Browsing articles tagged with " lorenzini"

FF, FB, NY – anagrammatica della maratona contemporanea

nov 3, 2011   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Con contributo interno di Maurizio Lorenzini.

Francoforte, Facebook, New York. I mezzi di comunicazione sono così veloci che ci inducono ad esprimere idee prima di averle pensate… Questo più che un articolo è un racconto breve, arzigogolato a mo’ di flusso del pensiero. Uno stile poco ortodosso per un pezzo con pretese giornalistiche, un format curioso per non annoiare il lettore…

E’ lungo: condenso nella prima parte una sorta di riassunto dei concetti più rilevanti, i paragrafetti titolati invece raccontano di più. Diciamo che il pezzo ha un senso compiuto anche se non avrete la pazienza di leggere anche i suddetti “paragrafetti”.

Sono un discreto atleta e mi diletto di maratona; a 30 anni suonati il mio personale è fermo a 2h23’07” (Carpi 2006) ma sento di aver ancora qualche cartuccia da sparare… Dopo New York 2010 pensai di abbandonare la maratona, sconfortato da alcuni problemi muscolari. Poi un buon dietologo trovò la soluzione al mio problema di catabolismo proteico durante sforzi intensi e prolungati come la maratona: assumendo fonti proteiche durante lo sforzo limito il fatto che il mio organismo anziché consumare grassi si “mangi” tessuto muscolare.

16 ottobre 2011: Cremona, prima del viaCon rinnovata fiducia mi rimisi alla prova della maratona in primavera, inserendo dei lunghi nella preparazione dei cross e riuscendo a conquistare un buon terzo posto nella Brescia Art Marathon in 2h27′ e spicci, crono un po’ falsato dal maltempo… Poi vennero alcuni mesi difficili per ragioni lavorative e di stress psicofisico, infine arrivarono una ripresa verso fine estate e la scelta di preparare la maratona di New York. Volevo tornare sulla scena della disfatta, entrare a Central Park con gambe buone e chiudere in spinta, magari essere il miglior italiano in gara! Arrivò però anche l’invito come “elite” per Francoforte, in programma solo 7 giorni prima della NYCM. Che fare? Francoforte il 30 ottobre o New York il 6 novembre? Ho voglia di correre e il dilemma è presto risolto: mi faccio coraggio e decido di correre entrambe le competizioni. Ovviamente non è consigliabile correre due maratone a distanza temporale così ravvicinata, tuttavia rinunciare all’opportunità di correre su un percorso veloce come Francoforte mi sembra sbagliato e buttare all’aria il sogno di New York mi dispiace.

La doppia maratona, intesa come sforzo intenso è senz’altro un’imprudenza, probabilmente un’autentica sciocchezza, ma l’entusiasmo obnubila le mie conoscenze della teoria dell’allenamento (in cui anche il recupero fisico è un momento fondamentale). Per mia fortuna il mio premuroso tecnico (Fabrizio Anselmo) mi riporta nell’alveo del ragionevole, anche perchè non posso permettermi di dare il cattivo esempio ad alcuni amici amatori cui dispenso consigli.

Lo stato di forma è buono e decidiamo di provare a limare il personale a Francoforte. Domenica scorsa perciò mi sono schierato al via nella città tedesca e – nonostante un vistoso calo negli ultimi chilometri – ho concluso in 2h24’14”. Non è un nuovo primato personale, non rappresenta nemmeno un piazzamento di prestigio in una gara in cui il vincitore, il keniano Wilson Kipsang, ha sfiorato il record del mondo in 2h03’… ma è un ritorno su livelli “interessanti” per un italiano non professionista. È un rientro che mi proietta con fiducia sul 2012 e che mi lascia ben sperare per la New York City Marathon di domenica. Ovviamente non sarà possibile conseguire un risultato cronometricamente rilevante, anzi spremermi troppo sarebbe senz’altro controproducente; tuttavia rappresenterà un’esperienza di cui fare tesoro (come gestione dello sforzo e strategia di gara, o come capacità di leggere la gara e il mio stato fisico e decidere lucidamente il da farsi. Ma anche come fatto culturale non sarà un momento da scartare).

