Io e Grifonissima ci siamo detti…
Facciamola breve, io amo questa gara e questa gara – piuttosto dura – ama me.
Mi ha esaltato e mi ha detto “ragazzo, corri veloce!” quando vinsi all’esordio nel 2006 facendo secchi atleti più blasonati.
Mi fece dire “però, corro veloce!” quando vinsi con record nel 2008 mettendo in riga anche forti stranieri.
Mi fece desiderare un ritorno vittorioso con gli argenti del 2007 e del 2009.
Non mi tolse la voglia di tornare nel 2010 quando finii gambe all’aria in una caduta e nel 2011 quando ero lontanissimo anche dalla semplice idea di “atleta in forma”…
Tris, vittoria numero tre. Non vado velocissimo, ma è bastato per il gradino più alto del podio. Stavolta nessuna esaltazione o delusione. Ma io e la Grifonissima ci siamo scambiati due parole anche quest’anno, per dirci e dire a tutti quanto è bello ritrovarsi in Corso Vannucci la seconda domenica di maggio di ogni anno. Dove risiede il fascino di questa gara?
È una competizione prestigiosa con un albo d’oro di tutto rispetto nella quale il podista si può confrontare con Atleti con la “A” maiuscola.
È un percorso impegnativo che richiede capacità d’interpretare il tracciato e di gestire le proprie forze. Per chi non è bravissimo nel dosare lo sforzo, è una scuola di corsa!
È una passeggiata colorata per migliaia di persone, migliaia di ragazzini delle scuole e tanti simpatici animali domestici a quattro zampe e scodinzolanti.
È una festa musicale nello stadio Santa Giuliana gremito, dove si balla e si applaudono gli atleti competitivi all’arrivo.
È una mattinata sul prato, una specie di “Urban Picnic” da guinness dei primati!
Sono alcune ore trascorse in un’atmosfera serena: dal più veloce dei competitivi al campione dei CUS fino al lumacone che percorre il tracciato della non competitiva con tanto di soste caffé… tutti nella stessa barca, tutti nell’arena del Santa Giuliana!
Domenica scorsa Grifonissima mi ha detto “bentornato sulle mie strade, mi aspetto il meglio da te” e io ho replicato ricordandole che “non potevo non tornare, è qui che raccolgo il meglio di me e lo metto a disposizione delle mie gambe”.

Una nota speciale per i ragazzi del podio maschile: con me sono saliti al secondo posto Salvatore Calderone, campione europeo master di mezza maratona e per la prima volta a medaglia nella Grifonissima dopo tante partecipazioni con la maglia del CUS Torino. Bravo Salvatore, forte corridore, avversario sempre leale e amico sempre capace di consigli sensati! Terzo e miglior umbro il tifernate Andrea Lucchetti, a dispetto dei 36 anni nome nuovo del nostro mezzofondo: bravo perchè coraggioso. Non ha vinto ma ha provato a mettere il naso davanti e a portare a casa il risultato pieno: è l’atteggiamento giusto, quello del mettersi in discussione!
Podio femminile molto qualificato con la forestale Silvia La Barbera a vincere e convincere con un notevole crono di 42’07”. Silvia batte sul campo forti avversarie come l’etiope Abera Fisseha e la plurimedagliata triatleta Elena Maria Petrini (giovanissima ma già un oro mondiale junior e un bronzo continentale all’attivo), in una gara qualificatissima con campionesse del calibro di Simona Viola (maratoneta da 2h33′ e molte maglie azzurre sulle spalle) e Francesca Dottori (vincitrice nel 2011) fuori dalle medaglie.
Chissà quanti chilometri, a occhio e croce dovrei aver passato quota 80.000! Sono ormai nel 20° anno di attività, due terzi della mia vita passati in corsa. Io e la corsa non ci siamo mai traditi. Io e la Grifonissima nemmeno.Ho portato con me Amani for Africa (www.amaniforafrica.org) sul podio. E anche questa è una piccola soddisfazione in attesa di Grifonissima numero 33!
Ich bin kein Mensch, ich bin Dynamit!
Da Nietzsche del titolo passo a certe variopinte espressioni metaforiche che ci ricordano alcuni principi esperienziali sul come stare al mondo ed affrontare le nostre giornate, come fossero moniti: “stai coi piedi per terra”, “per capire devi prima sbatterci la testa”, “non fare come il bue che dà del cornuto all’asino”, “quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini”, etc…
Beh, c’è una gara che ti spiega in concreto cosa intendesse il filosofo quando esclamava “io non sono un uomo, io sono dinamite!” e cosa significhino le sopraccitate frasette d’uso comune. Però devi avere delle doti: coraggio, incoscienza, capacità di soffrire sempre e comunque (fondo e testa), capacità di gioire sempre e comunque (un sorriso e un guizzo di follia nello sguardo).
Ci vogliono attitudine tragica e spirito comico.
La Fisherman’s Friend Strongman Run è un po’ tutto questo, condito con un potere di socializzazione straordinario, per via della solidarietà che i partecipanti dimostrano aiutandosi l’un l’altro nel superamento degli ostacoli e per l’irrefrenabile desiderio di condividere esperienze e ricordi nel post-gara.
