Ascoltato su T&F Channel…
A cavallo tra due annate, a fine esperienza con la maglia di Atletica Gavardo 90, in attesa dell’esordio in bianconero con la Ginnastica Comense 1872 e sotto la sapiente guida di coach Fabrizio Anselmo…
…intervista di Giovanni Certomà per Track and Field Channel (la creatura mediatica di Genny di Napoli).
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Brescia, in my shoes…
Mi hanno sempre insegnato che – se non sei keniano – l’unica cosa di cui hai bisogno per correre sono un buon paio di scarpe. Se il resto dell’abbigliamento non è adeguato o “tecnico” non è molto importante, ma se le scarpe non sono quelle adatte sono guai…
Dalle banali vesciche a serie tendiniti passando per fasciti plantari piuttosto che dolori al collo del piede, la gamma degli acciacchi delle leve del podista è vasta…
Ho sempre dato importanza alla calzatura: da giovane il marchio di grido mi sembrava garanzia di qualità, poi pian piano ho scoperto che anche i “big” dell’abbigliamento sportivo fanno prodotti scadenti… Pian piano ho imparato a guardare meno colori e tecnologie applicate alla scarpa e a “sentire” la calzata, la rullata, la rigidità o la morbidezza, le proprietà di torsione e la capacità di supporto e ammortizzazione…
La scarpa da running è diventato il mio strumento di lavoro, in un certo senso.
Poi è venuta la scoperta del mondo del lavoro, quello classicamente definito dalle norme che regolano la produzione, quello su cui si regge la repubblica italiana ex art. 1 della carta costituzionale, quello che mette il pane in tavola alle famiglie…
E ho scoperto le scarpe “da lavoro”. Non le superleggere per le ripetute, ma le rinforzate per andare in officina. E mi sono trovato a vestire due scarpe da lavoro nella stessa settimana: ieri le “Sorpasso” con cuciture arancioni e puntale in acciaio al controllo di qualità in Pedrotti Meccanica, domani le Saucony Mirage nella Maratona di Brescia.
Domani è quasi un nuovo esordio sui 42,195km. Vado senza grandi aspettative, solo con la voglia di godermi ogni metro e di farlo – per una volta – nella mia città. Se poi arriverà un risultato soddisfacente tanto meglio!
A novembre fu un deludente 2h33’02” a New York che m’indusse a mettere la parola fine sulla maratona. Oggi è una nuova vita e la maratona è rientrata dalla porta principale. Ripartiamo da qui, da un paio di scarpe e un po’ di cocciutaggine.
Come diceva Jesse Owens: “Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni”.