Di seguito approfondisco quanto scritto sopra, senza presunzione o personalismo, ma per il semplice gusto di condividere qualcosa per ragionare ad alta voce e apprendere dal confronto e dallo scambio di opinioni.
-10 ottobre 2011: Pavia, un allungo FB: FaceBook

Il 19 ottobre, quando finalmente sono sicuro dell’invito come “elite runner” a Francoforte, in programma il 30 ottobre, e quando già so che correrò a New York, previsto solo 7 giorni dopo, aggiorno il mio status su Facebook con una bella boutade dai toni tanto enfatici quanto “sbruffoni” (addirittura in terza persona e bilingue, in pieno stile faccialibro, come se all’atletica vera – professionistica e seguita dal grande pubblico – importasse qualcosa della mia programmazione agonistica)…

“Ok, suspence finita! Tito Tiberti fa un esperimento e correrà due maratone in 7 giorni: a Francoforte il 30 ottobre, da elite runner, e New York il 6 novembre, dove darà il 120% delle energie residue! Si accettano scommesse, d’altra parte vanto un credito con Central Park e quest’anno avrò gambe buone per il finale!!! Devo una dedica a una persona e non posso fallire :)
Suspence is over: gonna run 2 marathons in 7 days: elite runner in Frankfurt on 30th Oct. and “full of enthusiam” in New York on 6th Nov.! I’ll give 120% in NYCM, 120% of what’s left after a PB-hunting in Germany! Gotta dedicate the result to a special One, can’t fail :)”

In tempo reale sulla mia “bacheca” compaiono decine di “mi piace” e svariati commenti entusiastici: è facile scambiare una sciocchezza dal punto di visto tecnico (parliamo di atletica leggera) e sotto il profilo sanitario (è noto che i medici consiglino due maratone in 7 giorni…) per un’impresa eroica. In effetti la maratona è portatrice sana di eroismo: il solo fatto di essere in grado di portarla a termine è fonte di sempiterna autostima.

Non passa nemmeno un’ora che si fanno sentire anche gli scettici, più “riservati”, che mi contattano in privato. Un amico (Lorenzini, sei allo scoperto!) in particolare mi domanda se l’affermazione non mi sembrasse un po’ “fanatica”. Certo che lo è! Ho azzardato un’interpretazione calcistica del nostro sport… Se l’atletica occupasse più di un trafiletto sulla Gazzetta potrei essere una delle firme principali, considerando la mia capacità provocatoria, sensazionalista e (auto)ironica. L’intento (ben celato) era quello di sbeffeggiare chi riesce davvero a correre due maratone a tutta in sette giorni senza “schiattare”…
-30 ottobre 2011: BMW Frankfurt Marathon - appoggi

E’ vero, mi sono presentato al via a Francoforte e mi ripresenterò ai nastri di partenza newyorkesi, ma dubito che la seconda possa essere una prestazione che vada al di là della passeggiata turistica! A Francoforte invece qualche soddisfazione me la sono tolta. Ma racconto poco oltre, qui e ora mi preme sottolineare come sia facile lasciarsi prendere dall’entusiasmo e pensare di poter strafare. Con mezzi fisici “normali” (i miei, per esempio) e un buon allenamento si possono fare discreti risultati in maratona, ma non si possono fare miracoli. I miracoli li faceva quello che creò per 6 giorni e si riposò il settimo, non io che voglio riposarmi 6 giorni e faticare il settimo. Oppure li fa chi ricorre all’aiutino da casa (non da casa sua, da quella del farmacista!).

