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Ich bin kein Mensch, ich bin Dynamit!

mag 7, 2012   //   by admin   //   Blog  //  6 Comments

Da Nietzsche del titolo passo a certe variopinte espressioni metaforiche che ci ricordano alcuni principi esperienziali sul come stare al mondo ed affrontare le nostre giornate, come fossero moniti: “stai coi piedi per terra”, “per capire devi prima sbatterci la testa”, “non fare come il bue che dà del cornuto all’asino”, “quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini”, etc…

 

Beh, c’è una gara che ti spiega in concreto cosa intendesse il filosofo quando esclamava “io non sono un uomo, io sono dinamite!” e cosa significhino le sopraccitate frasette d’uso comune. Però devi avere delle doti: coraggio, incoscienza, capacità di soffrire sempre e comunque (fondo e testa), capacità di gioire sempre e comunque (un sorriso e un guizzo di follia nello sguardo).

StrongmanRun 2012 - tuffo!Ci vogliono attitudine tragica e spirito comico.

 

La Fisherman’s Friend Strongman Run è un po’ tutto questo, condito con un potere di socializzazione straordinario, per via della solidarietà che i partecipanti dimostrano aiutandosi l’un l’altro nel superamento degli ostacoli e per l’irrefrenabile desiderio di condividere esperienze e ricordi nel post-gara.

 

Diamo i numeri: oltre 12000 partenti, 22 km su 2 giri con 15 ostacoli artificiali per ciascun giro. Siamo al Nürburgring, mitico circuito motoristico nella Renania-Palatinato, in Germania. Il castello di Nürburg (ben 165 abitanti!!!) non si intravede nemmeno, tra nebbia fitta, pioggia battente e colline verdi di conifere e latifoglie. S’intuiscono inverni rigidi ed estati ventilate. Si respirano odori di resina e nell’aria non fluttuano i pollini di pioppo che ricoprono la pianura padana…

Il clima è da impresa eroica. Sabato 5 maggio, mattina, per un interista come me è una data che sul calendario non dovrebbe più esistere… ma bando alle ciance! Non è giornata da sfottò calcistici. Oggi si corre. Oggi si danza sotto la pioggia. Oggi è il giorno in cui si prova a spiccare il volo nonostante il piumaggio fradicio.

 

Tra un ostacolo e l’altro non si corre come spero io che vorrei far valere le mie “doti” da mezzofondista stradale. È una specie di cross senza fine, con saliscendi continui e insidiosi per fango e scivolosità, con prati e vie di fuga in ghiaia, con un asfalto così perfetto da essere viscido sotto i tacchetti da trail… La scelta delle scarpe è sbagliata, capisco subito che oggi correre forte non è importante: ci vogliono lucidità ed equilibrio, polmoni prima che muscoli elastici! Partenza “a manetta”, il quad/regia è inseguito da un intrepido cavernicolo che brandisce tanto di tibia di brontosauro e ascia di pietra! Urla “no pain, no glory!” e poi scoppia. Discesa-salita-discesa, ancora su asfalto e il primo mille è sotto i 3′, ma siamo sull’asfalto e scivolo e le gambe non rispondono come vorrei (anche se le chiamo forte!). Non fa nulla, sarà una pugna durevole!

 

FFSR 2012 craniata Niagara FallsNon posso raccontare tutto, ci vorrebbero ore e forse anche parole che non ho, che nemmeno esistono! Versi animaleschi… Affido la cronaca a quanto scrissi nell’immediato dopogara in linguaggio da messaggino cellulare: “Nurburgring.Partenza a razzo con uno vestito da cavernicolo,poi ho perso i primi 3 su un percorso fangoso e durissimo.M sn giocato le posizioni dalla4*alla6*fino al km13 poi sn cominciati i doppiaggi e doppiando 12.000tizi/e snz cedere alla tentazione d tagliare parti d tracciato sn finito “inspiegabilmente”25*(i doppiaggi m sn costati 20’ca considerato il secondo giro in 25’+del primo giro). Top 5? 1.Craniata contro la sbarra e scivolo d’acqua in semi-incoscienza 2.Piscina a7gradi,40m misto stile/rana 3.Muro d legno saltato cn balzo felino! 4.ritrovamento del pneumatico d Alonso 5.arrivo volante e posizione sulla testa sotto lo striscione del traguardo.Tutto ADRENALINA pura!Ora…tutto rotto!”.

 

Dapprincipio andavo per luoghi comuni… Il grillo parlante ogni giorno mi intima di “stare coi piedi per terra”, ma come faccio se finisco spesso gambe all’aria falciato da gente cui passo di fianco e che scivolando nel fango trascina a terra anche me? Come faccio se per sentire i polmoni strizzarsi nel gelo della piscina provo a spiccare il volo lanciandomi in un tuffo “plastico”? Come faccio se taglio il traguardo in “sirsasana”? Come faccio se per camminare su una rete di corda devo fare l’acrobata? È tutto un equilibrio sopra la follia…

 

StrongmanRun 2012 - sirsasanaSe non ho potuto dar retta al grillo, devo dire che invece la testa l’ho sbattuta eccome! Devo essere uno strongman con il cranio robusto, a giudicare dal fatto che non sono morto dopo l’impatto violentissimo con una barra di metallo in cima allo scivolo dell’ostacolo no. 6 denominato “Niagara Falls” (a proposito, tutti gli ostacoli nella descrizione di “Tuq” sul blog corroergosum.it ).

 

E poi l’emozione di essere un duo di “Tito” nel team Gazzetta Runners con quel cornutazzo di Tito Cantarella (naturalmente l’allusione è esclusivamente al costume da diavolo con tanto di mantello svolazzante… anche lui è uno che di tenere i piedi per terra non ne vuol sapere…). Ecco, uno è il bue e l’altro l’asino del detto popolare! Dalle propaggini temporali potete dedurre…

 

FFSR 2012 yogaXrunnersRisale probabilmente a Confucio l’idea del non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Certo, le torture della strongman non sono certo da “lista dei desideri” per la vita quotidiana, ma ciascuno di noi iscrivendosi sapeva suppergiù a cosa andava incontro, sapeva di aver scelto qualcosa che non avrebbe augurato nemmeno al suo peggior nemico… Eppure regalerei a un amico/a runner l’iscrizione a una strongman run. Cosa diceva il troglodita? “No pain, no glory!” (Senza sofferenza non c’è gloria!). Io mi permetto di tirare in ballo Bob Marley e dico anche “let’s get together and feel alright”, perchè strongman lo si diventa insieme. Da soli non c’è gusto…

 

Sono in vena di letteratura e – di fronte agli ignavi o ai fondamentalisti dell’atletica che non considerano l’idea di una strongman run – scomodo Dante i cui versi immortali faccio miei; mi rivolgo ad un ipotetico compagno di avventura e gli dico: “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”…

 

 

Il video ufficiale per chi volesse un’idea complessiva della “competizione”…

 

 

Da Nietzsche del titolo passo a certe variopinte espressioni metaforiche che ci ricordano alcuni principi esperienziali sul come stare al mondo ed affrontare le nostre giornate, come fossero moniti: “stai coi piedi per terra”, “per capire devi prima sbatterci la testa”, “non fare come il bue che dà del cornuto all’asino”, “quello che tu stesso non desideri, non farlo neppure agli altri uomini”, etc…

 

Beh, c’è una gara che ti spiega in concreto cosa intendesse il filosofo quando esclamava “io non sono un uomo, io sono dinamite!” e cosa significhino le sopraccitate frasette d’uso comune. Però devi avere delle doti: coraggio, incoscienza, capacità di soffrire sempre e comunque (fondo e testa), capacità di gioire sempre e comunque (un sorriso e un guizzo di follia nello sguardo).

Ci vogliono attitudine tragica e spirito comico.

 

La Fisherman’s Friend Strongman Run è un po’ tutto questo, condito con un potere di socializzazione straordinario, per via della solidarietà che i partecipanti dimostrano aiutandosi l’un l’altro nel superamento degli ostacoli e per l’irrefrenabile desiderio di condividere esperienze e ricordi nel post-gara.

