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Pillole di GRW #4: l’ultra e le (mie due) incognite

ott 13, 2014   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Apro copiando l’ultimo pensiero che prima del via ho condiviso su Facebook. Perchè ovviamente stiamo giocando, ma le cose serie sono “fuori”.
“Ok. Si spegne tutto, il pensiero unico, vero e serio di stamattina – al di là degli scherzi similpodistici – va agli amici genovesi, a tutti i genovesi. Non lasciate che l’acqua beva l’uomo. Coraggio!”

Sono le 8.30 del mattino, Davide (Orlandi) spiega i dettagli del percorso nel briefing tecnico. Mentre parla (ma non perché parla, solo perché i miei pensieri vanno per fatti loro, guidati dalla lucida follia propria del mio 11 ottobre 2014) realizzo due problemi: 1) il mio zainetto è assolutamente inadeguato al trail; 2) fa caldo, ma proprio dannatamente caldo!

Km 59 - Gargano RaidDa totale inesperto e in uno sprazzo di coscienziosità, seguo alla lettera le prescrizioni e metto nello zaino: 1 litro d’acqua (2 borracce da 500ml), coperta di emergenza, fischietto, gel e barrette, giacchina antivento, benda elastica, telefonino carico e con numeri di emergenza memorizzati… Aggiungo cappellino, occhiali da sole e una maglia di ricambio. Non sento minimamente i 10km di ieri nelle gambe, ma so benissimo che vado incontro a due incognite: a) non ho mai corso per più di 3h35’; b) non ho mai percorso più di 42,195km. Il menu di oggi prevede 77,5km, terreno trail, quasi 3000m di dislivello positivo… Strada facendo scoprirò che i 3000D+ non sono un problema, mentre i corrispondenti 3000D- (dislivello in discesa) lo sono, eccome! Avevo in mente una corsa di 6h30’, invece capisco presto che saranno complessivamente 8 le ore di impegno… Un temerario va subito in fuga, io sento la voce dell’amico Luca Podetti che mi raccomanda di andare piano, di seguire l’esperto (e fortissimo) Filippo Canetta… però sono un po’ asino e capisco presto che sul tecnico Filippo ha due marce più di me, mentre io ho maggiore facilità di corsa. Ci assestiamo su una specie di equilibrato tira-e-molla in cui io prendo un leggero margine nel corribile e in salita, lui mi raggiunge in discesa e tra i sassi affioranti dal carsico promontorio del Gargano.

Non facciamo grandi chiacchierate, semplicemente condividiamo la strada. Per me è tutto nuovo e mi sembrerebbe di dire grandi ovvietà osservando quel che vedo, però adesso lo posso dire: c’erano dei sassi bellissimi, spaccati erano lucidi e a cerchi concentrici di un colore bruno-rossastro! Condividiamo anche la sgradevole sensazione che la temperatura sia un elemento di grande disagio/fatica organico/a. Col sole a picco si passano comodamente i 30°. Alla fine della mia avventura (che non saranno tutti e 77,5 i km, ahimé) conteggio di aver bevuto 17 borracce, liquidi per un 13% abbondante del mio peso corporeo!