Avevo scambiato una scelta (atleticamente) suicida per un’avventura eroica, ma avevo dimenticato di non essere Captain America o James Dean…

Il mio onesto allenatore mi ha rimesso in riga, ricordandomi che magari con l’entusiasmo e la voglia di correre potrei anche correre decentemente a New York ma che poi ci vorrebbero mesi e mesi per recuperare (sempre ammesso che una doppia maratona non mi “scassi” qualche articolazione…). E siccome vado a NY a prendermi una parte di me lasciata tristemente lungo la 33^ strada due anni fa, non sento la necessità di essere eroico. Mi basta andare sapendo che non ho più paura dei 42km e che ho di nuovo una voglia gioiosa e infinita di correre…

David Grossman ha recentemente scritto: “Strana è la corsa, è stancante tanto da purificarti, e ti aiuta molto bene a collegare insieme le nascoste radici degli attimi, e quasi non si sa se sei tu che corri o se tutto scorre attorno a te in un lento movimento di giostra, paesi che hai già oltrepassato ecco ritornano a galleggiarti davanti nel buio”. Mi pare che correndo in controllo sugli stradoni della Grande Mela potrò cogliere meglio il panta rei cosmico ed apprezzarne la relatività dello scorrere rispetto al mio stesso essere in movimento!

FF: FrankFurt 2011

30 ottobre 2011: BMW Frankfurt Marathon - aeroplanino

Intanto Francoforte è fatta, mi aspettavo di ritoccare il personale, ma non ce l’ho fatta, eppure sono contento del mio 2h24’14”. Sono uscito con un pensiero, che esprimevo così a un amico, a mezzo FB: “DD, sai qual è la nuda e cruda verità che ci riporta coi piedi per terra? Che io son bravo ma il mondo è 20′ più avanti, che tu sei bravo ma io sono 20′ più avanti, che 20′-40′-60′-etc più indietro di te ci sono decine di migliaia di runner… Quindi l’unica cosa sensata da fare è godersi quel che viene, giocandosi onestamente le proprie carte nella sfida con se stessi… una sfida che dura tutta la vita e che rende ogni gara (ma la maratona di più) così intrigante e irrinunciabile!”

Ma anche con una sensazione piacevole, che esternavo via SMS grossomodo con questa formula (comprese abbreviazioni da digitazione cellulare): “D nuovo crampi alla fine,ma sn contento.Dovevo esserC e provarC.Avevo cuore nn gambe.Avevo1pensiero felice in testa.Grazie x il tifo,l’ho sentito ad ogni passo…O almeno l’ho voluto sentire:) ora piango1po’come alla fine d ogni maratona,perché cmq é una conquista!”. O su FB mi definivo: “emozionato più che soddisfatto. Avevo un pensiero felice in testa e l’ho portato con me tutta la maratona, poi l’ho incastonato nella medaglia e spero di non averlo consegnato al vento…”.
Archivio 2010 - Dedicata a Emma che è infortunata e non merita la sfortuna del momento...
-
Ho corso da solo per 40,5 km., fatto anomalo per una gara molto affollata. Per 30 km sono stato regolarissimo: 33’33” al 10° km, 1h10’50” alla mezza, 1h40’54” al 30°km. Poi ho perso qualche colpo ma in realtà la strada verso il 35° km saliva un po’. È dal 35° al 40° che mi sono “afflosciato” su ritmi vicini ai 3’40”/km. Però la donna che avevo davanti si avvicinava, al 40° ho preso quel poco di coraggio che mi era rimasto e mi sono lanciato all’inseguimento: 3’24” per il 41° km, sarebbe arrivato un 2h23’30” e un posto nei primi 50. Ottimo, pensavo! Invece ogni maratona ha una storia a sé e, mentre non facevo nemmeno in tempo a pensare “dai!”, mi hanno preso crampi improvvisi ai bicipiti femorali ed ho zoppicato fino al traguardo coprendo gli ultimi 1200 metri in 4’55”. Nonostante questo ho superato di slancio una donna etiope che era evidentemente conciata peggio di me… Come al solito, ho potuto constatare che c’è sempre chi sta peggio (sebbene non sia necessariamente un pensiero consolatorio).