 

Diamo i numeri: oltre 12000 partenti, 22 km su 2 giri con 15 ostacoli artificiali per ciascun giro. Siamo al Nürburgring, mitico circuito motoristico nella Renania-Palatinato, in Germania. Il castello di Nürburg (ben 165 abitanti!!!) non si intravede nemmeno, tra nebbia fitta, pioggia battente e colline verdi di conifere e latifoglie. S’intuiscono inverni rigidi ed estati ventilate. Si respirano odori di resina e nell’aria non fluttuano i pollini di pioppo che ricoprono la pianura padana…

Il clima è da impresa eroica. Sabato 5 maggio, mattina, per un interista come me è una data che sul calendario non dovrebbe più esistere… ma bando alle ciance! Non è giornata da sfottò calcistici. Oggi si corre. Oggi si danza sotto la pioggia. Oggi è il giorno in cui si prova a spiccare il volo nonostante il piumaggio fradicio.

 

Tra un ostacolo e l’altro non si corre come spero io, che vorrei far valere le mie “doti” da mezzofondista stradale. È una specie di cross senza fine, con saliscendi continui e insidiosi per fango e scivolosità, con prati e vie di fughe in ghiaia, con un asfalto così perfetto da essere viscido sotto i tacchetti da trail… Scelta delle scarpe sbagliata, capisco subito che oggi correre forte non è importante, ci vogliono lucidità ed equilibrio, polmoni prima che muscoli elastici! Partenza “a manetta”, il quad/regia è inseguito da un intrepido cavernicolo che brandisce tanto di tibia di brontosauro e ascia di pietra! Urla “no pain, no glory!” e poi scoppia. Discesa-salita-discesa, ancora su asfalto e il primo mille è sotto i 3′, ma siamo sull’asfalto e scivolo e le gambe non rispondono come vorrei (anche se le chiamo forte!). Non fa nulla, sarà una pugna duratura!

 

Non posso raccontare tutto, ci vorrebbero ore e forse anche parole che non ho, che nemmeno esistono! Versi animaleschi… Affido la cronaca a quanto scrissi nell’immediato dopogara in linguaggio da messaggino cellulare: “Nurburgring.Partenza a razzo con uno vestito da cavernicolo,poi ho perso i primi 3 su un percorso fangoso e durissimo.M sn giocato le posizioni dalla4*alla6*fino al km13 poi sn cominciati i doppiaggi e doppiando 12.000tizi/e snz cedere alla tentazione d tagliare parti d tracciato sn finito “inspiegabilmente”25*(i doppiaggi m sn costati 20’ca considerato il secondo giro in 25’+del primo giro). Top 5? 1.Craniata contro la sbarra e scivolo d’acqua in semi-incoscienza 2.Piscina a7gradi,40m misto stile/rana 3.Muro d legno saltato cn balzo felino! 4.ritrovamento del pneumatico d Alonso 5.arrivo volante e posizione sulla testa sotto lo striscione del traguardo.Tutto ADRENALINA pura!Ora…tutto rotto!”.

 

Dapprincipio andavo per luoghi comuni… Il grillo parlante ogni giorno mi intima di “stare coi piedi per terra”, ma come faccio se finisco spesso gambe all’aria falciato da gente cui passo di fianco e che scivolando nel fango trascina a terra anche me? Come faccio se per sentire i polmoni strizzarsi nel gelo della piscina provo a spiccare il volo lanciandomi in un tuffo “plastico”? Come faccio se taglio il traguardo in “sirsasana”? Come faccio se per camminare su una rete di corda devo fare l’acrobata? È tutto un equilibrio sopra la follia…

 

Se non ho potuto dar retta al grillo, devo dire che invece la testa l’ho sbattuta eccome! Devo essere uno strongman con il cranio robusto, a giudicare dal fatto che non sono morto dopo l’impatto violentissimo con una barra di metallo in cima allo scivolo dell’ostacolo no. 6 denominato “Niagara Falls” (a proposito, tutti gli ostacoli nella descrizione di “Tuq” sul blog corroergosum.it ).

http://www.corroergosum.it/index.php?option=com_content&view=article&id=291:strongman-run-gli-ostacoli&catid=2:news&Itemid=182

 

E poi l’emozione di essere un duo di “Tito” nel team Gazzetta Runners con quel cornutazzo di Tito Cantarella (naturalmente l’allusione è esclusivamente al costume da diavolo con tanto di mantello svolazzante… anche lui è uno che di tenere i piedi per terra non ne vuol sapere…). Ecco, uno è il bue e l’altro l’asino del detto popolare! Dalle propaggini temporali potete dedurre…

 

Risale probabilmente a Confucio l’idea del non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Certo, le torture della strongman non sono certo da “lista dei desideri” per la vita quotidiana, ma ciascuno di noi iscrivendosi sapeva suppergiù a cosa andava incontro, sapeva di aver scelto qualcosa che non avrebbe augurato nemmeno al suo peggior nemico… Eppure regalerei a un amico/a runner l’iscrizione a una strongman run. Cosa diceva il troglodita? “No pain, no glory!” (Senza sofferenza non c’è gloria!). Io mi permetto di tirare in ballo Bob Marley e dico anche “let’s get together and feel alright”, perchè strongman lo si diventa insieme. Da soli non c’è gusto…

 

Sono in vena di letteratura e – di fronte agli ignavi o ai fondamentalisti dell’atletica che non considerano l’idea di una strongman run – scomodo Dante i cui versi immortali faccio miei; mi rivolgo ad un ipotetico compagno di avventura e gli dico: “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”…

 

Rego-lamenti, il sequel su “Correre”

mar 2, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Riporto semplicemente la pagina 128 della nota rivista di settore. E’ la rubrica “Diario dal Web” a cura dello scrittore podista Saverio Fattori. Opinioni dell’autore, del guru Giorgio Rondelli e mie…

Clicca sull’immagine per INGRANDIRE!

Correre, marzo 2012, p.128

Epistole e allenamenti segreti (da viaggio)

feb 29, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Libero scambio epistolare tra un allenatore naif (io, Tito) e una sua assistita, nonché cara amica (che per scopi redazionali chiameremo Anna, nome di fantasia).

Ho pensato ad un viaggio che feci con mio fratello, in auto, a tappe fino a Helsingborg (Svezia). Lì mi trattenni qualche giorno (Rocco, mio fratello, invece vi rimase diversi mesi…) e trovai luoghi di allenamento di una spettacolarità unica…Non cambio nulla, il tono da dialogo informale tra “complici” è parte del modo di intendere/leggere le relazioni sociali…

Anna scrive….

Ciao coach!!!

Ho un grande dubbio… ma, secondo te, per il 25 di marzo sarò in grado di fare la Stramilano un po’ più velocemente rispetto alla Roma-Ostia? Mi piacerebbe tanto tanto!!!

[…segue tutta una parte di email con dettagli irrilevanti per il lettore, salvo sapere che Anna si accinge a trascorrere una settimana per lavoro in un luogo d’interesse naturalistico, un’isola…]

Tito scrive:

Allora, possibilità di migliorare ce ne sono sempre, soprattutto se non ci si fa assalire dall’ansia di fare meglio (con ciò non dico che tu ce l’abbia, ma non si sa mai che in futuro ti venga…). Perciò siamo fiduciosi su Stramilano.

E’ fondamentale che troviamo il giusto mix per conciliare i chilometri e la brillantezza. Quello che mi ha detto Roma Ostia è che senz’altro ora hai un motore decisamente più potente di 5-6 mesi fa, ma mi ha anche detto che non sai ben gestire il pedale dell’acceleratore. Perciò per le prossime gare lunghe sarà importante andarci cauti nei primi chilometri, anche se a sensazione ci sembrerà di andare piano.

Quello su cui dovremo lavorare per farti “godere” il bello del correre saranno elasticità e meccanica. C’è qualcosa che non mi quadra nel tuo essere rigidissima di schiena (sei dritta come un palo mentre corri) e di bacino, il che non ti permette di aprire il passo ed essere elastica. Apertura del passo ed elasticità sono delle grandi e soddisfacenti conquiste perchè… senti la velocità! Ma questo è il compitino dell’estate.