Dopo 2 ore e passa entriamo in una parte più ombreggiata; al limitare delle tre ore entriamo nella Foresta Umbra (dal latino: ombrosa). È una gioia notevole: fa fresco, il paesaggio della faggeta scura e maestosa è spettacolare, incontriamo bestie “da allevamento” allo stato brado (altro che mucche alla diossina della Terra dei Fuochi!), mi soffermo a fissare negli occhi una vacca podolica con le sue notevoli corna ricurve. Sul morbido letto di foglie della foresta lascio andare le gambe, sempre col freno tirato, ma prendo margine su Filippo. So che sto rischiando un pochino, ma sono veramente in controllo: prudenzialmente ho messo il cardiofrequenzimetro e so che sono intorno al 70% della capacità cardiaca massima (di solito è il regime della corsa di rigenerazione/recupero). Procedo sereno e salvo sul GPS un “POI” (Point Of Interest) nel punto dove sforo il tempo massimo di 3h35’. Curiosità pura e semplice, voglio vederlo sulla mappa! La foresta sta sostanzialmente tra i 600 e gli 800 metri di altitudine, sempre saliscendi ma non particolarmente impegnativo. Su un transito stradale verso il 38° km raggiungo lo stremato fuggitivo (al ristoro del km 30 aveva 9’ di vantaggio!), mi assicuro che stia bene e che abbia rifornimenti con sé e proseguo… Altro POI salvato ai 42,2km. Mi domando: adesso sono un ultramaratoneta? È un fatto puramente definitorio, ma mi fa sorridere. Il fatto è che adesso comincia tutta una parte prevalentemente in discesa, corro fluido sicuramente fino al km 52, da lì comincio ad avvertire in una certa misura che però le cosce dolgono. Salite e tratti in pianura mi sono amici, vado tutto sommato abbastanza spedito; perdo un minutino per una titubanza su una balisa del percorso e allungo scioccamente di 200m, ma niente di tragico. Salgo verso Vernotica, sentiero a picco sul mare. Il mare è verde, uno smeraldo baciato dal sole, gioia catulliana per gli occhi. Già, il sole! Fuori dalla foresta naturalmente son tornato a grondare sudore. Sentivo ad ogni ristoro la voce della maestra Tite: “mangia anche salato!”. E con piacere correndo addentavo banana, biscotto, scamorza, pane e olio… Strana vita quella dei trail runner, mi dico, ma la fame è bisogno primario da soddisfare. Certo che attraversare colline su tratturi spesso occupati da vacchette oziose, maialozzi grufolanti e cavalli un po’ arroganti (più qualche cagnetto spelacchiato) aiuta la mente a spaziare: fatica o no, in quel preciso istante non vorresti essere in nessun altro luogo al mondo.

Arrivo a Vernotica, mare sulla sinistra laggiù in fondo… non vedo più balise, niente nastri o segnali sulla roccia. Mi assale il dubbio di aver spaziato troppo con la mente e aver mancato un bivio… mi fermo, guardo la mappa, non riesco a capire e decido di tornare indietro: o trovo il bivio o trovo Filippo che mi insegue. Corro in discesa per un paio di minuti e fortunatamente trovo Filippo: sono sulla retta via! Riparto con lui, perdo qualche metro per rifornirmi d’acqua(*) e forzo un po’ per ricucire in discesa, a questo punto il fastidio ai quadricipiti aumenta e nel volgere di 3-4’ arrivo al “guasto meccanico”. Improvviso, inatteso e irritante! Non riesco a piegare le ginocchia, in discesa non cammino nemmeno. Ho fatto 60km, ho corso per 6 ore e adesso? Sono passate 6h05’ e la mia corsa finisce qui? MI dico “passerà” e proseguo come posso. Quando realizzo che a 6h25’ ho percorso solo altri 500 metri, sorrido, mi prendo un attimo in giro da solo per aver sognato di vincere un ultratrail con 42km di autonomia in pianura. Apro lo zaino, prendo il cellulare e chiamo il numero di emergenza. Il dopo è la storia di una notte di recupero e di una bottiglia di coca-cola. Il dopo è il pensiero di aver corso 6 ore: roba da matti! La prossima volta il “Point Of Interest” verrà fissato alle 6h05’!

Mancano due cose: la spiaggia di ciottoli tra il settimo e il nono chilometro era bellissima, ma quanto era faticosa? Oh My God! Scarpe nuove (le avevo portate solo per camminare un’oretta e per una corsa di 40’): Saucony Xodus con suola Vibram e Offset (differenziale avampiede/tallone) di soli 4mm, neanche mezzo disagio dalla calzata, zero vesciche, zero rischio di distorsioni (far scendere una caviglia da un gradinetto di 12mm è ben diverso da uno di 4mm).

(*) Il mio zainetto improbabile non ha tasche esterne ed ogni volta per bere dovevo toglierlo, aprirlo, estrarre la borraccia, bere, rimettere la boraccia, chiuderlo, rimetterlo in spalle… sebbene una parte di queste attività riuscissi a compierla corricchiando o camminando non è stato uno scherzo, ripetuto circa 25 volte!

Pillole di GRW #1: Mattinata di sera

ott 9, 2014   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Sembra uno scherzo, è solo un gioco di parole… Roma-Foggia via Caserta son tre ore di treno veloce. Cambio al volo e via in bus fino a Manfredonia. Paolo (Bavaro, NdR) mi raccoglie alla capitaneria di porto ed è una mezz’oretta scarsa di auto che ci porta a Mattinata, “Centro nevralgico del nuovo mondo, da qui che parte ogni nuova via”. Il mare sfila sulla nostra destra mentre viaggiamo: non pare nemmeno notte con il riflesso luminoso della luna nello specchio adriatico…

Paolo mi introduce nell’atmosfera del weekend di gare e per di più mi offre anche un’onesta cena pre-gara, con una bella bionda fresca! Si conversa con estrema rilassatezza, nessuno di noi due probabilmente realizza quanto sarà dura la seconda tappa. Stamattina – ridendo con un amico – consideravamo che 78 km sono suppergiù 195 giri di pista… mondi diversi! Ci facciamo coraggio, “batman” mi salverà! Intanto occhieggia sul petto di una carinissima maglia Saucony che Spazio Sport mi ha preparato appositamente per questa avventura garganica.

