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Viva l’Italia

mar 17, 2011   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment
150 anni e sentirli, una storia densa e controversa, persino nel giorno della festa, del compleanno “rotondo” da celebrazione.
CLN Toscano - tricolore italianoEppure di prima mattina mi ha messo di malumore scoprire che nella Piazza del mio paese, Sarezzo, non ci sarebbe stata alcuna celebrazione… Il mercato del giovedì occupava ogni spazio come ogni settimana. Come non accade solo a Natale e per la festa del santo patrono. Come dire, alla Chiesa non si dice no, all’istituzione comunale laica e democratica invece si può imporre la legge del Mercato: lavorare, lavorare, lavorare; produrre reddito, accumulare, investire (forse) per produrre più reddito, accantonare, sperperare e reinvestire (forse)…
Viva l’Italia, cantava De Gregori, allora viva l’Itlalia alla faccia dei politici, dei benpensanti, degli ignoranti. Viva l’Italia UNA, LIBERA, REPUBBLICANA. Viva l’Italia che naque monarchia e seppe liberarsi una seconda volta: dal 17 marzo 1961 ad oggi passando per la breccia di Porta Pia e Roma Capitale e per il referendum del 2 giugno 1946…
150 anni…
Wikipedia: «Il brano racconta molti pregi, ma anche difetti, dell’Italia, passando anche attraverso i periodi più bui della Storia dell’Italia, come il ventennio fascista. Proprio riguardo a ciò, l’ultimo verso elogia laResistenza italiana, dicendo: “Viva l’Italia, l’Italia che resiste”».

Che dolce è il concetto di “resistenza”, così solidale e tenace, bagnato del sangue partigiano e del sudore di ogni giorno, di ogni sacrificio. Quant’è dolce, così antinomico rispetto al duro concetto di “vittoria” scolpito nel freddo marmo…
Eppure l’Italia è disseminata di Piazza della Vittoria, mentre rari sono i Corso Resistenza, quasi inesistenti i Viale Partigiani…
Per fortuna non abbiamo ancora i Largo Secessione e i Lungofiume Padania…
Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera,
l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere,
l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste.

This is a woman’s world

mar 8, 2011   //   by admin   //   Blog  //  2 Comments
Un mio pezzo di auguri datato 2008, ma che mi sembra il caso di riproporre oggi, con alcuni marginali omissis (nel 2008 l’8 marzo era l’ “International Women’s Day” delle Nazioni Unite)…
Anche il podista – assuefatto alla mania delle scarpette superleggere e del giro di pista – non sfugge allo scorrere della vita comune, quella con relativamente poche pulsazioni cardiache al minuto…
Accidentalmente, nel fluire dei giorni, ci si imbatte nell’8 marzo, la giornata internazionale della donna. La (dis)informazione dei mass media spinge molti a pensare all’8 marzo come ad una festicciola commerciale assimilabile ai vari “San Valentino” dell’anno, con gran spargimento di mimose!
L’8 marzo è una ricorrenza importante […omissis…]! Il racconto più diffuso sull’origine della festività fa riferimento ad un episodio che si narra sia accaduto l’8 marzo di 100 [ora 103, ndr] anni fa nella fabbrica tessile “Cotton” a New York, dove 129 operaie in sciopero per protestare contro le pessime condizioni lavorative cui erano sottoposte furono rinchiuse dal padrone nei locali della fabbrica cui successivamente venne appiccato il fuoco. Tutte le donne lavoratrici perirono nel rogo, che ebbe appunto luogo l’8 marzo; di qui la calendarizzazione della festività. Il racconto è un falso storico, ma alcuni casi reali spiegano l’8 marzo come scelta della data: il rogo della Triangle Shirtwaist Company, proprio a New York ma in circostanze diverse nel 1911; la manifestazione contro la guerra e la carenza di cibo delle operaie di Pietroburgo l’8 marzo 1917; la proposta di una giornata della donna emersa nella Internazionale Socialista del 1910…
Ebbene, direte voi, a che pro questo articolo nel contesto di un sito di podismo? Beh, le donne sono una parte importante del movimento podistico nazionale ed internazionale, per mi sembrava corretto tributare loro un augurio. Inoltre, si regista una femminilizzazione del mondo del running: sono sempre più numerose le runners e il loro livello così come le loro esigenze si avvicinano sempre più al mondo dei “malati di corsa” di genere maschile…
[…omissis…]. Ma sono molte altre le corse al femminile che varrebbe la pena di correre…
Chiudo citando il messaggio in occasione della giornata internazionale della donna del Segretario-Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon: “abbiamo l’obbligo di valutare i limiti derivanti dalla disuguaglianza dei sessi e le risorse da impiegare per rimediare a tale deficit” (traduzione italiana grazie ad UNRIC Italia, Bruxelles).
Perchè allora non raccogliere letteralmente l’invito e cominciare coll’equiparare montepremi maschili e femminili (visto che si parla di risorse) nelle varie gare in calendario?
Articolo originale, 8 marzo 2008: podisti.net

Un venerdi’ ordinario in una citta’ straordinaria

nov 12, 2010   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Tito Tiberti, NYCM 2010 zona arrivo

Sono passati cinque giorni, sono ancora nella Grande Mela a fare il turista. Dall’atmosfera della maratona si è passati a quella natalizia.
Si capisce che non è l’anno del lusso e dello sfarzo a tutti i costi, ma è pur sempre La metropoli che si avvicina alla fine di un altro anno. Ho sbirciato le prime foto della mia maratona, sono dell’amico Mandelli che ringrazio. Per me sono un ricordo senza prezzo, sembro persino più rilassato dello scorso anno e la maglia “azzurra” mi dona. Almeno al morale!
Ho ricevuto tanti attestati di stima nel dopo gara, parole che scaldano il cuore anche se qui fa davvero freddo. C’è sempre un bel sole, ma anche un vento gelido e infingardo che s’infila nel collo e nelle maniche del cappotto senza chiedere permesso.

Foto di gruppo top runner dopo l'arrivo NYCM 2010

Ma è democratico, come molti agenti atmosferici: in un dato luogo in un certo momento il vento soffia ugualmente sulla barba incolta del “clochard” e sul viso levigato della “madame”; allo stesso angolo di strada piove con la stessa intensità sul cappellaccio del muratore e sulla bombetta del Rockefeller. Gli uomini poi fanno la differenza: chi si rifugia sotto un ponte e chi richiude la portiera della limousine…
Oggi è il turno del Guggenheim Museum e dell’angolo sudorientale di Central Park, passeggiando dalla Bethesda Terrace alla statua del cane Balto attraverso The Mall con turbinii di foglie arrugginite e “interval training” di scoiattoli.
“Good Morning America!”, gracchiava la radio con la voce del doppiatore di Robbie Williams.

Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)