Questa settimana parola d’ordine: “chilometri!”. Andiamo piano, ma facciamo parecchio.

  • Quando/se vai in pista fai moooolto riscaldamento (30′ almeno di corsa effettiva) e moooolto defaticamento (15′ almeno).
  • mettiamo un bel progressivo, senza gps! L’orologio a lancette va benissimo… ogni quarto di giro dell’orologio (15′) acceleri un pochinino, fai 5/4 di giro, insomma 1h15’… parti piano!!!- domenica sarai già partita? Sennò 2 ore, anche pianissimo, ma due-ore-due.

Poi, in viaggio!

Ti svelo il mio allenamento segreto da viaggio… L’ho testato molte volte in passato e sebbene sembri una cazzata non posso dire che non sortisca effetti benefici.

Sei “fuori dalle balle” e devi essere libero/a di mente, rilassato/a e l’allenamento dev’essere un momento del viaggio, un’occasione per portare a casa un ricordo positivo al pari degli altri ricordi, quelli culturali e umani…

Devi avere il piacere di dedicare il giusto tempo alla corsa, e il ragionevolmente giusto è… un’oretta! (suona bene quando ci diciamo che abbiamo fatto un’ora ed è abbastanza per avere un effetto allenante decente!).

Devi dare al tuo corpo stimoli allenanti, ma senza stressarlo con l’idea di stare concentrata su ritmo / cronometro / battiti / postura / etc… Perciò devi trovare elementi di distrazione e di costruzione…

Il tuo corpo podistico va preparato allenando cuore/polmoni, muscoli, testa.

Alleniamo la testa: siamo in “vacanza”, per la testa è periodo di scarico. E anche il recupero è allenante, avrai più energie mentali al rientro in città.

Alleniamo cuore/polmoni: dobbiamo trovare il sistema per sbuffare un po’ e per giocare con l’elasticità cardiaca, facendo salire e scendere i battiti. Ma senza monitorarli, a sensazione…

Alleniamo i muscoli: dobbiamo offrir loro varietà di stimoli “affaticanti”.

Quindi: Testa: scegli un luogo “bello” o interessante. Natura o ambiente urbano fanno poca differenza a patto che… lo sguardo si perda curiosando panorami e dettagli in movimento! Cuore: mentre corri lasciati guidare dalla voglia di accelerare e di tirare il fiato, lasciati portare dalle sensazioni! C’è una salitella? tira!!! Una discesa? Recupera… Un vialone alberato che chiama un allungo? Vai! Un punto panoramico? Rallenta e goditi tutto lo splendore possibile… Respira tutta l’aria di cui hai desiderio, mangiala avidamente! E’ l’ossigeno il carburante dei nostri muscoli… Muscoli: sei endorfinica, devi sentire sensazioni positive, vuoi sentire le tue membra guizzanti… Cerca di divagare su terreni vari: un sentiero collinare che va a zig-zag tra gli alberi, una stradina tortuosa, il bagnasciuga del mare, qualche duna sabbiosa, un bell’acciottolato nel centro di una cittadina, una strada polverosa che si perde nel nulla… Insomma, non cercare la strada meglio asfaltata e più dritta, vai dove la tue gambe devono variare molto il movimento e il ritmo, dove anche l’equilibrio sia importante, dove la propiocettività sia un valore aggiunto (anche le caviglie hanno dei muscoli che ti servono tanto quanto i quadricipiti!)…

Poi c’è il recupero

Regola aurea per te. Mai meno di 24 ore tra un allenamento e l’altro, mai più di 60 ore. Cioè, non allenarti la sera e la mattina subito successiva. Cioè non lasciar passare più di due giorni interi tra una corsa e l’altra.

NON VA BENE se…

  • doppio giornaliero.
  • sera di un giorno, mattina del giorno dopo.

VA BENE se…

  • mattina di un giorno, mattina del giorno dopo.
  • mattina di un giorno, sera del giorno dopo.
  • (… gamma di soluzioni intermedie possibili …).
  • mattina di un giorno (es. lunedì), sera di due giorni dopo (es. mercoledì) → 60 ore circa.
  • sera di un giorno (es. lunedì), mattina di tre giorni dopo (es. giovedì) → 60 ore circa.

NON VA BENE se:

  • mattina di un giorno (es. lunedì), mattina di tre giorni dopo (es. giovedì) –> 72 ore circa.
  • (… ovviamente non vanno bene tutte le soluzioni di più lungo corso).

Il NUOTO è sempre un complemento benvenuto!

Spero di essere stato utile e che lo schema – per quanto libero – sia chiaro! Se vuoi che calendarizziamo in modo preciso possiamo farlo, ma credo ti divertirai di più così. Gioca a correre ed esplorare!

Anna risponde:

Sei splendido, coach!Sono d’accordo con te: non calendarizziamo …. ma diamo libero sfogo al gioco!!!Ieri sera ho fatto (piano!) un oretta. Questa settimana non farò pista, ma seguirò il tuo consiglio di tanti chilometri! Ho bisogno di riprendere l’aspetto meditativo della corsa, di stare sulle gambe per un tempo abbastanza lungo da dimenticare i pensieri e cadere in quella strana dimensione dove c’è solo il respiro a scandire il tempo che passa.Grazie infinite!!!

Maxiclassifica Maratona 2011: un approdo non convenzionale…

feb 2, 2012   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment

Tra le foto di Ruggero Pertile e Anna Incerti spunta a tutta pagina un “non-campione”. Nella classifica annuale per tempi risulto 25° in una popolazione di 35’000 e rotti maratoneti italiani. Non male, ma non un campione fatto e finito…

Allora perchè hanno scelto il mio arrivo della Brescia Art Marathon come “copertina” della sezione dei risultati maschili?

Maxiclassifa Correre Maratona 2011: uomini

Forse perchè ho una capacità – e stavolta non pecco di modestia ahimé… – che pochi hanno: ho imparato a strappare la gioia ai giorni presenti e a lasciare che le mie emozioni traspaiano dal mio volto e dai miei gesti. Perchè limitarsi nella gioia e nel dolore? Non c’è una ragione valida per non esultare per una conquista né ve n’è una per non essere rattristati da una delusione…
Non vi sono ragioni per non ridere quando si è felici né per non piangere quando si è affranti.

A meno che non si voglia piangere di felicità… Quello che accadde a me quel 13 marzo 2011, la fatica di essermi restituito alla maratona.

Con tutto il corpo.

Con tutto il mio alito vitale.

Con tutta la spazialità della mia mente

Rego-lamenti II: “liberi tutti!”

feb 2, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

La FIDAL fa un passo indietro… e molti esultano.

La FIDAL non ha fatto un passo indietro. Ha dato un bel colpo di spugna alla lavagna. Wiped the board clean. “Tabula rasa”…

Acriticamente ha preso atto di un’indicazione/imposizione ministeriale e ha cancellato – nel bene e nel male – le voci regolamentari “razziste” che molti (io in primis con un mio pezzo “rego-lamenti (1)” /clicca qui per leggere su Passione Atletica o leggi nel mio blog/) avevano segnalato, denunciato e deprecato.

Tito tra Adil Lyazali a dx e Vehid Gutic a sxI regolamenti relativi a corse su strada, partecipazione degli atleti stranieri e montepremi in denaro ora sono mutati, con rapidità straordinaria in recepimento di direttiva del Ministero delle Pari Opportunità. Testualmente la comunicazione della FIDAL a comitati locali e società cita:

“A seguito delle osservazioni sollevate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Ministero delle Pari Opportunità) in merito alla partecipazione degli atleti stranieri tesserati in Italia, la Giunta Esecutiva, in data odierna, ha approvato le modifiche agli artt.7-8 delle” Norme per l’Organizzazione delle Manifestazioni 2012 ” che sono stati conseguentemente adeguati.