E poi perchè temere? Se chiudo gli occhi e sogno… non è né un challenge né una corsa a tappe, a dire il vero non è nemmeno una corsa… è una danza e si ballerà!

Sono rilassato, è Jovanotti:

Questo è l’ombelico del mondo / È qui che nasce l’energia / Centro nevralgico del nuovo mondo / Da qui che parte ogni nuova via / Dalle province del grande impero, / Sento una voce che si sta alzando / Questo è l’ombelico del mondo / E noi stiamo già ballando […]

Sono rilassato e sono in Puglia, sempre consapevole che non tutto va come dovrebbe o le persone di buon senso desiderano… è anche Caparezza:

[…] Fuma persino il Gargano, con tutte quelle foreste accese. / Turista tu balli e tu canti, io conto i defunti di questo paese. / Dove quei furbi che fanno le imprese, / no non badano a spese, / pensano che il protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese.

Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia / dove la notte è buia buia buia. / Tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più. / Vieni a ballare e grattati le palle pure tu che / devi ballare in Puglia Puglia Puglia, / tremulo come una foglia foglia foglia. / Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru / perché può capitare che si stacchi e venga giù.

 

BAM – Ippoceronte giallo volante!

mar 15, 2012   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Arrivo Brescia Art HM: vittoria (foto S. Beltrami)

“Da quando ho imparato a camminare, mi piace correre” proclamava il superomista Nietzsche; io aggiungerei “e da allora aspiro a spiccare il volo”. Il superomismo non mi piace naturalmente, per questo il mio pezzo non vuole essere l’autocelebrazione di una vittoria, per quanto l’onore di transitare per primo sul traguardo della Brescia Art Half Marathon internazionale mi abbia gratificato moltissimo…

Voglio giocare con la mia esperienza di domenica scorsa per descrivere l’emozione e condividerla… Un’amica mi ha chiesto cosa si prova a tagliare il traguardo per primi. La domanda mi ha costretto a cercare dentro di me una risposta. Non certo la risposta epidermica, quella legata alla soddisfazione agonistica o alle endorfine della cavalcata solitaria o all’adrenalina della volata vincente. Senz’altro la risposta di pancia-cuore-cervello.

Mille volte mi sono interrogato sul significato della competizione in sé: spesso mi sono riscoperto a pensare che l’agonismo sia una forma di prevaricazione sull’avversario, come fosse una battaglia trasferita dal campo alla strada e con le armi del podista in vece di affilate alabarde…Ma una volta realizzato che vincere e perdere sono in fondo due aspetti del nostro essere umani, che da entrambe le possibilità si ricavano lezioni e si conservano stimoli emotivi, ho superato le remore legate all’essere fortemente combattivo in gara! Scelgo di essere combattivo e leale nella sfida con me stesso e con l’avversario.

Agguantare una vittoria dà la possibilità di condensare in pochi istanti molte emozioni e pensieri… perchè la corsa è uno sport crudele, non hai vinto finchè non hai tagliato davvero il traguardo! Basta un acciacchino a vanificare in pochi minuti un vantaggio anche di moltissimi metri costruito in molte miglia…

Brescia Art HM: post-gara (foto S. Beltrami)

Chiudo gli occhi e torno agli ultimi 200 metri di Brescia. Istanti fuggevoli in sequenza frenetica…

Ho dimenticato la maglia sociale nella nuova dimora pavese e sfoggio una maglietta giallo paperella targata “yoga X runners”. Penso alla maestra di yoga Tite che sarà contentissima di vedere la sua filosofia sportiva sbandierata in diretta TV..
Il cartello del km 42, mancano meno di 200 metri! Sto andando a tutta, allo stremo delle forze! Ma – partendo dal presupposto che sono un individuo libero di scegliere e in pieno possesso delle facoltà intellettuali – mi ripeto il mio “mantra privato” delle ultime settimane: “se non avessi voluto faticare, avrei scelto un altro sport…”. E di fatiche ne sto facendo moltissime: tutti i giorni stringo i denti, mancano meno di cinque settimane alla maratona e… stavolta si spara una cartuccia buona!