Diamo i numeri: oltre 12000 partenti, 22 km su 2 giri con 15 ostacoli artificiali per ciascun giro. Siamo al Nürburgring, mitico circuito motoristico nella Renania-Palatinato, in Germania. Il castello di Nürburg (ben 165 abitanti!!!) non si intravede nemmeno, tra nebbia fitta, pioggia battente e colline verdi di conifere e latifoglie. S’intuiscono inverni rigidi ed estati ventilate. Si respirano odori di resina e nell’aria non fluttuano i pollini di pioppo che ricoprono la pianura padana…
Il clima è da impresa eroica. Sabato 5 maggio, mattina, per un interista come me è una data che sul calendario non dovrebbe più esistere… ma bando alle ciance! Non è giornata da sfottò calcistici. Oggi si corre. Oggi si danza sotto la pioggia. Oggi è il giorno in cui si prova a spiccare il volo nonostante il piumaggio fradicio.
Tra un ostacolo e l’altro non si corre come spero io che vorrei far valere le mie “doti” da mezzofondista stradale. È una specie di cross senza fine, con saliscendi continui e insidiosi per fango e scivolosità, con prati e vie di fuga in ghiaia, con un asfalto così perfetto da essere viscido sotto i tacchetti da trail… La scelta delle scarpe è sbagliata, capisco subito che oggi correre forte non è importante: ci vogliono lucidità ed equilibrio, polmoni prima che muscoli elastici! Partenza “a manetta”, il quad/regia è inseguito da un intrepido cavernicolo che brandisce tanto di tibia di brontosauro e ascia di pietra! Urla “no pain, no glory!” e poi scoppia. Discesa-salita-discesa, ancora su asfalto e il primo mille è sotto i 3′, ma siamo sull’asfalto e scivolo e le gambe non rispondono come vorrei (anche se le chiamo forte!). Non fa nulla, sarà una pugna durevole!
Non posso raccontare tutto, ci vorrebbero ore e forse anche parole che non ho, che nemmeno esistono! Versi animaleschi… Affido la cronaca a quanto scrissi nell’immediato dopogara in linguaggio da messaggino cellulare: “Nurburgring.Partenza a razzo con uno vestito da cavernicolo,poi ho perso i primi 3 su un percorso fangoso e durissimo.M sn giocato le posizioni dalla4*alla6*fino al km13 poi sn cominciati i doppiaggi e doppiando 12.000tizi/e snz cedere alla tentazione d tagliare parti d tracciato sn finito “inspiegabilmente”25*(i doppiaggi m sn costati 20′ca considerato il secondo giro in 25′+del primo giro). Top 5? 1.Craniata contro la sbarra e scivolo d’acqua in semi-incoscienza 2.Piscina a7gradi,40m misto stile/rana 3.Muro d legno saltato cn balzo felino! 4.ritrovamento del pneumatico d Alonso 5.arrivo volante e posizione sulla testa sotto lo striscione del traguardo.Tutto ADRENALINA pura!Ora…tutto rotto!”.
Dapprincipio andavo per luoghi comuni… Il grillo parlante ogni giorno mi intima di “stare coi piedi per terra”, ma come faccio se finisco spesso gambe all’aria falciato da gente cui passo di fianco e che scivolando nel fango trascina a terra anche me? Come faccio se per sentire i polmoni strizzarsi nel gelo della piscina provo a spiccare il volo lanciandomi in un tuffo “plastico”? Come faccio se taglio il traguardo in “sirsasana”? Come faccio se per camminare su una rete di corda devo fare l’acrobata? È tutto un equilibrio sopra la follia…
Se non ho potuto dar retta al grillo, devo dire che invece la testa l’ho sbattuta eccome! Devo essere uno strongman con il cranio robusto, a giudicare dal fatto che non sono morto dopo l’impatto violentissimo con una barra di metallo in cima allo scivolo dell’ostacolo no. 6 denominato “Niagara Falls” (a proposito, tutti gli ostacoli nella descrizione di “Tuq” sul blog corroergosum.it ).