(…omissis…)

Il Segretario Federale”

Prima osservazione, tecnica: gli articoli non sono stati ADEGUATI alle osservazioni, ma sono stati stralciati sic et simpliciter, come poi dimostra appunto lo STRALCIO del regolamento allegato alla comunicazione del Segretario Federale e che copio-incollo qui sotto:

***********************

(stralcio artt. 7 e 8 modificati in data 27/01/2012)

TITOLO 1

DISPOSIZIONI GENERALI

Art . 7 – NORME PER LE CORSE SU STRADA

3. Per ciascuna Categoria si hanno tre tipologie di manifestazioni :

  • Regionali/Provinciali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
  • atleti italiani e stranieri tesserati per tutte le Società affiliate alla Fidal;
  • atleti stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal della Regione;
  • atleti italiani (di pari fascia d’età Master Fidal) tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
  • cittadini italiani provvisti del “cartellino di partecipazione gara”, nel rispetto di quanto previsto all’art. 12/4, limitatamente alle fasce d’età corrispondenti alle categorie Amatori e Master (da 23 anni in poi ).
  • Nazionali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di :
  • atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal;
  • atleti italiani (di pari fascia d’età Master Fidal) tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
  • cittadini italiani provvisti del “cartellino di partecipazione gara”, nel rispetto di quanto previsto all’art. 12/4, limitatamente alle fasce d’età corrispondenti alle categorie Amatori e Master (da 23 anni in poi ).
  • Internazionali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
  • atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal ed a o per Federazioni straniere affiliate alla IAAF;
  • atleti italiani (di pari fascia d’età Master Fidal) tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
  • cittadini italiani e stranieri provvisti del “cartellino di partecipazione gara”, nel rispetto di quanto previsto all’art. 12/4, limitatamente alle fasce d’età corrispondenti alle categorie Amatori e Master (da 23 anni in poi ).

6. Premi in denaro

Per le corse su strada gli organizzatori potranno assegnare premi in denaro tenendo conto delle varie tipologie di manifestazioni :

  • Gare Regionali: potranno essere previsti premi in denaro per i soli atleti con cittadinanza italiana italiani e stranieri tesserati per società affiliate alla Fidal.
  • Gare Nazionali: potranno essere previsti premi in denaro per atleti italiani e stranieri comunitari e per un massimo di tre extracomunitari tesserati con società affiliate alla Fidal.
  • Gare Internazionali: potranno essere previsti premi in denaro per atleti italiani e stranieri comunitari ed extracomunitari tesserati con società affiliate alla Fidal o per Federazioni straniere affiliate alla IAAF.

Nelle gare Nazionali ed Internazionali dell’anno 2012, al fine di incentivare la partecipazione degli atleti italiani, gli organizzatori dovranno prevedere una classifica riservata ai soli atleti italiani con un montepremi pari al 25% del totale, riservato esclusivamente ai soli atleti italiani e da distribuire sulla base del loro ordine d’arrivo. Tale premio sarà cumulato a quello eventualmente vinto in base alla classifica generale.

Nessun premio in denaro può essere previsto per gli atleti delle categorie: Esordienti, Ragazzi, Cadetti, Allievi.

Qualora le gare maschili e femminili si svolgono sulla stessa distanza, i premi previsti per ciascuna posizione di classifica devono essere i medesimi sia per gli uomini che per le donne.

Art. 8 - MANIFESTAZIONI SU PISTA OUTDOOR ED INDOOR , CORSA CAMPESTRE, MARCIA, MONTAGNA.

  1. Le manifestazioni su Pista Indoor ed Outdoor, di Corsa Campestre, Corsa in Montagna e di Marcia, si dividono in tre tipologie:
  • Regionale/Provinciale
  • Nazionale
  • Internazionale
  1. Alle manifestazioni incluse nei calendari federali sono ammessi a gareggiare :
  1. Regionali/Provinciali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
  • atleti italiani e stranieri tesserati per tutte le Società affiliate alla Fidal;
  • atleti stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal della Regione;
  • atleti italiani delle categorie esordienti, ragazzi, cadetti, tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
  1. Nazionali: gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
  • atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal;
  • atleti italiani delle categorie esordienti, ragazzi, cadetti tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica), nel rispetto delle convenzioni stipulate con la Fidal;
  1. Internazionali : gare per le quali è ammessa la partecipazione di:
  • atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal ed alle o per Federazioni affiliate alla IAAF.

***********************

Seconda osservazione, entusiastica da parte mia: “LIBERI TUTTI!”. Non ci resta che correre il più forte possibile e meritare ogni singola posizione in classifica e ogni piccolo o grande premio previsto. Io sono per la libera circolazione di persone, merci e conoscenze: non sarà il fatto di correre con/contro un maghrebino o un canadese che mi scompensa, anzi!

Terza osservazione, preoccupata: ma al “liberi tutti”, corrisponderanno misure di tutela dell’atletica leggera adeguate? Mi spiego… Quella che definivo “legittima aspirazione a salvaguardare il patrimonio di una società” (nel caso dell’atletica significherebbe che la FIDAL dovrebbe far crescere giovani atleti italiani in un ambiente sereno, onesto e pulito) viene salvata oppure viene anch’essa stralciata in un “me ne lavo le mani” collettivo federale? In termini pratici: si premieranno gli atleti meritevoli con possibilità di migliorare atleticamente grazie a raduni collegiali con tecnici competenti? Gli si offriranno chance di essere seri professionisti al di fuori degli stantii gruppi sportivi militari? Si organizzerà sul territorio una seria lotta al doping???

Quarta osservazione, politica: ma una FIDAL che prende le osservazioni ministeriali (per forza di cose approssimative, nel senso che dubito che il Ministro per le Pari Opportunità abbia studiato a fondo la questione prima di mettere nero su bianco le proprie indicazioni) come direttive mandatarie e non oppone alcun argomento a difesa del proprio operato è una FIDAL che sapeva quel che faceva? Che aveva ragionato sul perchè porre determinate condizioni regolamentari? Che ha la consapevolezza di dover rendere conto a decine di migliaia di tesserati, tra cui almeno un paio di migliaia di stranieri? Io temo di no…

Ecco che questa FIDAL tira una riga su degli articoli del regolamento, tira una riga anche sulla propria capacità critica e probabilmente sulla propria credibilità. Attenzione: tirare una riga non equivale a girare pagina.

Allora si festeggi la “liberazione” dei podisti, ma si celebri (magari in occasione delle prossime elezioni federali) il funerale del corpo dirigenziale di questa Federazione.

Ascoltato su T&F Channel…

gen 13, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Foto rubata: Tito e Fabrizio Anselmo, Ginn. Comense 1872A cavallo tra due annate, a fine esperienza con la maglia di Atletica Gavardo 90, in attesa dell’esordio in bianconero con la Ginnastica Comense 1872 e sotto la sapiente guida di coach Fabrizio Anselmo…

…intervista di Giovanni Certomà per Track and Field Channel (la creatura mediatica di Genny di Napoli).

 

Clicca sul link sottostante per ascoltare:

Running the dream – Tito Tiberti

nov 17, 2011   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Original text on “mzungofire” blog (click here)

New York City Marathon two weeks ago. Who is this white guy running with the lead pack and suddenly drops out at the 5 kilometer mark? Its Tito Tiberti from Brescia, Italy!

We caught up with Tito to get some feedback on his run in New York.
6 novembre 2011: NYCM, in testa al km 4  (foto Carlos Ayala)
You ran with the lead pack at the NYC Marathon until 5k and then suddenly dropped off the pace. What was the motivation to do so? It looked like you went for a 5k PR. Looking at your splits, you then continued to run a 1:11 half before you had a nap on Pulaski Bridge at the half marathon before jogging to the finish, maybe with a friend. Was that the plan all along?

Well, it’s been a last minute choice. Something foolish came into my mind and I told myself: “Let’s make those guys watching at home jump off their sofas!” (I was thinking to my friends, parents and training mates). Seven days before the NYCM, I completed the Frankfurt Marathon in a good 2h24.14 (My PB stands at 2h23.09); I felt obviously tired, but at least I was in New York! I decided to listen to my coach’s advice, so I wasn’t meant to “push” for more than 20km. But I split the 20km effort in a 5km sprint plus a 15km marathon pace run… I went to New York with a friend of mine, who was trying to run his first sub 3h hour marathon. At the half marathon mark I literally stopped for 18 minutes waiting for him and then I started running again with my friend (Teodoro Zanardelli who finally hit the wall and clocked a 3h08.54) getting by till the finish line! It was definitely FUN!
How did you catch up with the leaders, assuming you started a few steps back? All-out sprint?