Sono nell’ombra, lungo i portici di via Dieci Giornate, in salita. Intravedo uno squarcio di sole, è già Piazza della Loggia. Piazza inondata di sole e di atleti che hanno terminato la Brescia Ten (10 km agonistica). Camminare so camminare… correre sto correndo da un pezzo. Proviamo a volare. Sono sfinito ma apro le braccia e sbatto le ali. Per una frazione di secondo chiudo gli occhi. Ciao Max, anche oggi mi hai fatto compagnia. Nelle fatiche solitarie sei sempre qui…

Curva a sinistra, le ali sono ancora aperte, il sole mi bacia e la fatica se n’è già andata… facce amiche, compagni di chilometri, atleti che alleno… Riconosco alcuni: il gruppo del Brescia Marathon con Mauro e Samu “in testa”, vedo papà e mamma, scorgo Barbara che poi mi rivolgerà uno dei complimenti più belli che mi siano mai stati fatti… poi Pino Portone amico e giudice/presidente della FIDAL bresciana…

Brescia Art HM: podio

Per qualche secondo torno al traguardo dello scorso anno, terzo in maratona, sotto la pioggia… Si ripercorre un anno di vita. Ma era già un’altra vita. Ora si guarda avanti, si progetta e si sogna, sempre di corsa… perchè – che ci crediate o no – ciascuno di noi ha il diritto di provare a volare! Occorrono coraggio, fame, un pizzico di follia e una manciata di realismo. Magari anche una bacchetta magica…

Io provo; cado spesso perchè non ho ali abbastanza forti, ma oso. Non è una missione impossibile, né una magnifica perdita di tempo. E’ il piacere di cogliere l’attimo, senza essere anonimi o indifferenti. Celebrare ogni momento importante per quello che è! Importante per noi, gioioso o meno, ma una tappa del nostro cammino. Della nostra corsa. Del nostro volo.

FF, FB, NY – anagrammatica della maratona contemporanea

nov 3, 2011   //   by admin   //   Blog  //  No Comments

Con contributo interno di Maurizio Lorenzini.

Francoforte, Facebook, New York. I mezzi di comunicazione sono così veloci che ci inducono ad esprimere idee prima di averle pensate… Questo più che un articolo è un racconto breve, arzigogolato a mo’ di flusso del pensiero. Uno stile poco ortodosso per un pezzo con pretese giornalistiche, un format curioso per non annoiare il lettore…

E’ lungo: condenso nella prima parte una sorta di riassunto dei concetti più rilevanti, i paragrafetti titolati invece raccontano di più. Diciamo che il pezzo ha un senso compiuto anche se non avrete la pazienza di leggere anche i suddetti “paragrafetti”.

Sono un discreto atleta e mi diletto di maratona; a 30 anni suonati il mio personale è fermo a 2h23’07” (Carpi 2006) ma sento di aver ancora qualche cartuccia da sparare… Dopo New York 2010 pensai di abbandonare la maratona, sconfortato da alcuni problemi muscolari. Poi un buon dietologo trovò la soluzione al mio problema di catabolismo proteico durante sforzi intensi e prolungati come la maratona: assumendo fonti proteiche durante lo sforzo limito il fatto che il mio organismo anziché consumare grassi si “mangi” tessuto muscolare.

16 ottobre 2011: Cremona, prima del viaCon rinnovata fiducia mi rimisi alla prova della maratona in primavera, inserendo dei lunghi nella preparazione dei cross e riuscendo a conquistare un buon terzo posto nella Brescia Art Marathon in 2h27′ e spicci, crono un po’ falsato dal maltempo… Poi vennero alcuni mesi difficili per ragioni lavorative e di stress psicofisico, infine arrivarono una ripresa verso fine estate e la scelta di preparare la maratona di New York. Volevo tornare sulla scena della disfatta, entrare a Central Park con gambe buone e chiudere in spinta, magari essere il miglior italiano in gara! Arrivò però anche l’invito come “elite” per Francoforte, in programma solo 7 giorni prima della NYCM. Che fare? Francoforte il 30 ottobre o New York il 6 novembre? Ho voglia di correre e il dilemma è presto risolto: mi faccio coraggio e decido di correre entrambe le competizioni. Ovviamente non è consigliabile correre due maratone a distanza temporale così ravvicinata, tuttavia rinunciare all’opportunità di correre su un percorso veloce come Francoforte mi sembra sbagliato e buttare all’aria il sogno di New York mi dispiace.