E poi l’emozione di essere un duo di “Tito” nel team Gazzetta Runners con quel cornutazzo di Tito Cantarella (naturalmente l’allusione è esclusivamente al costume da diavolo con tanto di mantello svolazzante… anche lui è uno che di tenere i piedi per terra non ne vuol sapere…). Ecco, uno è il bue e l’altro l’asino del detto popolare! Dalle propaggini temporali potete dedurre…
Risale probabilmente a Confucio l’idea del non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Certo, le torture della strongman non sono certo da “lista dei desideri” per la vita quotidiana, ma ciascuno di noi iscrivendosi sapeva suppergiù a cosa andava incontro, sapeva di aver scelto qualcosa che non avrebbe augurato nemmeno al suo peggior nemico… Eppure regalerei a un amico/a runner l’iscrizione a una strongman run. Cosa diceva il troglodita? “No pain, no glory!” (Senza sofferenza non c’è gloria!). Io mi permetto di tirare in ballo Bob Marley e dico anche “let’s get together and feel alright”, perchè strongman lo si diventa insieme. Da soli non c’è gusto…
Sono in vena di letteratura e – di fronte agli ignavi o ai fondamentalisti dell’atletica che non considerano l’idea di una strongman run – scomodo Dante i cui versi immortali faccio miei; mi rivolgo ad un ipotetico compagno di avventura e gli dico: “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”…
Il video ufficiale per chi volesse un’idea complessiva della “competizione”…
Da Nietzsche del titolo passo a certe variopinte espressioni metaforiche che ci ricordano alcuni principi esperienziali sul come stare al mondo ed affrontare le nostre giornate, come fossero moniti: “stai coi piedi per terra”, “per capire devi prima sbatterci la testa”, “non fare come il bue che dà del cornuto all’asino”, “quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini”, etc…
Beh, c’è una gara che ti spiega in concreto cosa intendesse il filosofo quando esclamava “io non sono un uomo, io sono dinamite!” e cosa significhino le sopraccitate frasette d’uso comune. Però devi avere delle doti: coraggio, incoscienza, capacità di soffrire sempre e comunque (fondo e testa), capacità di gioire sempre e comunque (un sorriso e un guizzo di follia nello sguardo).
Ci vogliono attitudine tragica e spirito comico.
La Fisherman’s Friend Strongman Run è un po’ tutto questo, condito con un potere di socializzazione straordinario, per via della solidarietà che i partecipanti dimostrano aiutandosi l’un l’altro nel superamento degli ostacoli e per l’irrefrenabile desiderio di condividere esperienze e ricordi nel post-gara.
Diamo i numeri: oltre 12000 partenti, 22 km su 2 giri con 15 ostacoli artificiali per ciascun giro. Siamo al Nürburgring, mitico circuito motoristico nella Renania-Palatinato, in Germania. Il castello di Nürburg (ben 165 abitanti!!!) non si intravede nemmeno, tra nebbia fitta, pioggia battente e colline verdi di conifere e latifoglie. S’intuiscono inverni rigidi ed estati ventilate. Si respirano odori di resina e nell’aria non fluttuano i pollini di pioppo che ricoprono la pianura padana…
Il clima è da impresa eroica. Sabato 5 maggio, mattina, per un interista come me è una data che sul calendario non dovrebbe più esistere… ma bando alle ciance! Non è giornata da sfottò calcistici. Oggi si corre. Oggi si danza sotto la pioggia. Oggi è il giorno in cui si prova a spiccare il volo nonostante il piumaggio fradicio.
Tra un ostacolo e l’altro non si corre come spero io, che vorrei far valere le mie “doti” da mezzofondista stradale. È una specie di cross senza fine, con saliscendi continui e insidiosi per fango e scivolosità, con prati e vie di fughe in ghiaia, con un asfalto così perfetto da essere viscido sotto i tacchetti da trail… Scelta delle scarpe sbagliata, capisco subito che oggi correre forte non è importante, ci vogliono lucidità ed equilibrio, polmoni prima che muscoli elastici! Partenza “a manetta”, il quad/regia è inseguito da un intrepido cavernicolo che brandisce tanto di tibia di brontosauro e ascia di pietra! Urla “no pain, no glory!” e poi scoppia. Discesa-salita-discesa, ancora su asfalto e il primo mille è sotto i 3′, ma siamo sull’asfalto e scivolo e le gambe non rispondono come vorrei (anche se le chiamo forte!). Non fa nulla, sarà una pugna duratura!
Non posso raccontare tutto, ci vorrebbero ore e forse anche parole che non ho, che nemmeno esistono! Versi animaleschi… Affido la cronaca a quanto scrissi nell’immediato dopogara in linguaggio da messaggino cellulare: “Nurburgring.Partenza a razzo con uno vestito da cavernicolo,poi ho perso i primi 3 su un percorso fangoso e durissimo.M sn giocato le posizioni dalla4*alla6*fino al km13 poi sn cominciati i doppiaggi e doppiando 12.000tizi/e snz cedere alla tentazione d tagliare parti d tracciato sn finito “inspiegabilmente”25*(i doppiaggi m sn costati 20′ca considerato il secondo giro in 25′+del primo giro). Top 5? 1.Craniata contro la sbarra e scivolo d’acqua in semi-incoscienza 2.Piscina a7gradi,40m misto stile/rana 3.Muro d legno saltato cn balzo felino! 4.ritrovamento del pneumatico d Alonso 5.arrivo volante e posizione sulla testa sotto lo striscione del traguardo.Tutto ADRENALINA pura!Ora…tutto rotto!”.
Dapprincipio andavo per luoghi comuni… Il grillo parlante ogni giorno mi intima di “stare coi piedi per terra”, ma come faccio se finisco spesso gambe all’aria falciato da gente cui passo di fianco e che scivolando nel fango trascina a terra anche me? Come faccio se per sentire i polmoni strizzarsi nel gelo della piscina provo a spiccare il volo lanciandomi in un tuffo “plastico”? Come faccio se taglio il traguardo in “sirsasana”? Come faccio se per camminare su una rete di corda devo fare l’acrobata? È tutto un equilibrio sopra la follia…
Se non ho potuto dar retta al grillo, devo dire che invece la testa l’ho sbattuta eccome! Devo essere uno strongman con il cranio robusto, a giudicare dal fatto che non sono morto dopo l’impatto violentissimo con una barra di metallo in cima allo scivolo dell’ostacolo no. 6 denominato “Niagara Falls” (a proposito, tutti gli ostacoli nella descrizione di “Tuq” sul blog corroergosum.it ).