Wow, that was the difficult part of my adventure! For strange reasons I was given bib number 8902 (I say strange because I was 37th in 2009 and 62nd in 2010), so my corral was pretty far away from the elite runners. I had to find my space going in the corral with the 1000 bibs (I know I shouldn’t. So don’t try this at home!!! I mean, I passed “irregularly” from a corral to the previous during the warm up, but at least I’m sure I did not damage anyone). In any case I started at the cannon shot with a 14” gap to the elite field. I made the first uphill kilometer (I’m Italian, I’m used to kilometers…) in 2’48” without a proper warm up. That was an all-out sprint! Then – once I caught up – it was easier. Till the 4th km mark I was running quite easy (I’m a 14’32” guy for 5.000m), but when we clocked a 2’56” on the uphill 5th km I had to raise the white flag. I surrendered but I was happy being there.
How tough was it for you while running with the lead pack?

It wasn’t so tough, as long as my thoughts were completely devoted to enjoy the moment. It’s been a privilege to be among those champions even for only 15 minutes. When I began thinking I had to be careful not to make anyone of them fall or something similar, I realized It was getting tough! But it’s been amazing looking at them running so easy at such a fast pace. May I say I loved Matthew Kisorio the most? He looked elegant and his coach Claudio Berardelli is a friend of mine as we worked together in Dr Rosa’s camp (Brescia, Italy, 2006).

6 novembre 2011: NYCM, dopo il traguardo con Teodoro!
Did you get any comments or looks from the elite runners?

Viktor Rothlin seemed the most surprised with another European in the pack, but none of them looked worried, obviously. I had tons of comments and congratulations after the race. Running (in Italy) is considered a minor sport, even if there are 35.000 Italians completing a marathon every year, so my presence for a few minutes in front of NYCM field was considered an excellent proof, while – for instance – my decent 10.000m PB of 30’20” on track was ignored.
You ran a 2:24 at the Frankfurt Marathon a week before NYC. Would you have stayed with the leaders until half-way if you wouldn’t have run Frankfurt?

To tell the truth, NYCM was in my program while Frankfurt Marathon wasn’t. On a last minute basis I was included in the elite field in Frankfurt and – as I was feeling fit – I decided to try my best in Germany and then fly to NY for a holiday. If I would not have run in Frankfurt, I would have tried a steady pace race in NY (targeting the first Italian in the race, who clocked only a 2h27′). Unfortunately in Frankfurt I lost more than 2′ in the last 3km because of cramps, and in New York I was too tired!
Will we see you in London at the marathon again with a new 5k PR?

Do you mean in the 5.000m race at the Olympics? I’m only joking… I didn’t think about it yet, but I’m sure I’ll have to run my track PB to stay in the leading pack on London Marathon fast course! I’d love to run London Marathon, but I didn’t register on time and I guess I’m not good enough to be included among the invited athletes out there (not even for free!).
My friends keep having fun! As Mr. Jobs said: “stay hungry, stay foolish”
Oh, last but not least: I should have run with my beloved “volpain team” orange Saucony singlet in NY, but I forgot it in the washing machine, sorry Berty!
Thanks very much for the interview Tito! M.

La mia NYCM “speziata”

nov 8, 2011   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment

Pubblicato su Podisti.net al seguente link.

Vorrei condensare una giornata di ordinaria follia newyorkese, ma è impossibile. Le emozioni non hanno bisogno di infiorettamenti: sono lì da leggere e interpretare, denudano il nostro io e lo mettono a disposizione del mondo. Per essere apprezzato, ignorato, criticato: per diventare un “io” migliore. Mi mancano tanto Alda Merini e i suoi aforismi sulla nudità…

30 ottobre 2011: BMW Frankfurt Marathon - esultanzaFrancoforte, 30 ottobre, maratona. 2h24’14”, il mio stagionale. Sono contento, erano troppi mesi (più di due anni) che non correvo una maratona a un ritmo “interessante”. Però in gara avevo brutte sensazioni, dopo un periodo di grande crescita agonistica in cui sentivo la condizione crescere di giorno in giorno. Con la condizione cresce anche la fiducia nei propri mezzi e i due meccanismi s’intersecano e alimentano l’un l’altro. E si trovano motivazioni per andare oltre i propri limiti, per cercare un orizzonte che fino ad allora non si avevano occhi per vedere. E poi la vita che gioca con noi e condiziona così profondamente il nostro agire e il nostro sentire. Su una panchina di Central Park proprio stamattina leggevo: “Life is what happens to you while you’re busy making other plans”; ero a Strawberry Fields, indovinate chi ha formulato la frase… Ma un giro di vite netto – che mi piacesse o no – alla mia esistenza mi ha rimesso su binari saldi e ben orientati. Si recuperano alcune certezze e si ritrovano le energie per dirigersi su degli obiettivi chiari. Si raccoglie tutto il proprio entusiasmo e se ne fa benzina per la propria corsa (reale e metaforica).

Si prende la valigia di Francoforte, ci si infilano le scarpe per New York e si parte! Pettorale numero 8902, molto alto per uno coi miei tempi, ma non fa nulla. In altre occasioni avrei chiesto di essere ammesso al programma “Sub-Elite” (dedicato dal NY Road Runners ai migliori atleti non invitati); quest’anno volevo vedere la maratona da dentro. Sono alla mia terza partecipazione consecutiva e sento di dover vivere quest’esperienza sportiva come chiunque altro, senza pullman dedicati e tende riscaldate con massaggiatori e colazione, senza campo di riscaldamento, senza potersi collocare al via in posizione avanzata e all’ultimo minuto…

Sono con Teodoro Zanardelli, amico prima che atleta che alleno (è un po’ la mia “cavia”). Uscita dall’hotel alle 5.30, metropolitana per 20′ alle 5.55, traghetto per 20′ alle 6.30, approdo a Staten Island e trasferimento a Fort Wadsworth in bus per 10’… Insomma, siamo nel villaggio “Blu” (per quelli con i pettorali blu) alle 7.15, consegniamo sui camioncini la nostra sacca con gli indumenti, perdiamo tempo fino alle 8.20, beviamo una brodaglia vagamente caffeinica, andiamo in bagno, ci “svacchiamo” per terra… si abbozza dello stretching, ma anche uno sbadiglio. La partenza è alle 9.40, manca ancora 1h20′ e già si entra nei corral (settori). Teo entra col 4000, io coll’8000. Dal giorno prima mi frulla un’idea in testa… Non è nel mio stile, ma m’intrufolo in qualche maniera nei corral precedenti approfittando di attimi di distrazione degli addetti alla sorveglianza. Arrivo con Teo nel secondo spezzone, sono le 9.00… Ci muoviamo verso la zona di partenza, tutti ammassati, si cammina ma non è “riscaldamento”: siamo tutti compattati come pinguini dietro il cordone di sorveglianza… A 10′ dal via, siamo ormai vicini al gruppo dei pettorali 1000-1999: come faccio a partire più avanti? Con faccia tosta approfitto dell’inno nazionale e scappo fuori, mi faccio largo tra gli energumeni dei Police e Fire Dept (poliziotti e vigili del fuoco). Raggiungo Giorgio Calcaterra e gli faccio l’in bocca al lupo; vediamo i top schierati davanti, ma tra noi e loro ci sono 30 metri e 300 persone…

6 novembre 2011: NYCM, in testa al 2° miglio  (foto Roberto Mandelli)Non si pensa più, adesso si deve correre e il più veloce possibile!!! Le gambe mi fanno ancora male da Francoforte, ma non ci voglio badare. Sono freddo, ho fatto a malapena stretching e sono passate più di 4 ore da quando sono uscito dall’hotel. Ore 9.44, in ritardo il colpo di cannone accende la bagarre. So che davanti correranno forte dall’inizio, so che la mia idea non è originale, ma che ci vogliono gambe buone per darle concretezza. So che ho al massimo 300 metri per uscire dalla bolgia e potermi distendere, so che il primo miglio è in salita e i top andranno forte ma non a tutta, so che se li prendo entro il cambio di pendenza del Verazzano Bridge, poi in discesa potrò tenere e vincere la mia scommessa: essere in testa alla gara al secondo miglio! Lì c’è Roberto Mandelli di Podisti.net che cerca d’immortalare quanti più “italians” possibili e con cui il giorno prima scherzavo sulla possibilità di fare questa “mattata”.