La doppia maratona, intesa come sforzo intenso è senz’altro un’imprudenza, probabilmente un’autentica sciocchezza, ma l’entusiasmo obnubila le mie conoscenze della teoria dell’allenamento (in cui anche il recupero fisico è un momento fondamentale). Per mia fortuna il mio premuroso tecnico (Fabrizio Anselmo) mi riporta nell’alveo del ragionevole, anche perchè non posso permettermi di dare il cattivo esempio ad alcuni amici amatori cui dispenso consigli.

Lo stato di forma è buono e decidiamo di provare a limare il personale a Francoforte. Domenica scorsa perciò mi sono schierato al via nella città tedesca e – nonostante un vistoso calo negli ultimi chilometri – ho concluso in 2h24’14”. Non è un nuovo primato personale, non rappresenta nemmeno un piazzamento di prestigio in una gara in cui il vincitore, il keniano Wilson Kipsang, ha sfiorato il record del mondo in 2h03’… ma è un ritorno su livelli “interessanti” per un italiano non professionista. È un rientro che mi proietta con fiducia sul 2012 e che mi lascia ben sperare per la New York City Marathon di domenica. Ovviamente non sarà possibile conseguire un risultato cronometricamente rilevante, anzi spremermi troppo sarebbe senz’altro controproducente; tuttavia rappresenterà un’esperienza di cui fare tesoro (come gestione dello sforzo e strategia di gara, o come capacità di leggere la gara e il mio stato fisico e decidere lucidamente il da farsi. Ma anche come fatto culturale non sarà un momento da scartare).

Di seguito approfondisco quanto scritto sopra, senza presunzione o personalismo, ma per il semplice gusto di condividere qualcosa per ragionare ad alta voce e apprendere dal confronto e dallo scambio di opinioni.
-10 ottobre 2011: Pavia, un allungo FB: FaceBook

Il 19 ottobre, quando finalmente sono sicuro dell’invito come “elite runner” a Francoforte, in programma il 30 ottobre, e quando già so che correrò a New York, previsto solo 7 giorni dopo, aggiorno il mio status su Facebook con una bella boutade dai toni tanto enfatici quanto “sbruffoni” (addirittura in terza persona e bilingue, in pieno stile faccialibro, come se all’atletica vera – professionistica e seguita dal grande pubblico – importasse qualcosa della mia programmazione agonistica)…

“Ok, suspence finita! Tito Tiberti fa un esperimento e correrà due maratone in 7 giorni: a Francoforte il 30 ottobre, da elite runner, e New York il 6 novembre, dove darà il 120% delle energie residue! Si accettano scommesse, d’altra parte vanto un credito con Central Park e quest’anno avrò gambe buone per il finale!!! Devo una dedica a una persona e non posso fallire :)
Suspence is over: gonna run 2 marathons in 7 days: elite runner in Frankfurt on 30th Oct. and “full of enthusiam” in New York on 6th Nov.! I’ll give 120% in NYCM, 120% of what’s left after a PB-hunting in Germany! Gotta dedicate the result to a special One, can’t fail :)”

In tempo reale sulla mia “bacheca” compaiono decine di “mi piace” e svariati commenti entusiastici: è facile scambiare una sciocchezza dal punto di visto tecnico (parliamo di atletica leggera) e sotto il profilo sanitario (è noto che i medici consiglino due maratone in 7 giorni…) per un’impresa eroica. In effetti la maratona è portatrice sana di eroismo: il solo fatto di essere in grado di portarla a termine è fonte di sempiterna autostima.

Non passa nemmeno un’ora che si fanno sentire anche gli scettici, più “riservati”, che mi contattano in privato. Un amico (Lorenzini, sei allo scoperto!) in particolare mi domanda se l’affermazione non mi sembrasse un po’ “fanatica”. Certo che lo è! Ho azzardato un’interpretazione calcistica del nostro sport… Se l’atletica occupasse più di un trafiletto sulla Gazzetta potrei essere una delle firme principali, considerando la mia capacità provocatoria, sensazionalista e (auto)ironica. L’intento (ben celato) era quello di sbeffeggiare chi riesce davvero a correre due maratone a tutta in sette giorni senza “schiattare”…
-30 ottobre 2011: BMW Frankfurt Marathon - appoggi

