata per prendere il secondo posto di giornata, il terrore di aver forzato un po’ troppo ed aver fatto arrabbiare il favoritissimo della gara che domani (scherzo!) mi massacrerà ;)

 

Tito e Paolo (Spazio Sport) - pregaraPerò su poco più di 10km collinari, asfaltati, sono stato molto a mio agio, sempre in controllo tecnico e cardiorespiratorio… strano avere buone sensazioni quando non ci si riesce ad allenare come si vorrebbe/dovrebbe. Sarà merito delle Orecchiette del pranzo!

 

E’ stato a suo modo divertente anche il “campanilismo” della sfida di avere un podio tutto Saucony (con Matteo Notarangelo a precedermi e Alessandro Tomaiuolo a seguire) in questo 10’000 degli ulivi marchiato dalla concorrenza (Brooks). Ora mi aspetta la cena con l’amico Paolo (ormai mi ha adottato!)… Bella atmosfera a Mattinata, è una festa di paese, c’è chiasso e curiosità per le strade, si balla e si mangia tutti insieme, una sagra dei faticatori che sanno anche prendersi poco sul serio.

 

E poi sonno ristoratore, domani comunque vada sarà una pietra angolare per la mia storia sportiva. Da sempre so che i momenti spigolosi della mia esperienza vitale sono momenti solitari: la Foresta Umbra mi attende.

Pillole di GRW #2: astrazione

ott 10, 2014   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

PanoramaÈ un paese pieno di calore e colore. Il 10’000 degli ulivi si preannuncia tosto prologo del Challenge. Il termometro su Corso Matino dice 34 gradi centigradi e mi sale la tensione. Per oggi e soprattutto per domani. Ma è tensione buona, è ansia che l’avventura cominci… Anche se 78km mi fanno anche paura, molta paura.

Allora astraggo e lascio che siano le immagini a parlare per me… Scorci di un giorno simmetrico, di un 10/10 non qualunque…

Piazzetta della Cittadinanza Attiva

 

Murales di De Filippo - Mattinata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ulivi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)