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Un venerdi’ ordinario in una citta’ straordinaria

nov 12, 2010   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Tito Tiberti, NYCM 2010 zona arrivo

Sono passati cinque giorni, sono ancora nella Grande Mela a fare il turista. Dall’atmosfera della maratona si è passati a quella natalizia.
Si capisce che non è l’anno del lusso e dello sfarzo a tutti i costi, ma è pur sempre La metropoli che si avvicina alla fine di un altro anno. Ho sbirciato le prime foto della mia maratona, sono dell’amico Mandelli che ringrazio. Per me sono un ricordo senza prezzo, sembro persino più rilassato dello scorso anno e la maglia “azzurra” mi dona. Almeno al morale!
Ho ricevuto tanti attestati di stima nel dopo gara, parole che scaldano il cuore anche se qui fa davvero freddo. C’è sempre un bel sole, ma anche un vento gelido e infingardo che s’infila nel collo e nelle maniche del cappotto senza chiedere permesso.

Foto di gruppo top runner dopo l'arrivo NYCM 2010

Ma è democratico, come molti agenti atmosferici: in un dato luogo in un certo momento il vento soffia ugualmente sulla barba incolta del “clochard” e sul viso levigato della “madame”; allo stesso angolo di strada piove con la stessa intensità sul cappellaccio del muratore e sulla bombetta del Rockefeller. Gli uomini poi fanno la differenza: chi si rifugia sotto un ponte e chi richiude la portiera della limousine…
Oggi è il turno del Guggenheim Museum e dell’angolo sudorientale di Central Park, passeggiando dalla Bethesda Terrace alla statua del cane Balto attraverso The Mall con turbinii di foglie arrugginite e “interval training” di scoiattoli.
“Good Morning America!”, gracchiava la radio con la voce del doppiatore di Robbie Williams.