E’ vero, mi sono presentato al via a Francoforte e mi ripresenterò ai nastri di partenza newyorkesi, ma dubito che la seconda possa essere una prestazione che vada al di là della passeggiata turistica! A Francoforte invece qualche soddisfazione me la sono tolta. Ma racconto poco oltre, qui e ora mi preme sottolineare come sia facile lasciarsi prendere dall’entusiasmo e pensare di poter strafare. Con mezzi fisici “normali” (i miei, per esempio) e un buon allenamento si possono fare discreti risultati in maratona, ma non si possono fare miracoli. I miracoli li faceva quello che creò per 6 giorni e si riposò il settimo, non io che voglio riposarmi 6 giorni e faticare il settimo. Oppure li fa chi ricorre all’aiutino da casa (non da casa sua, da quella del farmacista!).

Avevo scambiato una scelta (atleticamente) suicida per un’avventura eroica, ma avevo dimenticato di non essere Captain America o James Dean…

Il mio onesto allenatore mi ha rimesso in riga, ricordandomi che magari con l’entusiasmo e la voglia di correre potrei anche correre decentemente a New York ma che poi ci vorrebbero mesi e mesi per recuperare (sempre ammesso che una doppia maratona non mi “scassi” qualche articolazione…). E siccome vado a NY a prendermi una parte di me lasciata tristemente lungo la 33^ strada due anni fa, non sento la necessità di essere eroico. Mi basta andare sapendo che non ho più paura dei 42km e che ho di nuovo una voglia gioiosa e infinita di correre…

David Grossman ha recentemente scritto: “Strana è la corsa, è stancante tanto da purificarti, e ti aiuta molto bene a collegare insieme le nascoste radici degli attimi, e quasi non si sa se sei tu che corri o se tutto scorre attorno a te in un lento movimento di giostra, paesi che hai già oltrepassato ecco ritornano a galleggiarti davanti nel buio”. Mi pare che correndo in controllo sugli stradoni della Grande Mela potrò cogliere meglio il panta rei cosmico ed apprezzarne la relatività dello scorrere rispetto al mio stesso essere in movimento!

FF: FrankFurt 2011

30 ottobre 2011: BMW Frankfurt Marathon - aeroplanino

Intanto Francoforte è fatta, mi aspettavo di ritoccare il personale, ma non ce l’ho fatta, eppure sono contento del mio 2h24’14”. Sono uscito con un pensiero, che esprimevo così a un amico, a mezzo FB: “DD, sai qual è la nuda e cruda verità che ci riporta coi piedi per terra? Che io son bravo ma il mondo è 20′ più avanti, che tu sei bravo ma io sono 20′ più avanti, che 20′-40′-60′-etc più indietro di te ci sono decine di migliaia di runner… Quindi l’unica cosa sensata da fare è godersi quel che viene, giocandosi onestamente le proprie carte nella sfida con se stessi… una sfida che dura tutta la vita e che rende ogni gara (ma la maratona di più) così intrigante e irrinunciabile!”

Ma anche con una sensazione piacevole, che esternavo via SMS grossomodo con questa formula (comprese abbreviazioni da digitazione cellulare): “D nuovo crampi alla fine,ma sn contento.Dovevo esserC e provarC.Avevo cuore nn gambe.Avevo1pensiero felice in testa.Grazie x il tifo,l’ho sentito ad ogni passo…O almeno l’ho voluto sentire:) ora piango1po’come alla fine d ogni maratona,perché cmq é una conquista!”. O su FB mi definivo: “emozionato più che soddisfatto. Avevo un pensiero felice in testa e l’ho portato con me tutta la maratona, poi l’ho incastonato nella medaglia e spero di non averlo consegnato al vento…”.
Archivio 2010 - Dedicata a Emma che è infortunata e non merita la sfortuna del momento...
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Ho corso da solo per 40,5 km., fatto anomalo per una gara molto affollata. Per 30 km sono stato regolarissimo: 33’33” al 10° km, 1h10’50” alla mezza, 1h40’54” al 30°km. Poi ho perso qualche colpo ma in realtà la strada verso il 35° km saliva un po’. È dal 35° al 40° che mi sono “afflosciato” su ritmi vicini ai 3’40”/km. Però la donna che avevo davanti si avvicinava, al 40° ho preso quel poco di coraggio che mi era rimasto e mi sono lanciato all’inseguimento: 3’24” per il 41° km, sarebbe arrivato un 2h23’30” e un posto nei primi 50. Ottimo, pensavo! Invece ogni maratona ha una storia a sé e, mentre non facevo nemmeno in tempo a pensare “dai!”, mi hanno preso crampi improvvisi ai bicipiti femorali ed ho zoppicato fino al traguardo coprendo gli ultimi 1200 metri in 4’55”. Nonostante questo ho superato di slancio una donna etiope che era evidentemente conciata peggio di me… Come al solito, ho potuto constatare che c’è sempre chi sta peggio (sebbene non sia necessariamente un pensiero consolatorio).