La città mi ha lasciato la piacevole sensazione di un agglomerato eterogeneo di culture, etnie e stili di vita: il centro storico è ammantato di antico, la parte più moderna è vetro&acciaio&stradoni: cantieri e gru sono ovunque al lavoro. La gara si snoda in entrambe le parti della capitale finanziaria tedesca, e anche in zone periferiche, più verdi, nonché sui vialoni lungo il Meno. È un tracciato scorrevole ma non banale: qualche leggero saliscendi, tratti un po’ più tortuosi, sampietrini… insomma, quel che serve per risvegliare le gambe quando si correrebbe il rischio di “addormentarsi” su velocità di crociera non elevatissime. La macchina organizzativa è perfetta, d’altra parte gli spazi della Fiera sono immensi e si prestano ad ospitare grossi eventi: il centro maratona è amplissimo e i servizi sono dislocati con logica praticità (ritiro pettorali, deposito borse, docce, massaggi, stand commerciali, servizi post-gara). L’arrivo nella “Festhalle” (un salone da concerti) è psichedelico ed esaltante, il transito al ristoro breve e perfettamente accessibile… Insomma, un modello organizzativo da imitare!

NY: New York (City Marathon)

6 novembre 2011: NYCM, km 15 circa (foto Bob Anderson) New York mi attende venerdì: con l’amico Teo approderemo nella Grande Mela con l’idea di goderci al meglio le opportunità che la metropoli ci offre, prima sportivamente poi turisticamente! È impossibile pensare a New York come a un viaggio-maratona e null’altro, consiglio di cuore a tutti i podisti di fare il possibile per potersi fermare qualche giorno dopo la maratona ed “assaggiare” un pezzo della città sull’acqua… Sul mio blog ho messo a beneficio di un’amica una specie di “quick guide” alla visita della città, ma è a disposizione di chiunque voglia spulciarla (http://www.titotiberti.it/girotondo-nella-grande-mela.html). Vado per mettere un piede davanti all’altro, vado a NY come amatore. Voglio vivere la maratona come uno che vada per correre in 5 ore e sperimentare tutta la trafila della giornata in maratona: dall’autobus prima dell’alba all’attesa estenuante a Fort Wadsworth, dalla colazione all’aperto al posizionamento in griglia, dai colori e costumi durante la corsa all’arrivo sotto gli occhi di Fred Lebow, dal godimento del tifo lungo il percorso alla fruizione dei ristori, dal ritiro della medaglia al recupero della propria borsa… Insomma, voglio tornare a casa ed essere in grado di raccontare agli amici tutte le fasi della NYCM!

Poi quale sarà il mio crono non lo posso sapere ora, sono stanchino e non si fanno previsioni in queste condizioni. Magari darò del filo da torcere ai campionissimi, più probabilmente dovrò fare i conti con gambe molli!

ML: Contributo di Maurizio Lorenzini

Correre le maratone: ma quante?

Ecco un dilemma che affligge e angustia molti maratoneti, quale è il limite di sopportazione o , se preferite, quello della ragionevolezza?

Esiste un club di supermaratoneti, gente che percorre 42,195 km venti, trenta, quaranta e più volte all’anno, altri che si pongono la domanda se la seconda o la terza nell’arco dello stesso anno siano una buona idea. Poi, meno male, ci sono quelli che non le corrono proprio e campano ugualmente bene.

Proprio nei giorni scorsi a Reggio Emilia si è corso quanto e quando si voleva, qualcuno forse avrà fatto il record di maratone in 10 giorni,i punti di vista di partecipanti e osservatori sono molteplici , spesso in forte contrapposizione tra loro.

Prima di sollevare discussioni sulle scelte, quindi 1-2-10-20 volte e così via, chiarisco subito che in questo piccolo contributo non intendo affrontare la problema del quanto, semmai curiosare, sia pure molto superficialmente, nella logica (?!?) delle scelte che si fanno, del rapporto amore-odio verso questa distanza.