E poi l’emozione di essere un duo di “Tito” nel team Gazzetta Runners con quel cornutazzo di Tito Cantarella (naturalmente l’allusione è esclusivamente al costume da diavolo con tanto di mantello svolazzante… anche lui è uno che di tenere i piedi per terra non ne vuol sapere…). Ecco, uno è il bue e l’altro l’asino del detto popolare! Dalle propaggini temporali potete dedurre…
Risale probabilmente a Confucio l’idea del non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Certo, le torture della strongman non sono certo da “lista dei desideri” per la vita quotidiana, ma ciascuno di noi iscrivendosi sapeva suppergiù a cosa andava incontro, sapeva di aver scelto qualcosa che non avrebbe augurato nemmeno al suo peggior nemico… Eppure regalerei a un amico/a runner l’iscrizione a una strongman run. Cosa diceva il troglodita? “No pain, no glory!” (Senza sofferenza non c’è gloria!). Io mi permetto di tirare in ballo Bob Marley e dico anche “let’s get together and feel alright”, perchè strongman lo si diventa insieme. Da soli non c’è gusto…
Sono in vena di letteratura e – di fronte agli ignavi o ai fondamentalisti dell’atletica che non considerano l’idea di una strongman run – scomodo Dante i cui versi immortali faccio miei; mi rivolgo ad un ipotetico compagno di avventura e gli dico: “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”…
Il Nurburgring che non ti aspetti (a 5 mani)
Nel blog di Operazione Gasparotto (Gazzetta dello Sport), con i contributi paragiornalistici mio, di Dario “Tuq”, Andrea e Mirko e con la prestigiosa firma di Manlio “strongman” Gasparotto!
Tutto il racconto cliccando qui!
A breve il mio racconto…
BAM – Ippoceronte giallo volante!

“Da quando ho imparato a camminare, mi piace correre” proclamava il superomista Nietzsche; io aggiungerei “e da allora aspiro a spiccare il volo”. Il superomismo non mi piace naturalmente, per questo il mio pezzo non vuole essere l’autocelebrazione di una vittoria, per quanto l’onore di transitare per primo sul traguardo della Brescia Art Half Marathon internazionale mi abbia gratificato moltissimo…
Voglio giocare con la mia esperienza di domenica scorsa per descrivere l’emozione e condividerla… Un’amica mi ha chiesto cosa si prova a tagliare il traguardo per primi. La domanda mi ha costretto a cercare dentro di me una risposta. Non certo la risposta epidermica, quella legata alla soddisfazione agonistica o alle endorfine della cavalcata solitaria o all’adrenalina della volata vincente. Senz’altro la risposta di pancia-cuore-cervello.
Mille volte mi sono interrogato sul significato della competizione in sé: spesso mi sono riscoperto a pensare che l’agonismo sia una forma di prevaricazione sull’avversario, come fosse una battaglia trasferita dal campo alla strada e con le armi del podista in vece di affilate alabarde…Ma una volta realizzato che vincere e perdere sono in fondo due aspetti del nostro essere umani, che da entrambe le possibilità si ricavano lezioni e si conservano stimoli emotivi, ho superato le remore legate all’essere fortemente combattivo in gara! Scelgo di essere combattivo e leale nella sfida con me stesso e con l’avversario.
Agguantare una vittoria dà la possibilità di condensare in pochi istanti molte emozioni e pensieri… perchè la corsa è uno sport crudele, non hai vinto finchè non hai tagliato davvero il traguardo! Basta un acciacchino a vanificare in pochi minuti un vantaggio anche di moltissimi metri costruito in molte miglia…

Chiudo gli occhi e torno agli ultimi 200 metri di Brescia. Istanti fuggevoli in sequenza frenetica…
Ho dimenticato la maglia sociale nella nuova dimora pavese e sfoggio una maglietta giallo paperella targata “yoga X runners”. Penso alla maestra di yoga Tite che sarà contentissima di vedere la sua filosofia sportiva sbandierata in diretta TV..
Il cartello del km 42, mancano meno di 200 metri! Sto andando a tutta, allo stremo delle forze! Ma – partendo dal presupposto che sono un individuo libero di scegliere e in pieno possesso delle facoltà intellettuali – mi ripeto il mio “mantra privato” delle ultime settimane: “se non avessi voluto faticare, avrei scelto un altro sport…”. E di fatiche ne sto facendo moltissime: tutti i giorni stringo i denti, mancano meno di cinque settimane alla maratona e… stavolta si spara una cartuccia buona!