La città mi ha lasciato la piacevole sensazione di un agglomerato eterogeneo di culture, etnie e stili di vita: il centro storico è ammantato di antico, la parte più moderna è vetro&acciaio&stradoni: cantieri e gru sono ovunque al lavoro. La gara si snoda in entrambe le parti della capitale finanziaria tedesca, e anche in zone periferiche, più verdi, nonché sui vialoni lungo il Meno. È un tracciato scorrevole ma non banale: qualche leggero saliscendi, tratti un po’ più tortuosi, sampietrini… insomma, quel che serve per risvegliare le gambe quando si correrebbe il rischio di “addormentarsi” su velocità di crociera non elevatissime. La macchina organizzativa è perfetta, d’altra parte gli spazi della Fiera sono immensi e si prestano ad ospitare grossi eventi: il centro maratona è amplissimo e i servizi sono dislocati con logica praticità (ritiro pettorali, deposito borse, docce, massaggi, stand commerciali, servizi post-gara). L’arrivo nella “Festhalle” (un salone da concerti) è psichedelico ed esaltante, il transito al ristoro breve e perfettamente accessibile… Insomma, un modello organizzativo da imitare!

NY: New York (City Marathon)

6 novembre 2011: NYCM, km 15 circa (foto Bob Anderson) New York mi attende venerdì: con l’amico Teo approderemo nella Grande Mela con l’idea di goderci al meglio le opportunità che la metropoli ci offre, prima sportivamente poi turisticamente! È impossibile pensare a New York come a un viaggio-maratona e null’altro, consiglio di cuore a tutti i podisti di fare il possibile per potersi fermare qualche giorno dopo la maratona ed “assaggiare” un pezzo della città sull’acqua… Sul mio blog ho messo a beneficio di un’amica una specie di “quick guide” alla visita della città, ma è a disposizione di chiunque voglia spulciarla (http://www.titotiberti.it/girotondo-nella-grande-mela.html). Vado per mettere un piede davanti all’altro, vado a NY come amatore. Voglio vivere la maratona come uno che vada per correre in 5 ore e sperimentare tutta la trafila della giornata in maratona: dall’autobus prima dell’alba all’attesa estenuante a Fort Wadsworth, dalla colazione all’aperto al posizionamento in griglia, dai colori e costumi durante la corsa all’arrivo sotto gli occhi di Fred Lebow, dal godimento del tifo lungo il percorso alla fruizione dei ristori, dal ritiro della medaglia al recupero della propria borsa… Insomma, voglio tornare a casa ed essere in grado di raccontare agli amici tutte le fasi della NYCM!

Poi quale sarà il mio crono non lo posso sapere ora, sono stanchino e non si fanno previsioni in queste condizioni. Magari darò del filo da torcere ai campionissimi, più probabilmente dovrò fare i conti con gambe molli!

ML: Contributo di Maurizio Lorenzini

Correre le maratone: ma quante?

Ecco un dilemma che affligge e angustia molti maratoneti, quale è il limite di sopportazione o , se preferite, quello della ragionevolezza?

Esiste un club di supermaratoneti, gente che percorre 42,195 km venti, trenta, quaranta e più volte all’anno, altri che si pongono la domanda se la seconda o la terza nell’arco dello stesso anno siano una buona idea. Poi, meno male, ci sono quelli che non le corrono proprio e campano ugualmente bene.

Proprio nei giorni scorsi a Reggio Emilia si è corso quanto e quando si voleva, qualcuno forse avrà fatto il record di maratone in 10 giorni,i punti di vista di partecipanti e osservatori sono molteplici , spesso in forte contrapposizione tra loro.

Prima di sollevare discussioni sulle scelte, quindi 1-2-10-20 volte e così via, chiarisco subito che in questo piccolo contributo non intendo affrontare la problema del quanto, semmai curiosare, sia pure molto superficialmente, nella logica (?!?) delle scelte che si fanno, del rapporto amore-odio verso questa distanza.