Colpo di cannone allora, mi butto quasi ciclisticamente sul lato delle transenne, rischio di cadere ma sono troppo determinato, dopo 200 metri mi bruciano le cosce, ma sono quasi fuori dalla folla dei podisti, i top sono davanti, lontani! Ai 300m circa (viva il gps!) vedo spazio, mi butto al centro della strada, mi tolgo la maglia a maniche lunghe e il berretto. Il sole mi vuol baciare il testone pelato e devo andarmelo a meritare questo bacio! Testa bassa, le cosce già bruciano. “Si chiama acido lattico, bellezza!”, mi dico, ma tiro dritto. Sul riferimento empirico di un pilone del ponte ho preso il distacco: 12” ora! Ai 1000m suona il gps, leggo di sfuggita un parziale di 2’48” e so che ormai ho meno di 5” da recuperare. Strappo ancora a tutta e chiudo il buco, mi accodo per poco al gruppo dei top, sono 22 mostri sacri della maratona mondiale, sulla schiena hanno spillato un dorsale riportante nazionalità e bandiera. I primi due che ho letto, incollandomi alle loro calcagna, sono Morocco 6 e USA 7, Gharib e Keflezighi: il cuore fa un tuffo! Le cosce bruciano, ma cosa ho da perdere? Primo miglio, cambio di pendenza, chiedo al cuoricino di chetarsi e allo stesso tempo di darmi due colpi in più per darmi la forza di passare. Mi lancio davanti, spostato sulla destra del plotone: ho paura di farli inciampare o d’intralciare… io sto facendo la “goliardata”, loro si giocano la vittoria (e alcuni anche un po’ del futuro proprio e delle famiglie: non posso dimenticare che in Kenya la corsa è una strategia di emancipazione dalla povertà…) In discesa son sempre stato rapido, posso spostarmi un po’ al centro – cacchio! – chissà gli amici davanti alla TV: mi immagino la faccia di mamma e papà, Giovanni Mesk che salta sul divano e lancia strali, EG DA e GF che strabuzzano un po’ gli occhi e metton fuori le quote per gli scommettitori su quanti chilometri reggerò, gli yogarunner che si dimenticano di salutare il sole… Invece il sole è lì e lo saluto io! Guardo in su e non ci credo: in testa a NY, mi sento scemo, adolescenzialmente scemo… Mi diverto un sacco qui davanti, guardo in su – verso il sole Oscar – e sento che sul divano a saltare ci vorrebbe essere anche Max (e che lui avrebbe avuto gambe per fare il mio stesso “numero”). Guardo il sole e penso che a Genova il diluvio si è portato via delle vite. Intanto passano metri e secondi preziosi… Guardo per terra e so che qualcuno a casa sogna di correre e non può. Mi giro di lato e c’è Matteo (Matthew Kisorio) che corre facile, butto l’occhio più in là e mi scappa da ridere: cosa ci faccio qui? Leggo i nomi sui pettorali e scuoto la testa mentre corro: Mutai G., Mutai E., Kebede, Meb, Rothlin, Barrios, ancora Gharib, Gebre, Moran, Sisay, Kibet…

10 novembre 2011: la "mattata" sulla Gazzetta dello Sport

Ma le gambe tengono e il pubblico mi tiene in piedi. Però oggi fanno proprio sul serio… dopo la tirata iniziale ho recuperato un pochino in discesa, ma so che non avrò vita lunga. Il quinto chilometro, in leggera ascesa, sui 2’56” segna la mia “resa”… ma 5 km in testa alla NYCM sono impagabili. Non perché io pensi di aver fatto qualcosa di eroico o straordinario (ho semplicemente corso), ma perché – cari signore e signori podisti e amanti della corsa – io mi sono DIVERTITO come non mi capitava da anni… Trovare delle ragioni di divertimento nella fatica è davvero difficile. Certo, per farlo ho dovuto fare allenamenti massacranti e qualche sacrificio fuori dal normale… ma alla fine sono stato ripagato. Riuscire di nuovo a divertirmi correndo è una ricompensa migliore di qualsiasi medaglia. 5000 metri a tutta e mancano 37 km… Aiuto!

Avevo deciso di dar retta al mio allenatore Fabrizio Anselmo e di non spingere per tutta la maratona. Disputare due maratone a tutta in due domeniche consecutive non è eroico, bensì dannoso. Però ho il via libera per fare un po’ di medio, per 18-20km… Mollo abbastanza di colpo il gruppo di testa, mi defilo a sinistra e rallento vistosamente, mi passano dopo poco due africani già staccati dal “leading pack” e li saluto. Lo stato di forma è buono e recupero in fretta, il pubblico mi incita e io lo istigo a sostenermi, le gambe ricominciano a girare: una sorsata d’acqua al 4° miglio e mi lascio andare. Vado un po’ a zig zag, scambio battute col pubblico (per fortuna parlo inglese e spagnolo correntemente e posso interagire), batto cinque, ricevo baci volanti da biondine avvenenti (o forse quelle sono solo frutto della fantasia e della stanchezza?), faccio l’aeroplanino e il pubblico impazzisce. Da dietro non rientra nessuno, giro a 3’20”/km: sono solo su vialoni immensi popolati da migliaia di persone scese in strada per far chiasso, allegro e colorato chiasso! Parlo troppo, in salita il fiato si fa corto, ma “chissenefrega!”, in testa mi suona il Billy Joel sentito in metro da un talentuoso negro disoccupato con cui ho scambiato opinioni interessanti “I’m taking a Greyhound / On the Hudson River Line / I’m in a New York state of mind”. Era un ragazzo con figli, senza lavoro e con l’affitto da pagare, eppure aveva una canzone nel cuore e un sorriso sincero in volto; mi ha confessato “sono un uomo fortunato: ho una voce e una chitarra”. Avrei voluto sparire, sentendolo parlare così francamente… ma era così sereno: lo scambio si è concluso con un segno di amicizia e una transazione commerciale (qualche dollaro in cambio di una canzone; non c’è niente di male. La Apple chiede 99cent per scaricare un brano, no?).

6 novembre 2011: NYCM, km 15 circa (foto Bob Anderson)Un campanaccio da vacche all’alpeggio mi riporta sulle strade di Brooklyn, sono al 15° km e il fiato non è così corto. C’è un tipo davanti a me, ha circa 100m di vantaggio, diciamo per comodità 15”… Sono qui per giocare e gioco! Scommetto con me stesso che entro l’8° miglio lo prendo. E oggi non voglio perdere, non da me stesso! Pronti via: al ritmo dei cicalini della folla divoro un 1000 in 3.02. Fantastico! Affianco il ragazzone, lo aiuto per un pezzo, ci scambiamo i bicchieri di integratore a un rifornimento.

Hey, ma qui qualcosa duole! C’era da aspettarselo, son pur sempre carne e ossa. Lascio andare il tizio e verso il 19° km vengo riagganciato da un gruppo con gli amici Calcaterra e Achmuller. A vista mi sembrano un po’ troppo “in spinta”, mi scappa il pensiero che possano pagare la prima parte brillante, ma ovviamente mi auguro che la gara riservi loro grandi soddisfazioni. Mi attacco lì, poi però mi torna la voglia di giocare col pubblico e mi trovo a fare l’andatura.