Le scelte, come queste:

D:“ Leggo da qualche parte di un tuo possibile ritiro dalla maratona, onestamente, è vero oppure è solo un effetto onda lunga delle recenti delusioni?

R. E’ vero, è una decisione che mi costa fatica ma che ritengo necessaria per lo svolgimento di una vita “normale”.

Si tratta di un runner che avevo contattato tempo addietro, mi sembrava un buon esempio di linearità di pensiero, convinzione nelle scelte…mi sembrava. Ma ci torniamo dopo.

Un record personale lascia indubbiamente un bel ricordo e lo stimolo a riprovarci per fare ancora meglio; è lo stesso record personale che ci fa raccontare di una gara magnifica , perfettamente organizzata, misurazione precisissima, spesso molti di questi parametri non sono veritieri, ma guai a dirlo al maratoneta eccitato ed esaltato dalla sua performance. La “sua” maratona è la più bella del mondo.

Al contrario ci sono quelli che escono devastati dalla maratona, hanno mancato l’obiettivo e ciò genera una depressione mentale ancor peggiore di quella fisica. Povere mogli, amanti , figli , amici, colleghi, magari il soggetto in questione è un importante manager, le conseguenze sulle perfomance aziendali sono più che un rischio concreto.

Eppure quasi sempre gli insuccessi in maratona sono legati, in questo ordine, a scarsa preparazione, eccessive aspettative, alimentazione inadeguata.

Ma torniamo alla domanda/risposta che avete letto in precedenza. Un runner di livello medio-alto, con una certa esperienza podistica, di ottima cultura, che dichiara in modo inequivocabile l’esigenza e la decisione di tornare ad una vita normale.

Ora il soggetto in questione lo scopriamo, nel vero senso della parola, che ha corso la maratona di Francoforte e che correrà quella di New York; a rendere ancora più clamorosa la notizia è il fatto che Francoforte si è corsa il 30 Ottobre e New York il prossimo 6 Novembre, anno 2011!!

Imputato Tito Tiberti, si alzi e ci faccia capire ……

yXr: yogaXrunners e il mal di schiena che non si presenta!

Non vorrei che questo passaggio passasse come uno spot pubblicitario perchè non è così, perciò sarò breve. Ho sempre sofferto di mal di schiena nelle fasi preparatorie della maratona (diciamo all’aumentare del chilometraggio settimanale) e in maniera acuta dopo aver corso una maratona (due protrusioni discali…). Quest’anno – in cui l’elemento nuovo nella mia preparazione sono due sedute settimanali di yoga con la maestra Tite Togni – sono qui sereno a godermi una schiena in buona salute. Spannometricamente, mi sento di consigliare lo yoga, che può anche non avere una dimensione meditativa spiccata ma essere un vero e proprio esercizio fisico di rinforzo e gestione del respiro.

MG: Muchas Gracias / Martina Greef

Siamo di nuovo a Francoforte; nonostante ci fossero in gara oltre 15000 concorrenti mi sono trovato a correre da solo già dopo 1,5 km e così fino al traguardo. Avevo un riferimento lontano (30” circa avanti a me) nella fortissima Agnes Kiprop con le sue lepri, ma non era un aiuto; da dietro non mi ha rimontato nessuno; quelli che ho superato erano “cadaveri” per nulla in grado di farmi compagnia o aiutarmi a tenere il passo… Ma dopo il km 15 una ciclista dello staff organizzativo mi ha fatto un po’ di coraggio, accompagnandomi per dei lunghi tratti (circa 3km tra un ristoro e il successivo). Stava ben attenta a non avvantaggiarmi con la scia della bici o altro, ma ogni tanto mi regalava qualche parola di incoraggiamento e qualche sguardo di “approvazione”… Dopo il traguardo l’ho cercata per ringraziarla, ma non l’ho trovata. Mi ha trovato lei (ancora attraverso FB) che aveva memorizzato il mio numero di pettorale. È stato un gran piacere, ci siamo scambiati qualche parola, per ringraziarci e descriverci il piccolo miracolo della solidarietà sportiva!