Le scelte, come queste:

D:“ Leggo da qualche parte di un tuo possibile ritiro dalla maratona, onestamente, è vero oppure è solo un effetto onda lunga delle recenti delusioni?

R. E’ vero, è una decisione che mi costa fatica ma che ritengo necessaria per lo svolgimento di una vita “normale”.

Si tratta di un runner che avevo contattato tempo addietro, mi sembrava un buon esempio di linearità di pensiero, convinzione nelle scelte…mi sembrava. Ma ci torniamo dopo.

Un record personale lascia indubbiamente un bel ricordo e lo stimolo a riprovarci per fare ancora meglio; è lo stesso record personale che ci fa raccontare di una gara magnifica , perfettamente organizzata, misurazione precisissima, spesso molti di questi parametri non sono veritieri, ma guai a dirlo al maratoneta eccitato ed esaltato dalla sua performance. La “sua” maratona è la più bella del mondo.

Al contrario ci sono quelli che escono devastati dalla maratona, hanno mancato l’obiettivo e ciò genera una depressione mentale ancor peggiore di quella fisica. Povere mogli, amanti , figli , amici, colleghi, magari il soggetto in questione è un importante manager, le conseguenze sulle perfomance aziendali sono più che un rischio concreto.

Eppure quasi sempre gli insuccessi in maratona sono legati, in questo ordine, a scarsa preparazione, eccessive aspettative, alimentazione inadeguata.

Ma torniamo alla domanda/risposta che avete letto in precedenza. Un runner di livello medio-alto, con una certa esperienza podistica, di ottima cultura, che dichiara in modo inequivocabile l’esigenza e la decisione di tornare ad una vita normale.

Ora il soggetto in questione lo scopriamo, nel vero senso della parola, che ha corso la maratona di Francoforte e che correrà quella di New York; a rendere ancora più clamorosa la notizia è il fatto che Francoforte si è corsa il 30 Ottobre e New York il prossimo 6 Novembre, anno 2011!!

Imputato Tito Tiberti, si alzi e ci faccia capire ……

yXr: yogaXrunners e il mal di schiena che non si presenta!

Non vorrei che questo passaggio passasse come uno spot pubblicitario perchè non è così, perciò sarò breve. Ho sempre sofferto di mal di schiena nelle fasi preparatorie della maratona (diciamo all’aumentare del chilometraggio settimanale) e in maniera acuta dopo aver corso una maratona (due protrusioni discali…). Quest’anno – in cui l’elemento nuovo nella mia preparazione sono due sedute settimanali di yoga con la maestra Tite Togni – sono qui sereno a godermi una schiena in buona salute. Spannometricamente, mi sento di consigliare lo yoga, che può anche non avere una dimensione meditativa spiccata ma essere un vero e proprio esercizio fisico di rinforzo e gestione del respiro.

MG: Muchas Gracias / Martina Greef

Siamo di nuovo a Francoforte; nonostante ci fossero in gara oltre 15000 concorrenti mi sono trovato a correre da solo già dopo 1,5 km e così fino al traguardo. Avevo un riferimento lontano (30” circa avanti a me) nella fortissima Agnes Kiprop con le sue lepri, ma non era un aiuto; da dietro non mi ha rimontato nessuno; quelli che ho superato erano “cadaveri” per nulla in grado di farmi compagnia o aiutarmi a tenere il passo… Ma dopo il km 15 una ciclista dello staff organizzativo mi ha fatto un po’ di coraggio, accompagnandomi per dei lunghi tratti (circa 3km tra un ristoro e il successivo). Stava ben attenta a non avvantaggiarmi con la scia della bici o altro, ma ogni tanto mi regalava qualche parola di incoraggiamento e qualche sguardo di “approvazione”… Dopo il traguardo l’ho cercata per ringraziarla, ma non l’ho trovata. Mi ha trovato lei (ancora attraverso FB) che aveva memorizzato il mio numero di pettorale. È stato un gran piacere, ci siamo scambiati qualche parola, per ringraziarci e descriverci il piccolo miracolo della solidarietà sportiva!

Tra l’altro la immaginavo stereotipicamente “tedesca monolitica”, invece è una donna allegra che vive in Spagna e parla anche un po’ d’italiano ; 42,195 volte grazie , Martina!

Quote #8

I like running because it's a challenge. If you run hard, there's the pain -and you've got to work your way through the pain. You know, lately it seems all you hear is 'Don't overdo it' and 'Don't push yourself.' Well, I think that's a lot of bull. If you push the human body, it will respond. (Bob Clarke)