Senza rendermene troppo conto, forse si accelera e Giorgio prende qualche metro. Lo scoprirò alla mezza maratona. Salendo sulla rampa del Pulanski Bridge, penso al mio allenatore e all’amico Teo. Il mio “medio” finisce qui: 13,1 miglia in 1h11’11” (neanche a farlo apposta!). Teo dovrebbe arrivare a cavallo dell’ora e trenta. Devo passare quasi 20′, corricchio, incito i podisti che transitano. Passa staccato di pochi secondi Calcaterra, poi con meno di 100m di distacco passa l’amico Concas di Genova, arriva anche Antonio Santi – uno dei miei podisti preferiti – e capisco che si sta gestendo bene, poi passa anche il pinerolese Valerio Gullì e vederlo correre come si deve dopo tante traversie mi fa immenso piacere. Passa anche il mio compagno di team, ex campione di pugilato, Salvatore Ciconte. Anche lui si sta gestendo, prevedo grandi cose! Poi tra i tanti spunta Lara Mustat, compagna di sponsor tecnico e buona amica per interposta persona (ma poi andremo a cena e ci conosceremo meglio!): anche lei corre proprio bene. Comincio a sentire freddo, scambio due parole con una gentile tifosa arrampicatasi sul ponte deserto e le do l’indirizzo email così mi manderà la foto che scatterà a me e Teo, al passaggio… Teo arriva presto, troppo presto… 1h28′ è un po’ forte e lui è un po’ cotto. Non fa niente, gli farò coraggio strada facendo! Da lì in avanti è fondo lento, poi per Teo arriva una brutta crisi verso il 35°. E’ coraggioso e non smette di correre, arriva un nuovo primato personale in 3h08′ e sulle ginocchia! Arriviamo insieme ed è una cosa importante per me. Ci sono tante priorità nella vita, supportare gli amici è una di quelle cui non voglio assolutamente rinunciare. I detrattori amanti della statistica sottolineeranno che in graduatoria annuale di maratona compariranno 2h24′ e 3h08′, ma noi tireremo fuori la foto dell’arrivo e li saluteremo con un bel brindisi.

Questa è la storia della giornata. Righe scritte con la ritmica incalzante del corridore, righe tinte di rosso: quello della mia maglietta, quello della mia passione e del mio credo. La storia finisce qui… Anzi no! Dopo il traguardo c’è la trafila del ritiro della meritata medaglia, il ristoro con la “recovery bag”, la camminata fino all’uscita sulla 77st e il recupero dei propri abiti di ricambio, una vestizione on the road, e il rientro faticoso alle proprie dimore provvisorie (dicansi “alberghi”). Insomma, la mia maratona di NY 2011 in concreto è durata più di 8 ore, in astratto durerà tutta la vita…

Non è professionale, ma voglio citare alcune tra le persone che hanno saputo starmi vicino in momenti difficili (la maratona della quotidianità): Vinz Daggiano che ascolta e sa dire con poche parole, Paolitos Olivari che è sempre scassato ma non si arrende mai, Jo Mascherpa che Dio lo fulmini se andremo mai d’accordo sulla weltanschauung ma che salta sulla sedia prima degli altri, Olly che “scoda” molto, Daniele che scalpita per correre e che ha la testa dura, Angelo Moglia che è un’entusiasta sincero, Christian Resta che lo fulmino io se entro 12 mesi non corre almeno una mezza, Anto “psyco” e Vale Micol che mi hanno inconsapevolmente insegnato a sorridere di nuovo, Francy che ha fotografato un tubo catodico. Poi ci sono Stefy “pastisuna” che mi ha fatto ballare e Nicola “cornacchione” che non ha mai corso, ma ha un menisco da rifare e un lavoro da inventare. E poi ci sono tutti i precari del mondo, in qualsiasi significato e campo si voglia esplorare il concetto di precarietà… Nessuna di queste persone si aspetta un “grazie”. Ma tutte lo meritano, profondamente.

Credere nelle fiabe. Vale, Tommy e Dani: no big deal.

ott 15, 2011   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment

Tito e Valeria Straneo, Tuttadritta 2011Amo il mio sport, visceralmente. Anche nei momenti difficili della vita la corsa mi è stata amica: di volta in volta è stata fonte di soddisfazioni agonistiche, valvola di sfogo delle tensioni, mezzo di socializzazione, tempo speso a riflettere in movimento, modo per star vicino a delle persone care, modo per allontanarmi in fretta da persone meno care, ricerca dinamica di nuove motivazioni sportive o sentimentali o professionali…Proprio perchè amo il mio sport, ho BISOGNO di credere che tutti i podisti possano vivere una storia bella, ciascuno la sua, ciascuno la fiaba che sceglie… Ho VOGLIA di credere che ci siano alcune storie belle “esemplari” cui tutti possiamo ispirarci o da cui possiamo trarre un sorriso!
Prendo a prestito le parole del fu Steve Jobs: “Today I want to tell you three stories from (my) life. That’s it. No big deal. Just three stories”. Niente di speciale, solo tre storie.


La prima storia parla della Regina di Alessandria.

Venerdì mattina, sono sulla strada per Savigliano, pianura cuneese, dove risiede un’atleta che alleno e il cui risultato di Berlino ci apprestiamo a festeggiare. Vengo da Pavia, dove sono ospite di un fratello ricercatore precario e dove correrò la mezza di domenica 9. Al volante della mia vetturetta so che farò una pausa strategica: voglio incontrare un’altra protagonista berlinese e – complice lo sponsor tecnico comune che ci ha fatti conoscere – ho concordato con lei di vederci in tarda mattinata a casa sua, in un tranquillo quartiere periferico di Alessandria, piuttosto verde e silenzioso.
Valeria e il suo cagnolone, prima della splenectomiaUn sole ancora bollente mi accoglie, ma il vento forte lenisce la sensazione di calore; scendo dall’auto, mi ricompongo un attimo (tra atleti non siamo molto abituati a incontrarci in abiti civili…) e suono il campanello “Straneo – ***”.Il portoncino si apre e dal primo piano della casetta a schiera mi viene incontro un labrador arruffato e giocoso, un po’ grassottello e in netto contrasto con l’asciuttissima figura di Valeria. Il cane smentisce lo stereotipo dell’animale che assomiglia al padrone…Quindici gradini, varco la soglia ed entro in un mondo normale: profumo di forno acceso (le lasagne per la cena di compleanno del marito), i giocattoli dei bambini che spuntano qua e là, una donna in jeans e maglietta, le finestre ancora aperte visto che la stagione lo permette…
Racconto queste cose perchè di Valeria “super atleta” si è detto di tutto e di più: il 99% dei podisti ha detto la propria sugli straordinari miglioramenti di Valeria in questo 2011. Molti l’hanno attaccata; molti l’hanno osannata e difesa; i più spalancano gli occhi – stupefatti – e mantengono un ragionevole equilibrio tra entusiasmo e disillusione; credo che tutti abbiano ripetuto la tiritera ironica (più o meno infelice) del “mi sono già messo/a in lista per l’asportazione della milza” (per i curiosi http://www.fidal.it/showquestion.php?fldAuto=13912&faq=65 oppure cercate la Gazzetta dello sport del 26 settembre o “google-ate”).Personalmente non ho prenotato l’intervento: fortunatamente non soffro di alcun deficit congenito e non voglio restare senza la ghiandola deputata al controllo delle infezioni…Valeria sa che ora ha “ipotecato” un posto nel terzetto italiano che correrà la maratona olimpica di Londra 2012; sa anche che il suo stato di grazia è una specie di bomba ad orologeria: potrebbe ammalarsi (e ovviamente non glielo auguriamo!) e comunque l’aumento dei suoi valori ematici (emoglobina ed ematocrito) – compatibile con la splenectomia – non è definitivo e dopo un periodo più o meno lungo di adattamento organico i valori potrebbero tornare ad abbassarsi (ha tolto la milza, mica ha debellato la sferocitosi ereditaria che comunque la affligge).La fiaba è tutta qui. “No big deal”. Valeria Straneo vince la "3 Campanili" 2011, gara di cui sono responsabile atleti elite	Riassume la rincorsa di un sogno da parte di un atleta di talento.Valeria sogna i Giochi della XXX Olimpiade e da “innamorati” (della corsa) le auguriamo di realizzare il suo sogno, di godersi la strada da qui a Londra e di tenere fede a quello che sono sicuro essere un suo altro sogno (a prescindere dall’Olimpiade): far sì che i suoi figli crescano nell’ambiente famigliare gradevole che mi è stato concesso di frequentare per una mattina e di poter dire sempre con tanto orgoglio “che brava la mamma!”.Certo, vale il principio “Mors tua, vita mea”: per una Valeria che approda a Londra in maglia azzurra ci sarà almeno una maratoneta che non lo farà. Il gioco dell’agonismo è anche questo; l’importante è che chi non andrà a Londra possa sentirsi dire a casa propria: “che brava la mia mamma/mogliettina/compagna/figlia/etc…”.Il caso di Valeria – senza mitizzarla, ma in concreto – c’insegna a credere in un obiettivo alto, a inseguire un sogno con coraggio e dedizione (e un pizzico di fortuna, senza il quale…). C’insegna a non trascurare i dettagli e a fare tutti i sacrifici necessari. Ecco di cosa abbiamo voglia e bisogno: un buon esempio sportivo. Di cattivi esempi (in tutti gli ambiti) c’è l’imbarazzo – sottolineo “imbarazzo” – della scelta.
Il racconto di una mattinata in casa della Regina di Alessandria (reginetta di maratona, diciamo), prosegue con un’intervista. L’abbiamo concepita come una “Talk as you run”: semplicemente abbiamo corso una decina di chilometri in campagna con un registratore in mano (e in calzoncini e canotta, come al solito)…