Tra l’altro la immaginavo stereotipicamente “tedesca monolitica”, invece è una donna allegra che vive in Spagna e parla anche un po’ d’italiano ; 42,195 volte grazie , Martina!

Visto su Podisti.Net!

nov 20, 2010   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment
Nonostante New York non sia andata come volevo (o volevamo, visti gli apprezzamenti ricevuti in pubblico e privato di cui sono infinitamente grato ai mittenti, “più infinitamente” a Rocco – mio fratello – che  mi ha aperto il cuore…), Podisti.Net tramite la penna del “baffo” Lorenz (Maurizio Lorenzini) mi ha onorato di un’intervista molto gradevole, che riporto sotto con tanto di foto di Roberto Mandelli:
Tito a NY in un collage di Roberto Mandelli
Da dove si può cominciare parlando e scrivendo di questo uomo? Ci ho pensato un po’ poi ho deciso che era più facile intervistarlo.
Francamente avevo anche pensato di lasciar fare tutto a lui, è bravissimo a scrivere… Il mio intendimento iniziale era di intervistarlo dopo Venezia, magari anche per raccontare la sua miglior prestazione in maratona, non è andata così, ci ha riprovato a New York e anche qui…
Eppure sarebbe così semplice cavarsela in breve: basta raccontarlo come atleta (il suo palmares è invidiabile), chiedergli come ha vinto una gara e magari perso un’altra, ma sarebbe banale scrivere solo di questo, non piace a me, piacerebbe ancor meno a lui.
Ma dopo poco che lo conosci, ma basta veramente poco, scopri la persona che c’è dentro il runner ed ecco che tutto diventa assolutamente facile e immediato…
Ma questo è un sito di podismo, a beneficio di chi ci legge non si può prescindere dalle prestazioni e allora eccole qua:
5000m – 14.37 (2008)
10000m – 30.21 (2008)
Mezza maratona – 1.06.32 (2008)
Maratona – 2h23.09 (2007)
Le sue vittorie sono tante e tali che occuperebbero troppo spazio, mi limito ad osservare che si tratta di un atleta veramente completo, capace di spaziare con successo dalle maratone ai giri a tappe, dalle mezze al cross, dalla pista alla strada.
Esaurite le formalità, segue la chiacchierata (in effetti non riesco a chiamarla intervista)
Ciao Tito,
  • tanto scontata quanto inevitabile la prima domanda: New York, ancora prima Venezia…
Ciao Maurizio. Stiamo parlando di maratona. La maratona sfugge un po’ alla logica atletica: puoi anche essere in grande spolvero e raccogliere poco. Io stavo bene, ero molto tranquillo sulla tenuta, magari un po’ meno sui ritmi ma comunque fiducioso di fare bene. Invece sia a Venezia che a New York le cose non sono andate come avrei voluto e mi tengo il personale datato 2008 a Carpi. Col passare degli anni la schiena e i finali sempre più “in salita” mi hanno fatto pensare di non essere più un maratoneta, sebbene possa dire di aver esordito senza preparazione in 2h28′ (Roma 2005) e che lo stesso anno a Ostia avrei corso vicinissimo se non sotto le 2h20′; invece corsi 2h23’38” ma con due errori di percorso (avevano segnato le frecce sull’asfalto col gesso e la notte precedente aveva piovuto…) valutabili in 600-700m complessivi e – cosa incredibile nell’ambito di una carriera, ancora di più se succede due volte nella stessa gara – due stop imposti dai vigili per far passare le automobili (ai km 9 e 38)… Vi lascio immaginare la mia incazzatura!
Per ora credo che il connubio Tito-Maratona sia un capitolo chiuso.
  • Gli allenatori che hai avuto, raccontaci