Caro coach, provo a raccontarti la mia NYCM

nov 8, 2010   //   by admin   //   Blog  //  15 Comments
Provo a raccontarti tutto.
Parto col premettere che resto convinto che questa sia stata la mia ultima maratona. Non che io sia sicuro che nella mia vita non ne correrò più, ma se lo farò sarà a) per divertimento o b) perchè la mia schiena sarà così a posto da permettermi di prepararmi benissimissimo.
E’ stata durissima. Una mia cugina cercava di farmi coraggio dicendomi che per loro sono stato bravo lo stesso. Devo dirti che per una volta sono convinto di essere stato bravo. Ero messo così male che l’unica cosa che avrei voluto fare era sdraiarmi per terra e lasciarmi morire…
Poi ho capito cosa significa “il pubblico” che ti sostiene fino al traguardo. Andavo a 4.30/km e mi urlavano che ero forte, di portare la bandiera nel cuore, di farmi coraggio… E tra un applauso, un “cinque” a un bambino, uno sbandamento, un crampo e una ripresa ho tirato al traguardo. Speravo che andasse meglio, volevo chiudere in bellezza con la maratona. Non è andata così, pazienza, io ho fatto davvero quel che potevo e sono contento di aver chiuso in un contesto esaltante e non nel grigiore della periferia veneziana.
Stretching a Central Park nel pregara: 6 novembre 2010
La gara non è partita sotto i migliori auspici, scusa se sono “crudo” nei dettagli ma sono dati oggettivi che devono aiutarci a valutare tutto.
Dal sabato mattina non sono riuscito ad andare in bagno, non so il perché ma è andata così e mi sono portato dietro un peso e un disagio (pancia gonfia e tesa, tipo bambino biafrano).
Clima gelido, anche se l’attesa nella tenda riscaldata per me è stata abbastanza confortevole. Ho corso ben coperto: pantaloncini, maglietta, canotta, braccioli e berretto, non me ne sono pentito neanche un istante! Il vento era freddissimo e il sole serviva davvero a poco. Mi guardavo le cosce ed erano violacee, oggi ho le labbra tutte spaccate come se avessi scalato un ghiacciaio…
Primo inconveniente: al km 7 pausa “pipì”, avevo un forte stimolo intestinale ma nulla, solo acqua. Ho perso 15” ma sono rientrato senza problemi, anche perchè il ritmo era calmo (il primo km anche se in salita è stato 3.48…). Insomma, gambe ok, cercavo di stare coperto nel gruppo il più possibile, mi sono fidato anche dell’esperienza di Achmuller e l’ho seguito come un’ombra… A parte il borbottìo in pancia correvo davvero facile, il passaggio alla mezza è stato prudente in 1h13.00, ma sentivo di poter accelerare in qualsiasi momento.
E comunque avevo capito che la giornata difficile avrebbe dato soddisfazioni anche con un 2h25-26…
Al km 21 io e Achmuller abbiamo fatto un’azione e abbiamo raggiunto in 3 km un gruppo che era almeno 30” più avanti di noi, ma non abbiamo strappato. Poi fino al 28 sono stato nella pancia di questo gruppo, agevolmente (sul Queensboro Bridge ho addirittura scelto di staccarmi un po’ in salita per risparmiare e rientrare in discesa). I ritmi erano sempre da 2h25-26′ di proiezione, perciò non ho faticato a rientrare. Abbiamo imboccato la first Avenue controvento e stavo bene, siamo al km 26. Al 18° miglio (28,9km) ho preso un gel energetico (ne avevo già preso uno all’ottavo miglio) e nel bere acqua per mandarlo giù meglio ho perso una quindicina di metri sul gruppo, eravamo in salita e mi sono reso conto di aver fatto più fatica a rientrare, ma ho pensato che fosse colpa dell’acqua che era davvero gelatissima, poi al km 32 di colpo si è spenta la luce. Muscoli rigidissimi, ho cercato di pensare a correre sottoritmo per finire in meno di 2h30′, ho cercato di sciogliere i muscoli in corsa ma ho avuto un principio di crampi, ogni tanto perdevo il passo e la lucidità mentale se ne andava.
Al 35° km ho pensato che ormai la prestazione era compromessa e ho cercato di farmi coraggio con il pubblico, io incitavo lui e lui rispondeva e con l’entusiasmo mi ha portato all’arrivo. Mi sono goduto un bagno di folla da tapascione di alto rango.
Ho sentito parole bellissime che mi hanno riconciliato con il buono del nostro sport.
NYCM: bambini battono il "5" ai maratoneti (fonte: NY Times online)
Poi nell’ultimo chilometro mi veniva da piangere perchè ero stanco e fuori di senno, ma anche perchè ho pensato intensamente che fosse l’ultima maratona e il pensiero di un cambiamento così importante (io ci ho sempre creduto molto e ora togliendo la maratona metto “vita normale”, con maggiore attenzione a lavoro/affetti/impegno sociale) mi ha commosso. Senonchè col freddo e l’emozione mi si è chiusa la gola (ti avevo già detto che è un annetto e mezzo che porto il ventolin in borsa per una tendenza all’asma da sforzo comprovata da esami strumentali, il ventolin è ancora sigillato ma non si sa mai…) e ci è mancato pochissimo che non stramazzassi a terra a 500 metri dalla fine: mi sono fermato, ho respirato a fondo (più o meno) e sono ripartito con un boato del pubblico ;) poi un crampo, mi sono rifermato quasi subito, sono ri-ripartito e ho tirato dritto (direi più a zig-zag, in realtà), fino al traguardo…
Altri problemi: i piedi, sono dolorantissimi. Forse le scarpe erano troppo “secche”, forse allacciate un po’ strette (ma non credo…), forse il freddo non permette una grande elasticità…
Ancora: dolore dietro il ginocchio destro, su un “cordone” tendineo.
Ancora: tendini di achille, direi che possiamo optare per la soluzione definitiva dell’asportazione bilaterale, tolto il dente, tolto il dolore ;-)
Ancora: anca sbilenca a destra.
Oggi non ho corso, non sono proprio in grado (ho avuto seri problemi a fare il turista, non ero mai uscito così scassato da una maratona, probabilmente perchè un sano di mente anziché tirare all’arrivo si sarebbe fermato alla prima ambulanza…).
Tito e Teo pregara: 6 novembre
Nelle 4 ore dopo la fine della gara ho bevuto 7,5 litri di liquidi tra integratori e acqua e alla fine ho fatto 2 ridicole goccine di pipì, ne ho bevuti altri 2 litri prima di sera e stamattina mi sono degnato di una “minzione” d’onore. Mah… forse il vento mi ha disidratato?
Nei giorni precedenti la gara ho bevuto e mangiato alla perfezione: roba sana (pasta, patate, pizza, verdure bollite, condimenti sobri, frutta, una portata di carne alla piastra, una di calamari/polipo/gamberi a zuppa (questo per il discorso proteico). Poco sale e pochi grassi (qualche dolcetto, ma niente di che…).
Questo è tutto. La conclusione che ho comunicato a casa via sms è stata: “Sono vivo e sto bene, a questo punto direi con discreta certezza che semplicemente non sono un maratoneta”.
I passaggi (sempre che abbiano importanza):
17.29 – 17.18 (+20” pausa) – 16.57 – 17.08 – 17.35 (con salita Queensboro) – 17.
14 – 19.12 – 20.54 – 8.53 (4.02/k)
Vorrei comunque che sapessi che ti sono grato per l’attenzione che mi hai dedicato.

Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)