Sono nell’ombra, lungo i portici di via Dieci Giornate, in salita. Intravedo uno squarcio di sole, è già Piazza della Loggia. Piazza inondata di sole e di atleti che hanno terminato la Brescia Ten (10 km agonistica). Camminare so camminare… correre sto correndo da un pezzo. Proviamo a volare. Sono sfinito ma apro le braccia e sbatto le ali. Per una frazione di secondo chiudo gli occhi. Ciao Max, anche oggi mi hai fatto compagnia. Nelle fatiche solitarie sei sempre qui…
Curva a sinistra, le ali sono ancora aperte, il sole mi bacia e la fatica se n’è già andata… facce amiche, compagni di chilometri, atleti che alleno… Riconosco alcuni: il gruppo del Brescia Marathon con Mauro e Samu “in testa”, vedo papà e mamma, scorgo Barbara che poi mi rivolgerà uno dei complimenti più belli che mi siano mai stati fatti… poi Pino Portone amico e giudice/presidente della FIDAL bresciana…

Per qualche secondo torno al traguardo dello scorso anno, terzo in maratona, sotto la pioggia… Si ripercorre un anno di vita. Ma era già un’altra vita. Ora si guarda avanti, si progetta e si sogna, sempre di corsa… perchè – che ci crediate o no – ciascuno di noi ha il diritto di provare a volare! Occorrono coraggio, fame, un pizzico di follia e una manciata di realismo. Magari anche una bacchetta magica…
Io provo; cado spesso perchè non ho ali abbastanza forti, ma oso. Non è una missione impossibile, né una magnifica perdita di tempo. E’ il piacere di cogliere l’attimo, senza essere anonimi o indifferenti. Celebrare ogni momento importante per quello che è! Importante per noi, gioioso o meno, ma una tappa del nostro cammino. Della nostra corsa. Del nostro volo.
Rego-lamenti, il sequel su “Correre”
Riporto semplicemente la pagina 128 della nota rivista di settore. E’ la rubrica “Diario dal Web” a cura dello scrittore podista Saverio Fattori. Opinioni dell’autore, del guru Giorgio Rondelli e mie…
Clicca sull’immagine per INGRANDIRE!
21.02.2012 – Marte e tram
Marte e tram: a questa semplice palindromia verbale avevo già pensato sabato scorso, ma il giorno palindromo è oggi: 21.02.2012. E’ un giorno che si specchia in se stesso e che c’invita a metterci davanti al una superficie vitrea/plumbea riflettente, a guadarci con attenzione e scoprire (o riscoprire) la nostra umanità. Scriveva Alda Merini: “Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri”. Non è necessariamente una constatazione gravida di negatività: la deformazione può essere anche in positivo, in gioia, in apprendimento, in crescita…
Torniamo a sabato 18 febbraio, al pianeta rosso e ai tram… La città dei tram è Milano e sabato scorso i marziani sono approdati in centro camuffati da orchestrali. Sono arrivati in Largo Cairoli davvero in tram, ma anche in metropolitana, autobus, bicicletta e – inevitabilmente – a piedi! Mi sono scoperto “marziano” anch’io nel mio personalissimo esordio nel novero degli alieni. Mi sono scoperto orchestrale in un frac improvvisato e con un inusuale strumento ad ancia tra le labbra (un ligneo richiamo per anatre!). Mi sono scoperto uno nessuno e centomila nel fatto che correvo con le mie gambe (uno) ma il ritmo a cui procedevo non faceva alcuna differenza tra me e un altro/a podista (nessuno) e m’includeva in un gruppo coeso e allegro (centomila).
La mia prima missione marziana era addirittura la 34^ per i Podisti da Marte (www.podistidamarte.it) e coincideva con il 3° compleanno del gruppo. Il fatto che ogni missione sia legata ad uno scopo benefico è il valore aggiunto delle iniziative marziane: sabato la missione “prova d’orchestra” era per i ragazzi dell’associazione La Strada (www.lastrada.it) che si occupa quotidianamente e appassionatamente di accoglienza, integrazione e formazione.Sul web si possono trovare foto e cronache della mattinata, del “flash mob” itinerante e allegro, della preparazione davanti alla fontana del castello e del ristoro accaldati dopo la corsa a tappe: mascherati e musicali al Duomo, in Galleria, a Palazzo Reale e davanti alla Scala. Infine, urlando “Forza Mauro” sugli scalini di Piazza Mercanti…

Per foto e cronache basta il web. Per rumori, sguardi, risate, giapponesi in delirio fotografico e per sentirsi parte del gioco… bisogna proprio esserci! La 35^ missione sarà il 24 marzo, ancora sabato mattina. I’m in, again and again…
Sul gruppo facebook dei Podisti da Marte scrissi subito, a caldo, quando le emozioni si traducono in parola con più vitalità: “Stamattina il mio “debutto” in una missione marziana. Mi è piaciuto da impazzire. Era una prova d’orchestra che ha dimostrato che la corsa NON è uno SPORT solo INDIVIDUALE, ma un GIOCO COLLETTIVO. Grazie pianeta rosso con le scarpette di gomma!!!” . E poco più tardi: “Per non parlare di quanto son belle e vivaci le marziane!!! (La bellezza non è solo una qualità prettamente estetica, così come la vivacità non è solo delle movenze. Sono entrambe qualità dell’intelletto che rendono dannatamente affascinante qualsiasi donna che le possegga… )”. Il premio “vivacità” è stato vinto da Nicoletta, a insindacabile giudizio della giuria (io), il premio intraprendenza ex aequo tra i due capitani coraggiosi (Fabrizio e Marco “Scatenato”), l’oscar per la sceneggiatura a Silvia! Ognuno ha il suo alloro in testa :)
E tu che emozioni proveresti? Sapresti sentirti “scemo” abbastanza per divertirti facendo ciò che ami (correre) travestito in maniera improbabile e ad uno scopo solidale? Ci vediamo il 24 marzo per vedere che effetto ti fa!