Beh, a parte i “coach” della prima ora (ho cominciato a correre durante le scuole medie a Maruggio, Taranto, vincendo presto il campionato provinciale sui 1000m), sono tre gli allenatori della mia vita. Mio padre Fiorenzo, tecnico federale, mi ha seguito con passione e competenza fino ai 20 anni (sempre a Brescia), poi per infortuni a catena ho praticamente perso gli anni della categoria Promesse. Con il passaggio da Senior e gli studi universitari sono approdato al CUS Pavia, alla corte del Prof. Felice Costante, col cui gruppo e sotto la cui guida, ho fatto il “salto” dal mezzofondo al fondo, fino ad allora ero stato soprattutto buon siepista. Sono arrivati il debutto in maratona e il primo sub 1h10′ in mezza. Poi pian piano e con lo stimolo di allenarmi con atleti forti (eravamo io, Vaccina, Cugusi, Monserrate, Simona Viola e altri…) sono venuti i miei personali. Tornando a Brescia dopo 7 anni a Pavia e dovendo fronteggiare ritmi di vita diversi ho scelto di essere più autonomo e sono diventato allenatore di me stesso, riuscendo a mantenere i miei standard qualitativi pur senza un gruppo di allenamento così competitivo. Tuttavia – soprattutto quando ci sono problemi – si sente il bisogno di un occhio esterno e di qualcuno che metta ordine nella preparazione e nella periodizzazione, perciò ho cercato una persona che avesse le caratteristiche della competenza e dell’onestà intellettuale. Avrei potuto tornare indietro perchè papà e Felice hanno queste caratteristiche, tuttavia ho voluto anche rispondere alla voglia di sperimentare stimoli nuovi e mi sono rivolto a Fabrizio Anselmo (SG Comense). Sono tre mesi che ci rapportiamo e – sebbene la maratona non ci abbia riservato soddisfazioni – sono sicuro che il connubio porterà risultati.
  • A proposito, ma sbaglio o anche tu svolgi attività di coaching? Manager?
Non sbagli, la passione per la corsa è la costante dei miei giorni. Non è una malattia, ma un genuino amore per l’attività: mi vedo corridore anche al di là delle competizioni. Come mi scrisse una mia adorabile amica (tutt’altro che sportiva) qualche anno fa: “Forza Tito, continua a correre la tua vita”. Interpreto la corsa anche professionalmente: metto la mia esperienza a disposizione di alcuni amici amatori che alleno, seguo come manager alcuni giovani italiani di buone prospettive e intreccio ai temi della corsa l’altra mia grande passione, che è la scrittura. Il mio desiderio profondo futuro sarebbe il giornalismo sportivo e d’inchiesta (oltre all’insegnamento elementare…). Sono però due mondi che non riesco a penetrare, per ora…
  • L’atletica oggi…
L’atletica è un Giano Bifronte, richiede un occhio sul passato e uno sguardo al futuro. Da dove veniamo e dove andiamo noi podisti. Il passato glorioso della “stirpe italica” è un lontano ricordo nonostante i recenti successi di un grandissimo come Baldini; l’evoluzione del mezzofondo e del fondo taglia fuori quasi definitivamente ciò che non è Africa dal panorama internazionale e per il futuro le prospettive di successo non sono rosee. Talenti se ne vedono ancora, sebbene i numeri dei partecipanti alle gare giovanili siano piuttosto risicati. “Bianchi” che corrono forte ce ne sono ma sono pochi e – ahinoi – non durano a lungo. Bisogna prendere atto che si possa fare atletica di qualità anche senza conquistare allori olimpici e valorizzare il lavoro dei nostri ragazzi portandoli a fare del proprio meglio. L’atletica è comunque una scuola di vita importante dove non c’è solo il podismo e dove c’è spazio per una costruttiva integrazione tra vecchi e nuovi italiani, tra i figli di italiani e i figli degli immigrati (o gli immigrati stessi). L’atletica ci regala una possibilità importante per essere genuinamente fratelli, non la dobbiamo perdere! Altrimenti facciamo la fine della Scuola di Adro, che mi duole dire stia proprio nella mia provincia…
  • Leggo da qualche parte di un tuo possibile ritiro dalla maratona, onestamente, è vero oppure è solo un effetto onda lunga delle recenti delusioni?