A breve su queste pagine: audio (compreso il breve racconto dell’altura a Sankt Moritz in tenda!), link a molti approfondimenti e interviste su/con Valeria.

La seconda storia è quella di un ragazzo di pianura…

Tommaso Vaccina e Tito Tiberti sul podio del Corripavia 2011Tommaso è un padano, non di quelli con la camicia verde. È uno con idee ben ancorate alla realtà sociale: ben consapevole di cosa sia un contratto a tempo determinato e di cosa voglia dire allenarsi alle 7 di sera a dicembre nella nebbia pavese, ben consapevole di cosa ci voglia a comprar casa con un lavoro da fisioterapista ospedaliero e di quanto sia difficile correre forte in montagna quando la tua città offre sporadici cavalcavia e nessun dislivello importante…
Tommaso è stato privato di una maglia azzurra in questo 2011, per i capricci di un omiciattolo piccolo piccolo che – ahinoi – fa il selezionatore della nazionale. Ma non ha tradito la sua quasi proverbiale calma: Tommy insegna che ci si deve indignare, ma senza perdere l’educazione e rispondendo con i fatti. Ha vinto tutto quello che desiderava vincere quest’anno, compreso il concorso per il posto a tempo indeterminato.Sulle ali dell’indignazione per la mancata convocazione ha rivinto il Mapei Day, sullo Stelvio, stracciando il record di Vasyl Matviychuk.Con spregiudicatezza ha vinto la Ivrea-Mombarone; con intelligenza è stato il miglior italiano al Memorial Partigiani Stellina a Susa; con sfortuna e meritando la vittoria ha perso la Monza-Resegone; con caparbietà è stato il primo pavese nella storia a vincere la Corripavia (half marathon).Tommy è un amico, uno di quelli che non vedo più tutti i giorni ma con il quale mi sento di condividere le storie della mia vita. A Pavia nella mezza maratona c’ero anch’io; volevo aiutarlo a tenere il ritmo alto per mettere in difficoltà l’etiope (di passaporto svizzero) in gara, ma non ci sono riuscito perchè domenica 9 ottobre Tommaso era imbattibile e non ha avuto bisogno di me. Quando in un controviale l’ho visto prendere vantaggio sull’avversario, ho creduto che ce la potesse fare. Così è stato, ha aperto un gap incolmabile sull’avversario ed è arrivato solo sul rettilineo finale. E io mi sono emozionato, mi è passata subito la sensazione di fatica e ho gioito con lui per quella piccola rivendicazione di forza espressa “coi fatti”. Tommaso ha subito un torto e non si è messo a piagnucolare. Si è rimboccato le maniche (anzi, ha allacciato le scarpette!) e si è messo a macinare chilometri.Questa è la fiaba di Tommaso: la storia di chi ha la coscienza limpida e non si perde d’animo. La storia di chi sa andare oltre le bassezze umane e “correre” oltre. E’ un’altro racconto positivo esemplare…

La terza fiaba è la storia di “due minuti”

Daniela Scutti, 2h59'44" a Berlino 2011Daniela (Scutti) è stata la quinta italiana a Berlino, è la ragazza che alleno e con cui ho festeggiato la sera dell’intervista a Valeria. Con lei e i suoi migliori amici “di corsa” ci siamo presi una salutare e italica pizza in un locale carino del centro di Savigliano. Un bel brindisi, ma niente che renda davvero giustizia a quel 2h59′ che ritengo ottimo per una 39enne (auguri Dani, è il 16 ottobre!) iniziatasi alla corsa ben dopo i 30 anni. La sua è la storia di una che sfida gli anni che passano e si mette in gioco, di una donna che ha lavorato un anno intero nell’attesa ansiosa di quell’unico traguardo. La sua è di nuovo un esempio positivo che insegna a tutte le donne che con la buona volontà si può partire da “zero” e togliersi delle soddisfazioni, abbattere dei “muri” cronometrici o chilometrici. O più semplicemente psicologici…Due minuti: il tempo che le è bastato per realizzare un pensiero umano, prima del via della Berlin-Marathon…Mentre nell’aria si diffondevano le note della colonna sonora di “Momenti di gloria”, lei non pensava più alla corsa, pensava ai cari che non ci sono più e che le mancano, che pur mancando le sono stati vicini. Il 27 settembre Dani scrisse: “Rewind… questo e il momento della maratona di Berlino che rimarrà più impresso nel mio cuore: mancavano due minuti alla partenza e avevamo come sottofondo questa canzone. Ringrazio tutti, uno a uno, quelli che mi sono stati vicino, in particolare mio papà e Ale […]”.La storia di Daniela c’insegna che la maratona è un’avventura profondamente umana: una sfida con se stessi, un matrimonio con l’ambiente esterno (urbano o naturale), qualcosa da condividere…

Viva l’Italia

mar 17, 2011   //   by admin   //   Blog  //  1 Comment
150 anni e sentirli, una storia densa e controversa, persino nel giorno della festa, del compleanno “rotondo” da celebrazione.
CLN Toscano - tricolore italianoEppure di prima mattina mi ha messo di malumore scoprire che nella Piazza del mio paese, Sarezzo, non ci sarebbe stata alcuna celebrazione… Il mercato del giovedì occupava ogni spazio come ogni settimana. Come non accade solo a Natale e per la festa del santo patrono. Come dire, alla Chiesa non si dice no, all’istituzione comunale laica e democratica invece si può imporre la legge del Mercato: lavorare, lavorare, lavorare; produrre reddito, accumulare, investire (forse) per produrre più reddito, accantonare, sperperare e reinvestire (forse)…
Viva l’Italia, cantava De Gregori, allora viva l’Itlalia alla faccia dei politici, dei benpensanti, degli ignoranti. Viva l’Italia UNA, LIBERA, REPUBBLICANA. Viva l’Italia che naque monarchia e seppe liberarsi una seconda volta: dal 17 marzo 1961 ad oggi passando per la breccia di Porta Pia e Roma Capitale e per il referendum del 2 giugno 1946…
150 anni…
Wikipedia: «Il brano racconta molti pregi, ma anche difetti, dell’Italia, passando anche attraverso i periodi più bui della Storia dell’Italia, come il ventennio fascista. Proprio riguardo a ciò, l’ultimo verso elogia laResistenza italiana, dicendo: “Viva l’Italia, l’Italia che resiste”».

Che dolce è il concetto di “resistenza”, così solidale e tenace, bagnato del sangue partigiano e del sudore di ogni giorno, di ogni sacrificio. Quant’è dolce, così antinomico rispetto al duro concetto di “vittoria” scolpito nel freddo marmo…
Eppure l’Italia è disseminata di Piazza della Vittoria, mentre rari sono i Corso Resistenza, quasi inesistenti i Viale Partigiani…
Per fortuna non abbiamo ancora i Largo Secessione e i Lungofiume Padania…
Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera,
l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere,
l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste.
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Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)