Pirati, Colori e GIALLO…
Febbraio 2004, sono all’esordio con la maglia del CUS Pavia, sarà cross lungo. La nostra formazione è Cugusi – Tiberti – Vaccina (ordine alfabetico). Stefano è al top, viene dal 30’16” nei 10000m da junior e da una recente maglia azzurra agli europei di cross.
Siamo in casa, al Parco della Vernavola e c’è il sole. Io e Tommaso non siamo gli atleti di oggi, nessuno dei due ha ancora corso una mezza maratona nemmeno sotto l’ora e dieci minuti… il lavoro collegiale e la capacità di sacrificio, di “stringere i denti” ci porterà ad esiti agonistici allora impensabili (oggi siamo entrambi a 1h06′ e nulla vieta che si migliori ancora, nonostante l’anagrafe…).
Ciascuno di noi è a modo suo carico di aspettative, emozioni e piccoli sogni.
Tommy è l’ultimo ad unirsi al gruppo nella mattinata di gare e mi porta la notizia della morte di Marco Pantani.
Visualizzo tre immagini nella mia testa… Sono confuse perchè non mi capacito della tragedia, sono sfumate, come i sogni nelle romanze televisive, sono interrotte continuamente da “puntini puntini” concettuali.

La prima immagine è autobiografica e dinamica… la vittoria di Pantani al Tour de France 1998: ero un ragazzo con una bici sgangherata, al mare a Torre Borraco… tirai fuori dal cassetto un pantaloncino tipo ciclista di orrido spandex… ma era GIALLO! Poi presi una maglia da ciclista, vera di una squadra bresciana per cui corse papà… di lana… era fine luglio, in Puglia, erano le 4 del torrido pomeriggio… ma la maglia era GIALLA… inforcai la bicicletta, andai a Campomarino e mi misi a sfrecciare come un ossesso sulla litoranea… il mio percorso da cronometro… dal gelataio “Panna e Cioccolato” nella Campomarino semideserta causa pennichella pomeridiana fino allo spigolo sud-ovest della Torre Borraco… erano poco più di 6 km, ma tanto feci e tanto pedalai che cronometrai il mio record sul percorso… avevo una mountain bike Girardengo rossa, con le “corna” ma per il resto molto spartana… pedalai in posizione “a uovo”, come un pazzo… Ero pazzo. Pazzo di gioia e di ammirazione per il MIO campione GIALLO… Sfinito, con l’acido lattico che mi usciva dalle orecchie, ma eccitato e felice… 38km/h di media, calcolai… e fantasticai di fare il ciclista… lasciare la corsa e mettermi in sella… oppure fare il triatleta! Lascia la bici sulla spiaggia e mi misi a nuotare, a caso nel mio Ionio, proprio di fronte alla Torre…
Capite quale potere possa avere l’esempio di un campione nella crescita di un giovane sportivo? Basta un momento, basta un trionfo, basta uno scatto, basta… un colore!
Sapete cosa accadde quel giorno? Che faticai così tanto da capire fino a che punto sarei stato capace di stringere i denti, nello sport e nella vita. Solo che a volte poi nella vita ti dimentichi di essere capace di stringere i denti. Ma questo è un altro discorso…
Quella mattina mi folgorarono altre due immagini, statiche: Tommy aveva in camera almeno un poster di Pantani, all’Alpe d’Huez mi pare. Io avevo in camera almeno un poster di Pantani: Marco in maglia Mercatone Uno che scattava “in faccia” a Hullrich a Les Deux Alpes e andava a conquistare quel Tour de France, il più eroico del ciclismo moderno. A denti strettissimi, con una smorfia di fatica…
Gli uomini sbagliano. Marco, il Pirata, forse sbagliò, ma non smise mai di faticare. Superò ostacoli e drammi che sportivamente avrebbero “ucciso” chiunque. Anche il più farabutto dei dopati (sì, perchè la frase vi sembrerà semplicistica, ma la diatriba su Pantani di questo trattava: punirne uno per educarne cento).

Marco fu immolato sulla croce della battaglia persa dell’antidoping. Magari era uno che sbagliava…
Non cerco alibi per lui ma…
…ALMENO LUI ERA UNO CHE SAPEVA STRINGERE I DENTI.
Marco ciclisticamente è stato ucciso a Madonna di Campiglio nel ’99, in ROSA e non in GIALLO. Marco umanamente è stato ucciso molte volte, finché quel 14 febbraio 2004 non fu lui a decidere di consegnarsi all’eternità.