E’ vero, è una decisione che mi costa fatica ma che ritengo necessaria per lo svolgimento di una vita “normale”. Dalle delusioni si può trarre una lezione costruttiva e costruire qualcosa di migliore, dal mal di schiena invece vi assicuro che non si cava nulla di buono e confortante. Io desidero fortemente correre a fianco dei miei figli (quando ne avrò) e per questo ritengo di dovermi risparmiare i carichi di lavoro da maratona (ho due protrusioni a livello di dischi intervertebrali). Certo, non è necessariamente una decisione definitiva, nel momento in cui la mia struttura muscolo-tendinea e osteo-articolare me lo permettesse sarei felice di correre ancora la distanza regina! Da poco un sito dove tengo anche un blog e dove ho raccontato la mia New York e il perchè sia stata l’ultima maratona: www.titotiberti.it
  • E poi, che fai nella vita, a parte correre (forte)?
Nel lavoro, nonostante due lauree e un master, mi arrabatto per mettere insieme uno stipendio: corro, faccio il piccolo manager, faccio l’addetto stampa, scrivo free-lance… Ogni tanto rimedio un contratto semestrale. Diciamo che la prospettiva della pensione non c’è nel mio panorama a lungo termine. E’ un periodo difficile per tutti, lavoro ce n’è poco e io ho la fortuna di avere il “paracadute” della corsa che ogni tanto mi permette di arrotondare. Poi la vita non è solo lavoro: amo viaggiare, scoprire luoghi e abitudini culturali, assaggiare cucina diversa dalla nostra, leggere, incazzarmi perchè la politica e l’establishment imprenditoriale non comprendono i problemi delle persone normali costringendo dei poveri cristi a rifugiarsi in cima a una gru o a ipotecare casa…
  • sei molto bravo a scrivere, a te la tastiera, pardon, la penna… un pensiero a ruota libera, aneddoti, curiosità…
Grazie per il complimento. Più passa il tempo più mi rendo conto che sia l’entusiamo il vero motore del successo. Uno deve avere polmoni buoni, un cuore potente, gambe forti e ottima elasticità, ma se non ha le motivazioni giuste non va lontano… T.W. Burgess disse “Who runs in circles never gets far”, chi corre in circolo non va mai lontano. Per questo preferisco la strada e i sentieri, per questo corro lontano, per questo spesso lascio il cronometro a casa. Anche se in pista andrei più forte, anche se è in pista che si costruisce un campione… Io le motivazioni le trovo nella scoperta del mondo che mi sta intorno, nel leggere i volti delle persone che incontro: alcuni mi dicono “ma che diavolo ti affanni a correre?”, altri con un sorriso fanno trasaparire ammirazione, altri portano i segni del fardello che gli uomini portano. Ultimamente incontro sempre più volti che non dicono nulla, che trasmettono disinteresse. Conoscere persone senza preferenze e interessi mi disgusta e mi toglie entusiasmo; a me piace parteggiare, essere “partigiano”. Anche sui campi di atletica…
Grazie Tito.
Si conclude un’intervista che in realtà in qualche modo non finisce, perché la conversazione è veramente gradevole e continuerà in tutte le occasioni che capiteranno, forse non è mai nemmeno iniziata, in senso stretto.
A dispetto dei suoi “soli” 29 anni Tito è persona di grande maturità ed elevata cultura, determinata tanto dagli studi quanto dalla voglia di conoscere e confrontarsi, di crescere umanamente e professionalmente. A tutto ciò si aggiunga un notevole spessore morale e impegno verso il prossimo, mi riferisco all’adozione a distanza, alla collaborazione per l’integrazione degli immigrati……mi fermo qui, so che non vorrebbe che io ne scrivessi, ma…..i microfoni sono spenti e io sono da solo col mio registratore sulla via di casa.

Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)