Sfinito… senza aver scalato nessun colle mitico, quel dì.
Da quel giorno non mi piace più il GIALLO.
Da quel giorno però, ho ricominciato davvero a stringere i denti.
Posseggo ancora quella bicicletta, ormai quasi inutilizzabile, è là a Torre Borraco e ogni tanto, in un pomeriggio assolato mi porta in spiaggia a Campomarino… ogni tanto le faccio fare uno scatto. Lei cigola ma mi regala assaggi lattacidi. E mi regala due lacrime: la gioia di aver gambe per riassaporare quell’emozione indelebile e il dolore di constatare che gli uomini buoni sanno sempre distruggere i sogni dei bambini.
No, il GIALLO non mi piace più.
E – purtroppo – diffido ogn’istante degli uomini “buoni”, dei salvatori della patria e dei custodi della moralità collettiva. Della purezza.
Sapete cosa? Quegli uomini sono sempre GIALLI, mentre i sogni, la purezza e la felicità hanno il colore che noi scegliamo di dar loro…
Maxiclassifica Maratona 2011: un approdo non convenzionale…
Tra le foto di Ruggero Pertile e Anna Incerti spunta a tutta pagina un “non-campione”. Nella classifica annuale per tempi risulto 25° in una popolazione di 35’000 e rotti maratoneti italiani. Non male, ma non un campione fatto e finito…
Allora perchè hanno scelto il mio arrivo della Brescia Art Marathon come “copertina” della sezione dei risultati maschili?
Forse perchè ho una capacità – e stavolta non pecco di modestia ahimé… – che pochi hanno: ho imparato a strappare la gioia ai giorni presenti e a lasciare che le mie emozioni traspaiano dal mio volto e dai miei gesti. Perchè limitarsi nella gioia e nel dolore? Non c’è una ragione valida per non esultare per una conquista né ve n’è una per non essere rattristati da una delusione…
Non vi sono ragioni per non ridere quando si è felici né per non piangere quando si è affranti.
A meno che non si voglia piangere di felicità… Quello che accadde a me quel 13 marzo 2011, la fatica di essermi restituito alla maratona.
Con tutto il corpo.
Con tutto il mio alito vitale.
Con tutta la spazialità della mia mente
Rego-lamenti II: “liberi tutti!”
La FIDAL fa un passo indietro… e molti esultano.
La FIDAL non ha fatto un passo indietro. Ha dato un bel colpo di spugna alla lavagna. Wiped the board clean. “Tabula rasa”…
Acriticamente ha preso atto di un’indicazione/imposizione ministeriale e ha cancellato – nel bene e nel male – le voci regolamentari “razziste” che molti (io in primis con un mio pezzo “rego-lamenti (1)” /clicca qui per leggere su Passione Atletica o leggi nel mio blog/) avevano segnalato, denunciato e deprecato.
I regolamenti relativi a corse su strada, partecipazione degli atleti stranieri e montepremi in denaro ora sono mutati, con rapidità straordinaria in recepimento di direttiva del Ministero delle Pari Opportunità. Testualmente la comunicazione della FIDAL a comitati locali e società cita:
“A seguito delle osservazioni sollevate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Ministero delle Pari Opportunità) in merito alla partecipazione degli atleti stranieri tesserati in Italia, la Giunta Esecutiva, in data odierna, ha approvato le modifiche agli artt.7-8 delle” Norme per l’Organizzazione delle Manifestazioni 2012 ” che sono stati conseguentemente adeguati.
(…omissis…)
Il Segretario Federale”
Prima osservazione, tecnica: gli articoli non sono stati ADEGUATI alle osservazioni, ma sono stati stralciati sic et simpliciter, come poi dimostra appunto lo STRALCIO del regolamento allegato alla comunicazione del Segretario Federale e che copio-incollo qui sotto:
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(stralcio artt. 7 e 8 modificati in data 27/01/2012)
TITOLO 1
DISPOSIZIONI GENERALI
Art . 7 – NORME PER LE CORSE SU STRADA
3. Per ciascuna Categoria si hanno tre tipologie di manifestazioni :
- Regionali/Provinciali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
- atleti italiani e stranieri tesserati per tutte le Società affiliate alla Fidal;
- atleti stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal della Regione;
- atleti italiani (di pari fascia d’età Master Fidal) tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
- cittadini italiani provvisti del “cartellino di partecipazione gara”, nel rispetto di quanto previsto all’art. 12/4, limitatamente alle fasce d’età corrispondenti alle categorie Amatori e Master (da 23 anni in poi ).
- Nazionali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di :
- atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal;
- atleti italiani (di pari fascia d’età Master Fidal) tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
- cittadini italiani provvisti del “cartellino di partecipazione gara”, nel rispetto di quanto previsto all’art. 12/4, limitatamente alle fasce d’età corrispondenti alle categorie Amatori e Master (da 23 anni in poi ).
- Internazionali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
- atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal ed a o per Federazioni straniere affiliate alla IAAF;
- atleti italiani (di pari fascia d’età Master Fidal) tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
- cittadini italiani e stranieri provvisti del “cartellino di partecipazione gara”, nel rispetto di quanto previsto all’art. 12/4, limitatamente alle fasce d’età corrispondenti alle categorie Amatori e Master (da 23 anni in poi ).
6. Premi in denaro
Per le corse su strada gli organizzatori potranno assegnare premi in denaro tenendo conto delle varie tipologie di manifestazioni :
- Gare Regionali: potranno essere previsti premi in denaro per i soli atleti con cittadinanza italiana italiani e stranieri tesserati per società affiliate alla Fidal.
- Gare Nazionali: potranno essere previsti premi in denaro per atleti italiani e stranieri comunitari e per un massimo di tre extracomunitari tesserati con società affiliate alla Fidal.
- Gare Internazionali: potranno essere previsti premi in denaro per atleti italiani e stranieri comunitari ed extracomunitari tesserati con società affiliate alla Fidal o per Federazioni straniere affiliate alla IAAF.
Nelle gare Nazionali ed Internazionali dell’anno 2012, al fine di incentivare la partecipazione degli atleti italiani, gli organizzatori dovranno prevedere una classifica riservata ai soli atleti italiani con un montepremi pari al 25% del totale, riservato esclusivamente ai soli atleti italiani e da distribuire sulla base del loro ordine d’arrivo. Tale premio sarà cumulato a quello eventualmente vinto in base alla classifica generale.
Nessun premio in denaro può essere previsto per gli atleti delle categorie: Esordienti, Ragazzi, Cadetti, Allievi.
Qualora le gare maschili e femminili si svolgono sulla stessa distanza, i premi previsti per ciascuna posizione di classifica devono essere i medesimi sia per gli uomini che per le donne.
Art. 8 - MANIFESTAZIONI SU PISTA OUTDOOR ED INDOOR , CORSA CAMPESTRE, MARCIA, MONTAGNA.
- Le manifestazioni su Pista Indoor ed Outdoor, di Corsa Campestre, Corsa in Montagna e di Marcia, si dividono in tre tipologie:
- Regionale/Provinciale
- Nazionale
- Internazionale
- Alle manifestazioni incluse nei calendari federali sono ammessi a gareggiare :
- Regionali/Provinciali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
- atleti italiani e stranieri tesserati per tutte le Società affiliate alla Fidal;
- atleti stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal della Regione;
- atleti italiani delle categorie esordienti, ragazzi, cadetti, tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
- Nazionali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
- atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal;
- atleti italiani delle categorie esordienti, ragazzi, cadetti tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
- Internazionali : gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
- atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal ed alle o per Federazioni affiliate alla IAAF.
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Seconda osservazione, entusiastica da parte mia: “LIBERI TUTTI!”. Non ci resta che correre il più forte possibile e meritare ogni singola posizione in classifica e ogni piccolo o grande premio previsto. Io sono per la libera circolazione di persone, merci e conoscenze: non sarà il fatto di correre con/contro un maghrebino o un canadese che mi scompensa, anzi!
Terza osservazione, preoccupata: ma al “liberi tutti”, corrisponderanno misure di tutela dell’atletica leggera adeguate? Mi spiego… Quella che definivo “legittima aspirazione a salvaguardare il patrimonio di una società” (nel caso dell’atletica significherebbe che la FIDAL dovrebbe far crescere giovani atleti italiani in un ambiente sereno, onesto e pulito) viene salvata oppure viene anch’essa stralciata in un “me ne lavo le mani” collettivo federale? In termini pratici: si premieranno gli atleti meritevoli con possibilità di migliorare atleticamente grazie a raduni collegiali con tecnici competenti? Gli si offriranno chance di essere seri professionisti al di fuori degli stantii gruppi sportivi militari? Si organizzerà sul territorio una seria lotta al doping???
Quarta osservazione, politica: ma una FIDAL che prende le osservazioni ministeriali (per forza di cose approssimative, nel senso che dubito che il Ministro per le Pari Opportunità abbia studiato a fondo la questione prima di mettere nero su bianco le proprie indicazioni) come direttive mandatarie e non oppone alcun argomento a difesa del proprio operato è una FIDAL che sapeva quel che faceva? Che aveva ragionato sul perchè porre determinate condizioni regolamentari? Che ha la consapevolezza di dover rendere conto a decine di migliaia di tesserati, tra cui almeno un paio di migliaia di stranieri? Io temo di no…
Ecco che questa FIDAL tira una riga su degli articoli del regolamento, tira una riga anche sulla propria capacità critica e probabilmente sulla propria credibilità. Attenzione: tirare una riga non equivale a girare pagina.
Allora si festeggi la “liberazione” dei podisti, ma si celebri (magari in occasione delle prossime elezioni federali) il funerale del corpo dirigenziale di questa Federazione.
Ascoltato su T&F Channel…
A cavallo tra due annate, a fine esperienza con la maglia di Atletica Gavardo 90, in attesa dell’esordio in bianconero con la Ginnastica Comense 1872 e sotto la sapiente guida di coach Fabrizio Anselmo…
…intervista di Giovanni Certomà per Track and Field Channel (la creatura mediatica di Genny di Napoli).
Clicca sul link sottostante per ascoltare:





